Lo zibaldone azzurro : Napoli-Cesena dalla A alla Z!

Tutto (o quasi) quello che è successo dalla conferenza pre-gara al post-partita lettera per lettera.

Andujar, smarrite le sicurezze che avevano caratterizzato i primi due mesi da titolare; menomale che (forse) Pepe torna, va..

Britos, partita piena di alti e bassi per lui. No, non ha giocato Britos, ma il buon Cravero lo ha confuso per 90 minuti con Albiol. Ammetto che è stato divertente ascoltare la telecronaca in quei momenti.

Cinque, Di Carlo decide che un 2-2 per una squadra già retrocessa sia un risultato da difendere con le unghie, con i denti e con il quinto difensore: tempo 30 secondi e Mertens lo punisce.

Defrel, le qualità ci sono e non c’è dubbio, mettici poi la serata di libertà che la retroguardia azzurra gentilmente concede e la doppietta è servita.

Errori, i peggiori,  i soliti, quelli noti. Noti, a noi sicuramente; a tecnico e squadra ci sorge il dubbio che non lo siano ancora, e dopo due anni non è una buona cosa.

Fischi, ingenerosi o meno, i tifosi hanno (più o meno) sempre ragione. Se poi nel giro di dieci giorni devono vedere la propria squadra mancare una finale contro il Dnipro ed andare per due volte in svantaggio contro due retrocesse, forse ne hanno ancor di più.

Gabbiadini, appuntamento immancabile con il gol ormai; esterno o prima punta non fa differenza, quando tocca la palla questa finisce dentro.

Higuain, entra e viene accolto così e così dopo una settimana orribile, prima della quale era l’indiscusso re del San Paolo che ieri, in una buona parte, lo ha (definitivamente?) detronizzato.

Irrati, distribuisce gialli a destra e a manca in una partita apparentemente semplice; l’episodio importante capita e riguardandolo da ogni angolazione possibile non si è giunti ad una conclusione. In generale, quindi, bravo.

Lotito, non c’entra ma è come se c’entrasse: se il presidente di una squadra ha il potere di spostare una sfida di importanza capitale a fine stagione per trarne vantaggio vuol dire che il nostro calcio è davvero alla deriva.

Mertens, si regala una prestazione da autentico mattatore distruggendo da solo un Cesena che per due volte mette paura agli azzurri; finale in crescendo come nella passata stagione.

Numeri, chiarificatori della stagione del Napoli : 101 gol fatti, decisamente tanti; 66 quelli subiti, decisamente troppi. #montagnerusse

Ostiche, partite che sarebbero dovute essere senza patemi con contro altre formazioni di alta classifica; ciò che è costato 25 punti in campionato, quei limiti che mai si sono risolti.

Pecchia, la sua prima in prima linea, non sfigura: incita la squadra dopo lo svantaggio e da indicazioni a tutti da tecnico navigato; futuro radioso assicurato per lui.

Qualità, quel centrocampo ne ha bisogno come il pane; se è sempre Koulibaly a dover impostare non ci si deve meravigliare quando gli azzurri faticano a creare gioco contro le squadre arroccate in difesa.

Rafa, seduto li in alto non lo avevamo mai visto; in questo periodo, poi, ci dispiace ancor di più. Potrebbero essere le sue ultime panchine e, non dimenticando gli errori commessi, ci piacerebbe goderci le ultime indicazioni di un tecnico che ha comunque provato a portare una ventata di novità in un Paese retrogrado come pochi.

Sogno, svanito nel nulla. Perdonate la digressione su Dnipro-Napoli, ma una delusione cocente come questa è davvero dura da smaltire.

Tetro, il volto di De Laurentiis, tutto un programma durante la partita. E il programma non era certo di quelli comici.

Ultime, restano due sfide da affrontare, 180 minuti in cui dare tutto per raggiungere quello che era l’obiettivo minimo di inizio stagione.

Volta, bella l’azione che porta al 2-2 per il Cesena, ma Mertens lo rivolta come un calzino per tutta la partita.

Zero, una rivoluzione quella che si prepara per la prossima stagione, e la netta sensazione che Napoli, come società, struttura e città, più di quanto fatto non possa più fare.

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