UNA "COMPARSA" CHE RUBA LA SCENA: ECCO COME LASCIARE IL SEGNO…
È durata quanto basta la sua avventura a Napoli. Quanto basta per fare danni. Nessun segno lasciato in campo, tra i pali di quella porta che ha difeso per otto anni dalla rinascita di Paestum al 2011: con discreta continuità nel primo periodo azzurro, scaldando più spesso panchina e tribuna quando i giochi sono poi diventati seri per davvero. Quasi una comparsa, per usare un termine cinematografico tanto caro al patron. Eppure poteva esser ricordato ugualmente con il sorriso se si fosse limitato al campo: uno dei tanti della resurrezione sportiva targata De Laurentiis. Ed invece è proprio da campioni (al contrario) riuscire in ciò che Matteo Gianello sta riuscendo, a lasciare cioè un segno tanto negativo nella breve storia di una società giovane e invidiata da molti, che come ricorda l'a.d. Chiavelli "è rinata dalle ceneri compiendo un percorso sempre improntato alla massima trasparenza e principi sani dello sport". "Sono stato tradito da un amico – ha dichiarato l'ex portiere del Napoli – da una persona che ho conosciuto e che mi è stata presentata all'interno del club. Anche se non ho fatto quelle cose, sono stato comunque ingenuo…". Una "ingenuità" che ora potrebbe costare cara al Napoli, oltre che a Paolo Cannavaro e Gianluca Grava, tirati in ballo da Gianello stesso nonostante a suo tempo si opposero senza incertezze ai suoi tentativi di macchinazione. Nove mesi di squalifica per il capitano e il difensore, -1 in classifica e 100mila euro di multa al club per responsabilità oggettiva: sono state queste le richieste del procuratore Palazzi. E la sentenza è attesa tra giovedì e venerdì. Un'uscita da vero fuoriclasse, meglio addirittura di qualsiasi cosa fatta ammirare in campo per quegli otto anni, non c'è dubbio. Per la serie "persone che vogliono lasciare il segno"…
