UN PRESENTE DI CHIACCHIERE ED UN FUTURO TUTTO DA CHIARIRE
Anche il campionato 2011-2012 va in archivio con una vittoria casalinga che serve solo alle statistiche di stagione perché in Champions non ci va il Napoli da Champions di De Laurentiis ma la provinciale Udinese della famiglia Pozzo che ogni anno, pure vendendo i pezzi migliori, riesce sempre a competere ai massimi livelli con squadre ben più attrezzate e dai budget economici ben più cospicui.A farne le spese oltre alla squadra è anche il progetto societario che a questo punto fa segnare una chiara involuzione rispetto alle attese che avevano come obiettivo minimo un terzo posto tutt’altro che irraggiungibile con qualche accortezza in più e con investimenti più mirati e razionali.Il progetto allora si scontra con le dure leggi di mercato e con il chiacchiericcio che ne deriva.A pochi giorni da una finale di coppa Italia che potrebbe segnare una storica inversione di tendenza, iniziano le voci stabilizzanti di mercato che potrebbero far fallire anche l’ultimo obiettivo stagionale che, peraltro, vorrebbe dire accesso diretto ai gironi di Europa League oltre a rappresentare il primo trofeo dell’era De Laurentiis,Il chiacchiericcio ed i pettegolezzi del presente legati al Pocho Lavezzi sono il chiaro segnale della vaghezza del progetto del presidente che, nel calcio dei poteri forti e del Dio denaro così come oggi è articolato, dimostra di non poter trovare attuazione.Per vincere in questo tipo di calcio ed in una piazza come quella napoletana ci vogliono soldi e forti investimenti che probabilmente il Presidente non può affrontare da solo.Quello che la piazza allora pretende è chiarezza.Lavezzi non l’ha fatto ed il San Paolo lo ha legittimamente fischiato anche se l’esigenza dell’argentino di giocare in un club più competitivo e di guadagnare di più è una scelta più che comprensibile. La cosa che più preoccupa è che alla base della scelta non ci sia la mancanza di un progetto condiviso da parte della società che a questo punto dimostrerà di pensare in grande solo traendo il massimo dalla cessione dell’attaccante ed investendo su uomini che possano sostituire l’argentino e apportare alla squadra i dovuti miglioramenti.Da giugno in poi capiremo chi ha avuto ragione: Lavezzi ad andarsene o De Laurentiis a venderlo.In quest’ultimo caso solo applausi per il Presidente e ancora più astio sportivo verso un ottimo giocatore che, se non vincesse la coppa Italia, se ne andrebbe da perdente ed in credito con i tifosi.Viceversa, sei il mercato si confermasse sulla falsariga di quello dello scorso anno, i fischi del San Paolo dovrebbero trovare in De Laurentiis il nuovo destinatario della disapprovazione della curva, per un progetto criptico che non sembra essere all’altezza delle esigenza di una piazza che non merita il ruolo di comprimaria ma merita quantomeno chiarezza per un futuro che allo stato permane nebuloso.Anche questo chiacchiericcio intorno alla posizione del Pocho non è certo un segnale di crescita e forse questa è la cosa più preoccupante in una stagione che avrebbe dovuto essere un ulteriore tappa di maturazione anche sotto il profilo societario e che invece fa segnare anche sotto questo profilo, una preoccupante involuzione.Nel cammino verso la finalissima di Roma ci vorrà concentrazione per tramutare una stagione appena sufficiente in una stagione storica.
