Come si cambia…per non morire

Estate 2015: a Napoli approda Maurizio Sarri, e con lui Cristiano Giuntoli. Quest’ultimo ha il compito di rifondare la squadra dopo i 90 e passa milioni incassati dalla cessione di Higuain. Non un grande lavoro in quel caso del DS. In questo Napoli sembra ai margini, figura di basso impatto mediatico. Anche i poteri che gli vengono conferiti sono limitati, tant’è che il prossimo allenatore del Napoli verrà scelto dal presidente e non dal direttore sportivo, questa la dice lunga. Gli occhi di Giuntoli sembrano essere indirizzati su pochi binari, esclusivamente dell’est Europa, con poco interesse verso il calcio Sud Americano. È stato bravo nel creare plusvalenze quando ce n’è stato bisogno, e piazzare gli esuberi in prestito ovunque, ma una squadra che vuole puntare al vertice, deve centrare i calciatori giusti da aggiungere al pacchetto dei titolari, e non future plusvalenze. Fabio Capello diceva quando allenava: “Io quando devo scegliere un calciatore da aggiungere alla rosa, deve essere il 15% più forte di quelli che già ho”. Il patrón azzurro in questi anni ha speso fior di milioni, non è quello il punto. Ma questi soldi devono essere investiti in maniera più oculata, come per esempio Lobotka, costato 24 milioni di euro (mica caramelle). Se guardiamo in casa Atalanta possiamo vedere una squadra costruita con pochissimi soldi e che adesso vale una fortuna, idem la stessa Lazio. Il presidente farebbe bene a guardarsi intorno e oltre a cambiare allenatore, cambi pure figura dirigenziale.

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