Tatticamente – La notizia peggiore: non era un problema di modulo

A Gattuso è stato chiesto di salvare la stagione. Ma a Gattuso va dato tempo. Perché è un allenatore che lavora sul campo: ha avuto solo tre giorni per preparare il 4-3-3. Un ritorno al passato per gran parte dell’organico attuale: l’idea di Gattuso era quella di ripristinare un vecchio sistema di gioco, conosciuto soprattutto ai senatori, per rimettere a proprio agio i giocatori tecnicamente più determinanti. Vedi Insigne, Callejon, lo stesso Koulibaly: ma così non è stato, si sono rivelati i peggiori. Alcuni di questi veramente non ne hanno più: Callejon non corre, non dribbla, non calcia mai in porta, e nemmeno offre un contribuito significativo nella fase di non possesso. Insigne sta sbagliando di tutto: il digiuno dal gol, la mancanza di una certa continuità con la via della rete, stanno diventando un macigno insostenibile; non è tranquillo. Idem Koulibaly, che è la fotocopia sbiadita di se stesso: nemmeno con uno schermo davanti alla difesa come Allan è tornato ai livelli abituali; non solo non riesce a fare più la differenza, ma le sue giocate stanno incidendo in maniera particolarmente negativa, pesante – anche in termini di punti. Il Napoli ha un problema serio: almeno fino alla prossima finestra di mercato, ove mai la società intervenisse e decidesse di accontentare le richieste del neo allenatore, Gattuso non può contare su un solo modulo di base che sia affidabile. Perché abbiamo visto che anche con il 4-3-3, il Napoli non ha tutte le pedine al proprio posto per interpretarlo correttamente fino in fondo: mancano un regista ed un vero vice-Milik. Basti pensare che nel ruolo di metodista si sono alternati Allan nel primo tempo e Fabian nel secondo – con caratteristiche completamente diverse – e che Mertens è subentrato nella ripresa non in luogo ma in sostegno del polacco. Bisogna trovare un equilibrio, l’ha sottolineato anche Gattuso negli interventi post-gara: questa squadra è in difficoltà mentale perché improvvisamente le sono venute a mancare delle certezze. Ancelotti è andato via lasciando una situazione complicatissima: era evidente che qualsiasi successore si sarebbe trovato in difficoltà ereditando un gruppo senza gioco e fisicamente a pezzi. Il Parma sembrava correre due volte più veloce, con una frequenza di gambe superiore. È anche vero, però, che s’è ritrovata fortunosamente a gestire un tipo di partita più semplice rispetto al Napoli: il vantaggio al pronti-via ha assecondato ulteriormente l’atteggiamento con il quale la formazione di D’Aversa aveva pensato d’affrontare la gara; mentre gli azzurri hanno dovuto tenere il baricentro altissimo proprio per cercare di rompere il muro che i ducali hanno alzato a difesa del risultato. Gattuso non è giudicabile: non lo sarebbe stato in nessuno caso. Ha avuto troppo poco tempo per incidere. Ci ha provato alla sua maniera, nel tentativo di tirar fuori un’anima da una squadra che a tratti sembra avere poco carattere. E con un errore grossolano che poi ha determinato il risultato finale: il medesimo commesso da Ancelotti contro il Bologna; sul punteggio di 1-0 in favore del Parma, infatti, Gattuso ha provato un disperato tutto per tutto che in parte gli ha dato ragione. Passando al 4-2-4, ha rinunciato all’unico interditore presente in organico: Allan. Se da un lato, la coppia Milik/Mertens ha portato all’1-1 (assist del belga per l’incornata di Arek), dall’altro è costata evidentemente la sconfitta: il centrocampo a due composto da Zielinski e Fabian Ruiz non ha retto le ultime ripartenze del Parma, che non ha troppo faticato per difendersi e quindi ha conservato una buona riserva d’energia per lo sprint di Gervinho che ha condotto e trasformato l’ultima azione della partita.

 

Lo vedete il Parma tutto rintanato dietro la linea del pallone: il Napoli, di contro, tenta di scalare la montagna con un atteggiamento molto offensivo. I due terzini avanzano entrambi, dietro restano i centrali ed Allan si abbassa in mezzo a loro: sia Manolas che Luperto non hanno grosse abilità nella fase d’impostazione, per cui per Gattuso non è stato semplicissimo individuare il primo play della sua gestione. La scelta è ricaduta su Allan, era inevitabile. Ma forse sarebbe stato più azzeccato affiancare al brasiliano Zielinski ed uno simile a Zielinski, pensiamo ad Elmas, piuttosto che un Fabian in questo momento incompatibile con il calcio fluido e dinamico che vuole il calabrese. Allan viene a prendersi il pallone, ma chiaramente non è in grado di imbastire un’azione lucida ed interessante: non può avere la visione di gioco e la velocità di pensiero di un metodista pratico del ruolo. Le caratteristiche dell’ex Udinese sono altre, eppure tra tutti i centrocampisti è sicuramente quello più adatto, almeno a livello difensivo, ad essere schierato come perno principale davanti alla difesa. Gli altri sono sostanzialmente delle mezze ali di movimento, con spiccata propensione offensiva e poco senso della posizione: ecco spiegato il motivo per il quale quando Zielinski e Fabian giocano insieme, il Napoli prende imbucate da ogni parte.
Tra gli aspetti positivi il pressing in avanti: un’arma che è servita al Napoli per trovare quelle rare occasioni potenzialmente degne di nota. Da qui, ad esempio, nasce lo spreco di Insigne a tu per tu con Sepe: lo imbecca Milik dopo un recupero palla altissimo. Il Parma esce con difficoltà dalla propria trequarti, complici due fattori: indubbiamente una scarsa qualità nel palleggio da dietro, ma in secundis per la determinazione che il Napoli ha avuto nel cercare di sfruttare una caratteristica che con Sarri aveva rappresentato un grande punto di forza. E che non escludiamo che Gattuso intenda riprendere con una certa convinzione: le sue idee passano attraverso alcuni principi che questa squadra dovrebbe conoscere già, deve solo rispolverare. Ecco perché ha ribadito sia nella conferenza di presentazione che in quella successiva al match che la squadra che gli è stata affidata è perfetta per il suo credo. Quasi – perfetta -, ci permettiamo di aggiungere: gli mancano almeno un paio di tasselli. Al di là del risultato che non gli ha sorriso, Gattuso cercherà di ripartire da questo, da una squadra corta, che cerchi di riprendere immediatamente il pallino del gioco. Per correggere la fase difensiva, il Napoli deve migliorare quella offensiva: se non crea, se non è pericoloso, se lascia giocare l’avversario, s’impaurisce, diventa una squadra normale, vulnerabile, irriconoscibile, con una serie di limiti mentali e tecnici clamorosi, sconosciuti fino a poco tempo fa.
Ancora una volta un gol subito sugli sviluppi di un calcio piazzato a favore. Il Napoli prova a vincerla, alla fine la perde. Un pareggio sarebbe servito a nulla, ma intanto è stato perso un altro scontro diretto. Perché col Parma era uno scontro diretto (salvezza?). Il Napoli deve cominciare a prendere consapevolezza della sua attuale dimensione: non ha equilibrio e deve fare di tutto per ritrovarlo. Quando si sbilancia, acuisce i suoi problemi: si fa trovare scoperto e si verificano fratture enormi tra i reparti. Il Napoli non ha la brillantezza per strappare da una transizione (positiva) ad un’altra (negativa) con un semplice ripiegamento: Zielinski e Fabian sono giocatori di qualità, non di sacrificio, di polmoni. Qualche minuto prima, il Napoli aveva rischiato in almeno altre due circostanze di subire lo stesso gol di Gervinho: palla persa e contropiede bruciante. Era stato sostituito Allan. Ne stiamo parlando ormai da diverse giornate: è un problema di filtro, manca chi faccia legna in mezzo al campo, qualcuno che spezzi il gioco facendosi trovare al posto giusto nel momento opportuno. Non basta Gattuso, adesso De Laurentiis deve supportarlo, difendendo strenuamente la sua scelta coraggiosa: Rino ha bisogno di un centrocampo nuovo, diverso.

Alessio Pizzo

Studente in Comunicazione Digitale, appassionato di calcio, tecnologia e buone letture. Vanta già esperienza giornalistica con 100 *100 Napoli

Translate »