Tatticamente – La personificazione del calcio: Kalidou Koulibaly, fisicità e tecnica in un gigante

Nelle partite cosiddette facili è importantissimo sbloccare. Subito. Per rompere il ghiaccio; sciogliere la tensione, bruciare l’ansia del dover centrare il risultato ad ogni costo. È l’unica incognita quando s’affrontano due squadre così distanti – 35 punti dividevano Napoli e Verona al fischio d’inizio, quasi una quota salvezza. Se ci riesci, archivi immediatamente la pratica; altrimenti rischi la figuraccia contro la penultima della classe. Il calcio è così: estremamente cinico nella sua semplicità. Dal dolce al carbone è un attimo, con la Befana che ha provato a mettere la scopa di traverso. Sfortuna ed un pò di casualità rischiavano di compromettere la corsa del Napoli. Che invece non s’è fermato, nè depresso per le avversità o innervosito dal cronometro. Calma e testa bassa: prima o poi il gol arriva. Magari con un episodio, magari con un difensore, magari da fermo dopo tanti tentativi su azione. È il calcio, anche questo. Sbrogliare matasse che poi matasse non sono. Cancellare drammatici spettri: forse Koulibaly evita un Napoli-Palermo bis. Il senegalese accende l’entusiasmo del pubblico. Come uno di quei fantasisti che strappano le partite, che hanno il cambio di passo facile. I tifosi ai suoi piedi. Ma anche gli avversari. Di fatto gli “consegnano” la palla, piuttosto che sbatterci contro. Certe volte li irride: forza e pulizia per soffiargli via la sfera e ribaltare il fronte, se possibile in progressione. Chiude pertugi. Doppia i compagni. Si disimpegna ed imposta con qualità. Arriva a ‘voler sfidare le leggi della fisica’: “Nulla si crea, nulla si distrugge […]” per Lavoisier; crea e distrugge, distrugge e crea, invece, il ‘K2’ di Sarri.

 

Perchè Koulibaly non è solo un marcatore puro, lo stopper d’un tempo; quello che disinnescava minacce e poi basta. Koulibaly è abile anche in appoggio, in costruzione. Un coadiuvante di Jorginho in cabina di regia. E’ lui che ha i compiti di verticalizzare quando il compagno è marcato.

 

E’ il vertice ‘A’ del triangolo (ABC), che il Napoli solitamente disegna a sinistra. Una soluzione determinante per le trame del gioco di Sarri: vanificare il pressing altrui con una fitta rete di passaggi consecutivi fino ad imbucarne uno. Nella fattispecie, Mario Rui scambia con Koulibaly due volte (CA-AC), quindi Koulibaly apre il piattone per Zielinski (AB), iniziando la ripartenza per il gol di Callejon.

 

Fisico e tecnico. Piedi buoni. Mica poco. Prestazioni straordinarie, circoscritte ad un lavoro totale, assoluto. Limitare i danni e procurarne… agli altri. Il padrone delle aree di rigore. Tutte e due. Una è oramai casa sua – la propria -, l’altra lo sta diventando.

La attacca sempre alla stessa maniera: lì, dentro “l’area di porta”, “del portiere”, a ridosso di quest’ultimo, per disturbarlo e/o infilarlo, saltando più in alto di tutti. Quattro gol quest’anno – il difensore più profilico del campionato. Due identici, a Torino e al Verona: corner a rientrare e la deviazione di Koulibaly, che prende l’ascensore e la mette dentro. Questione di spazi – siamo in un fazzoletto di campo – e di tempi – rubati alla marcatura, ai pugni di Nicolas.

 

 

 

 

 

Alessio Pizzo

Studente in Comunicazione Digitale, appassionato di calcio, tecnologia e buone letture. Vanta già esperienza giornalistica con 100 *100 Napoli

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