Tatticamente – Senza punti di riferimento

Finalmente un avversario abbordabile, in campionato, dopo un inizio di stagione “complesso” – Ancelotti l’ha definito proprio così. E’ stata l’occasione per vedere all’opera qualche volto nuovo e valutare il livello di maturità mentale di questa squadra che non cala (quasi) mai d’attenzione. Da quel punto di vista il Napoli ha acquisito sempre più certezze nel corso degli anni. A prescindere dalla caratura di chi si trova di fronte, infatti, la squadra riesce a mostrarsi ugualmente motivata in qualsiasi circostanza, al netto dell’indice di pericolosità dell’avversario, e ad impossessarsi delle gare, dal primo all’ultimo secondo utile. Parma letteralmente dominato, e forse ci manteniamo cauti. Nemmeno le statistiche sarebbero in grado di fotografare la disparità dei valori emersi. Davvero un divario troppo netto, a tratti imbarazzante, che ad un certo punto ha costretto i più a chiedersi per quale astruso motivo o combinazione astrale Napoli e Parma stessero lì, in una gelida e banale notte di settembre, ad affrontarsi in un incontro ufficiale per il semplice e solo fatto di partecipare allo stesso campionato. Un match senza storia, difficile anche da commentare, raccontare, che non rischiare di definire “amichevole” o “partitella del giovedì (del mercoledì, se preferite)” richiede un enorme sacrificio deontologico. Complimenti e grazie ad Ancelotti, allora, per essere riuscito nella titanica impresa d’averlo reso in qualche maniera “interessante”, argomento di possibili temi da trattare. A modo suo, come sempre. Con le sue scelte. All’inizio discutibili, ma che poi il campo ha promosso, decretandole vincitrici. Oramai, il toto-formazione impazza e fa impazzire tutti, compresi e soprattutto gli addetti ai lavori. E, perchè no, anche gli stessi avversari: nessuno può saperla, nessuno può giudicarla aprioristicamente fin quando non la si vede schierata sul terreno di gioco; difficile pure azzardare una possibile riflessione di natura tattica. Bisogna necessariamente prenderne visione, studiarla, capirne le dinamiche che non sono così scontate e robotizzate. Impossibile, tra le altre cose, prevedere ad esempio che Fabian potesse fare l’esterno di centrocampo a destra, al posto di Callejon, per intenderci. Poi ti bastano venti minuti come quelli disputati dallo spagnolo per accorgersi che Carletto ne ha indovinata un’altra, e che sbagliavi a giudicarla avventata come scelta, o quanto meno poco funzionale. “Squadra che vince non si cambia”: sfatato anche un altro, l’ennesimo luogo comune del calcio parlato, chiacchierato in tv e radio, del calcio delle opinioni e delle solite banalità. Un postulato smentito dai fatti: tutti possono avere la propria chance, indistintamente dalla lingua, dall’educazione (alimentare), dalla cultura (sportiva), dalla nazionalità… Ancelotti non bada alla carta d’identità, al codice fiscale, alla patente, al passaporto o all’atto di provenienza. Tutti sono utili, tutti sono indispensabili: capovolto pure un famoso proverbio. L’esordiente Malcuit, ad esempio, non ha assolutamente fatto rimpiangere Hysaj. Rivedibile in fase passiva contro attaccanti migliori, il terzino francese ha in serbo le qualità tecniche giuste per insidiarlo eccome l’albanese, nel tentativo di ritagliarsi un posto in prima fila. Per non parlare di Insigne che sembra ci sia nato in quel ruolo, piuttosto che esserlo diventato appena una settimana or sono. Segnali incoraggianti, risposte che arrivano su diversi fronti. In attesa delle prove del nove, il 4-4-2 funziona e si dimostra un dispositivo estremamente efficace per bucare anche le arroccate retroguardie che vengono a fare le barricate. Il calcio moderno procede sempre più nella direzione della verticalità e dell’ampiezza: Insigne gioca un ruolo fondamentale per legare i reparti e avanzare il baricentro, avvicinandolo a sè e al proprio partner di turno; così come le ali e i terzini, che s’aggiungono, spingono e accompagnano costantemente le azioni. In questo modo, un ariete statico alla Milik non si vedrà costretto a sgomitare contro il mondo intero, ma avrà vita facile se i compagni si muovono per lui. E per lo stesso Insigne non deve essere complicato trovare la posizione ideale in mezzo alla bagarre delle trequarti affollate e le sponde opportune per accorciare e far respirare il gruppo.

La “zona-palla” coperta da numerose linee di passaggio. Allan alla fine opterà per la soluzione personale: sgroppata a testa bassa per cercare di abbattere direttamente il muro di fronte, bypassando l’idea delle combinazioni vicine. Che in ogni caso sarebbe stata la decisione più opportuna da prendere. In quanto uno è completamente libero e si fa anche vedere con un gesto plateale delle braccia: ed è Fabian. E gli altri due sono Milik, che eventuamente potrebbe chiudere il triangolo con un “terzo” – pensiamo a Zielisnki -, e appunto Zielinski, anche se forse schermato da un emiliano.
Situazione di tre contro tre. Il Napoli contrappone ai tre marcatori del Parma altrettanti uomini: Milik, Insigne, e l’incursione a tagliare di Zielinski. Una disposizione – questa – che così com’è sarebbe già sufficientemente pericolosa per distrarre la difesa ducale e metterla in apprensione. Ma non finisce qui, avrebbe detto un noto presentatore. Perchè sulla destra scalpita Malcuit che è partito e aspetta soltanto il suggerimento filtrante di Fabian per proporsi dentro. Il problema è che non sempre la finalizzazione è stata ottimale o il cross perfettamente indirizzato. Però i principi di gioco sono chiari: contro una piccola, il Napoli di Ancelotti adotta una proiezione super-offensiva, nonostante l’iniziale e rassicurante vantaggio.
Propositivi entrambi gli esterni bassi. Malcuit sbaglia il traversone dal fondo, che però involontariamente arriva direttamente a Mario Rui, dall’altra parte. Evidente quello che Ancelotti chieda loro: aggirare le vie mediane, spesso intasate, preferendo le corsie laterali; una volta allargato il fronte, lato debole e lato forte si cercano, s’incontrano, fino a toccarsi. Chiaramente un atteggiamento ardito. Che abbiamo visto col Parma, e magari vedremo con Empoli, Chievo, Frosinone e qualcun’altra; crediamo meno con le big dove è ovvio che serva maggiore prudenza. Ma la sensazione è che Ancelotti stia trasmettendo alla squadra il messaggio che le piccole vanno affrontate in un certo modo: attaccando a pieno organico, con un gioco soffocante, opprimente, che scavalca i limiti del previsto e del prevedibile, che conosce mille varianti e sbocchi diversi. Questo Napoli non ha riferimenti specifici, non ha catene. È liquido e solido allo stesso tempo. D’una “solidità liquida”, potremmo dire.

Alessio Pizzo

Studente in Comunicazione Digitale, appassionato di calcio, tecnologia e buone letture. Vanta già esperienza giornalistica con 100 *100 Napoli

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