Vittoria sporca, della mentalità, ‘da Juve’, del singolo, della panchina – con Allan è subito pilota automatico -, chiamatela come volete, quella di Ferrara fa il paio con Atalanta e Lazio, superate sempre in rimonta, e magari anche con Bologna. Brutti – questa squadra in versione autunnale è ancora lontana da quella scintillante della collezione primavera – e cattivi – ridotta la forbice dei gol realizzati rispetto alle occasioni create -. Ora la domanda è: sono davvero segnali di un Napoli diverso e maturo, che prende per la gola le vicissitudini delle gare e le rivolta come un calzino, oppure si tratta solo di episodi favorevoli, jolly spendibili e ben spesi con la speranza che si tramutino in punti – eccoli -, pieno d’autostima ed entusiasmo? Quale sarà leitmotiv della stagione ce lo dirà evidentemente solo il campo. Campo che – a proposito di raffronti e parallelismi col passato – sta confermando un aspetto: soprattutto sui campi di provincia, ma più in generale contro avversari che praticano un certo tipo di calcio, il Napoli non solo fatica a ritrovare le sue trame, ma arranca nel rintuzzare alcuni attacchi. Rimbalzi, sponde, seconde palle, affollamento in area di rigore sono gli artifici preferiti dalle squadre di bassa levatura e le circostanze che più imbarazzano la filosofia di Sarri. E per assioma fichtiano – ‘Io=Io’ -, di fatto, il Napoli riconosce solo se stesso e per applicazione del principio della negazione di ciò che è altro da se, respinge il suo opposto, il suo ‘non-io’. E se poi manca l’uomo più in forma – Allan -, il vero equilibratore, il perfetto compromesso fra qualità e quantità, allora le difficoltà si moltiplicano; con un fine dicitore come Zielinski guadagni in fosforo, ma senza il brasiliano perdi in energia, gamba e reversibilità nelle transizioni. In mancanza di opposizioni e con lo sparagnino ‘palla lunga e pedalare’, così la Spal superava la propria metà campo affacciandosi minacciosa in quella del Napoli. Ma per evitare di fare solo le pulci ai singoli episodi decisivi – i due gol emiliani sono anche prima di tutto due ottime conclusioni – analizziamo volutamente alcune situazioni che hanno fatto da avvisaglia agli squilli di cui sopra. Campanelli d’allarme? No, campane a morte!
Battute iniziali, punteggio ancora inchiodato sullo 0-0, ma che si sbloccherà di lì a poco: in avanti si sbatte contro il muro, dietro si scricchiola. 1. Palla contesa tra Maksimovic e Antenucci su un lancio profondo dalla retrovie. Il centravanti ruba il tempo al difensore; la palla è coperta, il serbo può solo accorciare aggredendo il portatore. 2. Zielinski sta rientrando dal pressing fatto sulla trequarti; il polacco spera nell’intervento di Maksimovic, che non arriva, e allunga la squadra: recupererà in ritardo la posizione, scalando tra Mora e Borriello. Il pallone lo riceverà proprio Borriello, che avrà gioco facile nel mantenerne il possesso: nessuna maglia blu gli morde le caviglie.Batti e ribatti, vantaggio Spal, immediato pareggio Napoli. Insigne risponde a Schiattarella, mentre Zielinski non risponde ancora presente alla gara. Polacco colto in “fallo” anche sul palleggio della Spal. Quando Viviani alza la testa e calcia lungo, la mezzala azzurra è già fuori tempo massimo e si accolla la responsabilità di un doppio danno arrecato alla squadra: non disturba il regista avversario – lo fa quando non serve – e lascia tanto campo alle sue spalle.Nel proseguimento della stessa azione del fotogramma precedente, il Napoli mostra un altro difetto, un altro atavico tallone d’Achille: le famose seconde palle 1. La difesa respinge con Koulibaly il servizio di Viviani per Borriello. 2. Dei centrocampisti azzurri, solo Diawara è in risalita e prova a rincorrere Schiattarella. Nessun altro ha il passo per recuperare il pallone e ribaltare il fronte. 3. Di Hamsik e Zielinski nemmeno l’ombra; sopraggiungeranno solo successivamente, quando Antenucci – nella fattispecie – avrà già raccolto il rimbalzo e puntato i centrali.Finalmente Napoli in vantaggio, ma la Spal non ci sta. La formazione si Semplici vende cara la pelle e si riaffaccia nuovamente in avanti dopo aver difeso per un’ora il momentaneo pareggio di Insigne al 15′ del primo tempo. Le provano tutte, persino con una – apparentemente – banale rimessa laterale, di quelle estremamente lunghe. Le palle inattive, le situazioni a gioco fermo, altro grattacapo: s’abbassa la tensione e gli avversari producono – con una mossa disperata – il loro massimo sforzo. Ben cinque giocatori della Spal in area di rigore: Mora quasi schiacciato sul fondo; avanza anche un difensore, Salamon; Schiattarella al confine con la lunetta; Antenucci disturba Reina sul primo palo, mentre il secondo è nel mirino di Borriello.La palla passa e mette a nudo un limite strutturale del Napoli: muscoli esigui e pochi centimetri. Salamon sfiora e spizza – forse non tocca nemmeno – all’indietro, volando più in alto di Diawara, completamente sovrastato. Rog preso in controtempo, poi affosserà Viviani sulla respinta di Insigne, regalando allo specialista biancazzurro la punizione del 2-2.
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