SQUDRA MATURA, NESSUN TRAGUARDO E’ IMPOSSIBILE

SQUDRA MATURA, NESSUN TRAGUARDO E’ IMPOSSIBILE src=

Uno, due, tre. E’ questo il numero perfetto. E numero perfetto non può che scaturire da una squadra perfetta, o che almeno è ben avviata in questa direzione. Sono bastate cinque giornate di campionato affinché gli azzurri affondassero Milano. Per ben due volte: prima quella rossonera, anche in quel caso con un ricorrente numero tre (reti) all’attivo, ma soprattutto con una prestazione che non ha lasciato alla parte avversa giustificazione alcuna. Poi è toccato ai cugini nerazzurri. Uno, due, e…tre. Ma questa volta a rendere l’impresa ancor più grande ci ha pensato lo scenario della Scala del calcio, perché il Napoli dal Meazza non usciva vincitore da qualcosa come diciassette anni.  E poco importa se a cercar di rovinar la festa ci ha pensato (anche stavolta) un certo signor Rocchi: chi grida allo scandalo senza voler ammettere la manifesta superiorità che l’undici di Mazzarri ha mostrato sul tappeto verde di  San Siro è forse scarsamente abituato alla circostanza che qualche torto di tanto in tanto lo si possa, udite udite, anche subire. Sforzandosi di spostare l’attenzione su argomenti più concreti rispetto ad un arbitraggio che è stato tutt’altro che impeccabile, anche se questa volta per scherzo della sorte dalla parte “sbagliata”, la sfida tra l’Inter e gli azzurri ha lanciato un chiaro messaggio. E non si tratta certo del fatto che i partenopei siano una squadra forte: questo lo si era capito già da tempo, nonostante si facesse finta di non vedere o di non capire. Il segnale è stato un altro: il Napoli è maturo, che è tutt’altro discorso. Lo si comprende da come la formazione di Mazzarri gestisce le partite importanti. Senza più quella foga con la quale talvolta cercava di mascherare il timore di fronte ad un avversario di rispetto; e che spesso fino a ieri  è risultata si spettacolare quanto però improduttiva nei momenti clou. Il Napoli di oggi è diverso: affronta ogni “gigante” con sicurezza, quasi pacatezza. Non difetta certo di grinta, ma non si getta più a capofitto rischiando di rimetterci poi le penne. Fa girare il pallone, attende l’attimo propizio e utilizza le armi migliori di cui dispone: i cambi di gioco, gli esterni migliori del campionato, l’imprevedibilità dei suoi uomini migliori  e gli inserimenti dei centrocampisti. Una squadra, quella azzurra, capace di prendere in pugno la partita facendo girare a vuoto gente del calibro di Zanetti, Cambiasso, Maicon e compagnia bella. E non si può parlare di episodio sporadico: per informazioni chiedere a Roberto Mancini, al sottomarino spagnolo, a Massimiliano Allegri oltre che, da oggi, anche a Claudio Ranieri. Con buona pace anche di chi a San Siro, dietro i microfoni di Mediaset, ha commentato in ipocrita veste di telecronista “neutrale”, convinto invece di trasmettere dalla saletta riservata al tifoso nerazzurro. Ma il caro Raffaele Auriemma ha avuto la meglio anche in inferiorità numerica: cosa che ai nerazzurri, in campo contro il Napoli, non è passata nemmeno per la testa…

Translate »