Sarri al Bernabeu: un sogno da vivere in tuta, ma basta parolacce

Turrini, Pasino, Max Vieri, Montervino, Tosto.  Bisogna ricordare questi calciatori che hanno vestito la maglia azzurra per capire dove parte l’attesa per la sfida di mercoledi sera al Bernabeu. Erano i tempi in cui De Laurentiis ancora non diventava presidente dopo il fallimento., erano i tempi in cui si disputavano campionati anonimi di serie B o come avvenne nella stagione 2002/2003 si lottava per non retrocedere dalla B alla C.  Un ottavo di finale di Champions al Bernabeu tredici anni fa quando a Messina ci si giocava la salvezza dalla C non si poteva nemmeno sognare, ed invece tra tre giorni il Napoli sarà a Madrid a provare l’impresa non riuscita a Maradona e compagni trent’anni fa. Il Napoli è arrivato a questo sfida partendo dal basso, ricostruendo tutto dal fallimento, giocando sui campi di Gela, Sora e Manfredonia.

Sarri e il Napoli: storie simili. Come il Napoli è partito dal basso, dal fallimento per arrivare al Bernabeu, anche Sarri ha dovuto vissuto una carriera in seconda categoria allo Stia e al Faella. Nel 2004-2005 il Napoli Soccer disputava il suo primo campionato di serie C ed anche Sarri si ritroverà per la prima volta su una panchina di terza serie a guidare la Sangiovannese. Passo dopo passo all’età di 56, dopo la sua prima esperienza in serie A con l’Empoli, il mister natio di Bagnoli arriva  al Napoli, la sua grande occasione: dopo tanta gavetta si ritrova finalmente ad arrivare una grande squadra. Il tecnico toscano dopo un anno e mezzo alla guida degli azzurri sta conducendo un ottimo lavoro, facendosi apprezzare per il bel gioco che il suo Napoli esprime. Ora però siamo nel punto cruciale della stagione e bisognerò concretizzare il bel gioco con i risultati. Ma c’è un limite che Sarri non riesce proprio a colmare: il suo modo di comunicare ricco di parolacce. Uno stile che a certi livelli bisogna assolutamente modificare.

Lo stile è importante: Sarri, basta parolacce.  Mister Sarri non è stato mai un grande comunicatore. Dopo la sconfitta di Bergamo con l’Atalanta dopo solo sette partite di campionato dichiarò:”La Juve  è di un’altra categoria”. C’è da dire che da gennaio in poi il mister sembra aver assunto un atteggiamento diverso, più spregiudicato, insomma più da grande squadra. C’è però un limite di Sarri che non riesce a colmare: le troppe, tante parolacce che il mister pronuncia in ogni conferenza. Lo stile è importante, è l’immagine che una società da all’esterno. Un allenatore di uno dei sedici club più forti d’Europa non può in ogni conferenza usare termini come”c…zo, ca…ate,pi…are”. Passi la tuta, perché da uomo di campo decide di indossare un abito da campo. Ma sul linguaggio non può continuare di questo passo e soprattutto a Madrid  bisogna assolutamente evitare questi scivoloni. Qual è l’immagine che il club manda all’Europa? Un club che vuole arrivare tra le prime otto in Europa e che non riesce a far cambiare modo di comunicare al suo tecnico? Ognuno di noi usa un linguaggio in base al luogo e alle circostanze in cui si trova: in un colloquio di lavoro non useremo di certo lo stesso linguaggio che adoperiamo con gli amici al bar. Sarri deve capire che  negli spogliatoi può parlare come meglio crede, ma con la stampa non può esprimersi in questi modi. La società dia le giuste direttive a Sarri: a Madird non potranno essere tollerate cadute di stile. Sul campo si può anche perdere, ma fuori bisognerà dimostrare di poterci stare al Berbabeu. Sarri come il Napoli ha dovuto sudare tanto per vivere questo sogno: sarebbe un peccato sprecare questa vetrina con un linguaggio poco opportuno.

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