PANZANATO, BRUSCOLOTTI, POLICANO, EDMUNDO, I “DURI” IN MAGLIA AZZURRA

“Gamba tesa. Brut(t)i, sporchi e cattivi, 100 figurine da salvare in corner”, è senza ombra di dubbio una delle iniziative editoriali legate al calcio, più riuscita del 2008. L’autore è il noto giornalista del “Corriere dello Sport” Furio Zara, reduce già dal grande successo del 2006 di “Bidoni, l’incubo. Da Aaltonen a Zavarov”. In questo libro Zara traccia 100 ritratti di quei personaggi del mondo del calcio che hanno passato una carriera al di fuori degli schemi, quelli che i puritani e i perbenisti gradiscono poco, ma che i nostalgici di un certo modo di vivere il calcio non potranno mai dimenticare. In questa lunga carrellata di volti e storie, non mancano alcuni ex calciatori del Napoli, a cominciare da Dino Panzanato, il rocciosissimo difensore veneto dal cuore di pietra che ha vestito per ben 9 stagioni la maglia azzurra a cavallo tra il 64’ e il 73’. Per Zara “la carriera di Panzanato è un regolamento di conti a tappe. Se gli giravano non ce n’era per nessuno. Il suo capolavoro in un pomeriggio dicembrino del 1968. Come un incendiario in preda ad un orgasmo, scatenò una megarissa quando intimò allo juventino Favalli di alzarsi da terra dopo un fallo, vieni su che stai simulando. Un uragano. Raggi fotonici, pugni atomici, testine rotanti, ufo robot, ufo robot: e dire che Goldrake non era stato ancora inventato. Espulso, imbrattò ulteriormente la sua prestazione aggredendo un altro avversario negli spogliatoi. Si beccò nove giornate di squalifica ed il linciaggio dei giornali.

Eppure, quasi per addolcire questa ferocia tribale, si viene a sapere che il roccioso difensore riesce a dormire solo se ha il suo cuscino personale, per questo viaggia ovunque con il guanciale sotto il braccio, come Linus con la sua coperta”. In questa particolare, nonché straordinaria, carrellata di quelli che Zara definisce “Picchiatori d’altri tempi”, non poteva mancare all’appello Beppe Bruscolotti, “o’ pal’ e’ fierro” azzurro, la bandiera per eccellenza della storia del Napoli insieme ad Antonio Juliano. Per descrivere il personaggio e il suo attaccamento ai colori azzurri, basterebbe ricordare quando mise la sua faccia sulla palla per salvare un gol dalla linea di porta in un Napoli-Juventus 2-6 di metà anni 70’. “Giuseppe Bruscolotti, le soppraciglia modello Breznev, l’aria truce del buttafuori, fisico compatto da uomo dei traslochi, ha il numero 2 sulle spalle e ce l’ha per sedici campionati di fila, dal 1972 al 1988, però quando arriva l’ora dell’addio la società lo liquida con un calcio in culo e manco dice grazie a questo soldatino da trincea che è morto 387 volte per la patria, 387 come le partite con la maglia del Napoli: e chissenefrega se insieme al cuoricino ci va anche la tibia di qualche avversario”.

 Nella categoria “Duri e Puri” spicca, invece, Roberto Policano, 5 stagioni in azzurro dal 92’ al 97’, l’uomo che detiene ancora oggi il record dell’ammonizione più veloce del campionato italiano, 4 secondi dopo il suo ingresso in campo in un Inter-Napoli 0-2 del dicembre 1994. “Con Policano la tragedia era sempre in agguato”, racconta Zara. “Policano era un co.co.co., un precario dell’Impero del Male, un picchiatore a tempo determinato, inquieto nella sua posizione sociale e tattica, un terzino sinistro che le mode vippute avrebbero presto definito esterno basso di fascia”.

Quando si parla di “bad boys” del calcio italiano non può non ritornare alla mente Alves de Souza Neto, più noto a tutti come Edmundo, o se preferite “O’Animal”, soprannome che è tutto un programma. La categoria in cui lo colloca Zara, ovvero “Geni e Raptus”, basta da sola per descrivere il personaggio che sostò a Napoli per 6 mesi, 180 giorni di intense litigate con il tecnico partenopeo di allora Mondonico, che Edmundo neanche lo voleva. “Giorgio se ne vo’ i’ e o’ vescovo ne vo’ manna’ “ si direbbe all’ombra del Vesuvio. “Edmundo: psicopatico, irrecuperabile, borderline. Però, che classe. Giocava da solo, dentro al suo mondo, lì dove era sempre carnevale, fatemi fare festa ancora un altro po’ gridava l’uomo che ha camminato tutta la vita sui pezzi di vetro, e quanti tagli ai piedi. Sempre a spingere a tavoletta, a far collezione di eccessi”, il caustico, ma quasi affettuoso, giudizio di Zara sul giocoliere brasiliano ritiratosi proprio un paio di mesi fa all’età di 37 anni.

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