OSTINAZIONE REJA
Da dove partire? Dalle cose belle perchè si è vinto. Lavezzi. Sembra una pubblicità progresso sul gioco del calcio. Venite bambini, sedetevi dalla tv e prestate molta attenzione: il tiro potente? Si fa così. Il colpo sotto? Si fa così. Il dribbling? Sempre così. In poche parole così si gioca a calcio. Poi c'è il rovescio della medaglia. Anzi, per rimanere in tema, la pubblicità regresso. Eh si, perchè il Napoli, sfortuna a parte, ci ha messo del suo. Il suo allenatore ci ha messo del suo. La solita difesa a cinque ha schiacciato il Napoli nella propria metacampo nel primo tempo, tanto che l'uomo in più, a centrocampo, sembrava fosse dell'Udinese. Il povero Mannini, attaccante esterno, costretto a fare il terzino, il Savini della situazione. Grava, terzino destro, nella linea dei tre marcatori con Santacroce, che di mestiere fa proprio il marcatore, a scaldare la panchina. Diavolo di un Reja. Chi ci capisce qualcosa è bravo. Chi ci capisce qualcosa è Marino, quello dell'Udinese, che infatti fa venire il mal di testa sulle fasce al Napoli. Bella squadra l'Udinese, si vede che possiede un'identità, un'organizzazione di gioco. Ogni giocatore ha il suo ruolo preciso e il suo compito da svolgere, come in una catena di montaggio. Il difensore difende, il mediano recupera palloni, il regista li distrbuisce e così via. Nel Napoli non è così. Nel Napoli bisogna sperare che Lavezzi dribbli tutta la difesa avversaria o che Hamsik si inventi la solia giocata. Per non parlare dell'organizzazione difensiva.
L'espulsione di Cannavaro, senza voler entrare nel merito dell'intervento, ha messo in evidenza la completa anarchia del pacchetto arretrato; più che una linea sembra una curva. E sul gol dell'Udinese chi marcava Pepe? Mannini? Si, proprio lui, il nuovo arrivato. Ma guai a tirar la croce addosso a questo ragazzo che tra le altre cose, ha disputato una partita di grande sacrificio; da vero soldatino. La colpa di quel gol è di Reja che ha messo il suo calciatore nelle condizioni di sfigurare, lo ha messo a fare un qualcosa che non gli compete: marcare la punta avversaria. Preso per dare brio al gioco d'attacco, il povero Mannini si deve barcamenare tra attaccanti rapidi, marcature e diagonali. Chi ci capisce qualcosa è bravo.
Chi ci capisce qualcosa, nel secondo tempo, è Lavezzi. Inutile parlare della difesa a quattro e di un Napoli meglio disposto sul terreno di gioco poichè il merito non è del suo allenatore ma delle espulsioni di Cannavaro e Pepe. Fosse stato per Reja, gli azzurri avrebbero continuato con il 5-3-2. E allora scaldiamoci il cuore pensando alle giocate di Lavezzi, alla grinta di un Blasi mai domo, all'intelligenza tattica di un super Contini. Guardiamo insomma ai singoli. Pensando ad alcune splendide prestazioni la riflessione nasce spontanea: ma se sapessero cosa fare, di quanto migliorerebbero le prestazioni dell'intera squadra? Tradotto in termini numerci: quanti punti in più avrebbe il Napoli in classifica con un'organizzazione tattica degna di questo nome? Mistero. Il quesito è destinato a cadere nel vuoto, salvo improvvisi ripensamenti di De Laurentiis, fino a maggio. Nel frattempo che fare? Vivere alla giornata che tutto presto cambierà…
