Nessuno tocchi Lorenzo!
Negli ultimi giorni i procuratori di Insigne sono tornati alla carica con il Napoli: bussano a danari e paventano l’ipotesi di addio. Al Magnifico servirebbe ben altra tutela: la società lo difenda!
Vi ricordate cosa scrivemmo un’estate fa, a proposito dei due procuratori di Lorenzo Insigne? Sforzandovi con un po’ di memoria, cari lettori, ci arrivereste. Fummo costretti a parlare del loro alquanto discutibile comportamento. Ossia, di come mettevano in pericolo il futuro del loro assistito nel Napoli per poi piazzarlo in vetrina e farne lievitare il costo del cartellino, così da chiedere al club un rinnovo con aumento dell’ingaggio e, dunque, un maggior ritorno economico per loro stessi. Pena la rottura di ogni rapporto. ‘Cattivi consiglieri’ osammo definirli, e forse non sbagliavamo. Tuttavia speravamo che qualcosa cambiasse, che la dirigenza partenopea affidasse la tutela del suo ormai maturo talento a persone più serie e competenti, soprattutto meno attaccate alle proprie tasche e più preoccupate dell’avvenire del giocatore. Purtroppo non è cambiato nulla. E il lupo perde il pelo ma non il vizio. Anzi, i lupi. Perché sono due. Perché Fabio Andreotti e Antonio Ottaiano sono ancora qui, a curare (si fa per dire …) gli interessi del Magnifico.
COPIONE IMMUTATO – Nulla è cambiato, dicevamo. E difatti il modus operandi della coppia di agenti di Insigne è sempre lo stesso. Tanto l’uno quanto l’altro socio utilizzano espressioni conosciute, fatte con lo stampino e congeniate ad arte per il loro scopo precipuo, quello di forzare De Laurentiis a scendere a patti con loro. E come già riportammo circa dieci mesi fa, tali espressioni cambiano solo nei termini, ma non nella sostanza. “Lorenzo a Napoli si trova bene, ma non troppo”, “Lorenzo vuole essere parte integrante del progetto del club”, “Lorenzo vorrebbe sentirsi difeso”, “Lorenzo ha molti estimatori”, “Vogliamo discutere col Napoli” eccetera eccetera. Sembra quasi che siano recitate a memoria seguendo un canovaccio fisso da Commedia dell’Arte. La tiritera è proseguita in tutti questi mesi nonostante il fatto che lo scorso novembre il duo abbia ottenuto l’obiettivo: rinnovo fino al 2019 con sensibile ritocco dell’ingaggio da 700.000 euro a un milione e mezzo a salire. Tuttavia l’aver raggiunto il target non sembra sia stato sufficiente per l’entourage del calciatore. Al contrario. Andreotti e Ottaiano sono tornati alla carica approfittando del torrido clima di mercato, ma soprattutto del caos in cui è impantanato il Napoli fin dalla fine del campionato. E stavolta i toni si sono fatti più inquietanti, riguardo al destino del frattese.
“POTREBBE ANDARSENE…” – Già, l’addio. I cattivi consiglieri non ne avevano mai parlato prima d’ora nelle loro missive a Don Aurelio. Prima d’ora però … Perché negli ultimi giorni, invece, il tema della dipartita è emerso prepotentemente. Il primo a battere un colpo è stato due giorni fa Andreotti alla webradio Radiogoal24.it: “Il futuro di Lorenzo non è certo, perché nel mercato non si sa mai, però lui vuole restare, è ancora giovane. È chiaro che ha ancora mercato, è normale, ma presto vedremo la società per fare il punto”. Il suo compare Ottaiano il dì seguente gli ha fatto eco dalle pagine del Corriere dello Sport rincarando la dose altrettanto testualmente: “Il suo futuro non è certo: aspettiamo di capire il progetto e le ambizioni. Aspettiamo certezze relative al futuro e al ruolo che si vuole assegnare a Lorenzo nell’ambito di questo cambiamento complessivo, tecnico e societario: può anche darsi che lui non rientri più nei piani. E’ quello che il giocatore vuole sapere”. E ha concluso: “Sotto il profilo contrattuale Lorenzo si sente un po’ penalizzato. Avverte una considerazione diversa rispetto ai giocatori che vengono da fuori e che probabilmente arriveranno in squadra nel prossimo futuro”. Dunque, detto in soldoni, Lorenzo allo stato attuale sarebbe scontento di giocare nel Napoli e direbbe anche ciao, persino sbattendo la porta. Al diavolo il ragazzo umile attaccato alla maglia, ecco invece il campioncino viziato che gioca a calcio non per divertirsi, bensì per succhiare avidamente soldi alla società in cui milita. Come i suoi colleghi che ‘vengono da fuori’, appunto. Specialmente quelli che all’ultima e decisiva giornata sbagliano i rigori ….
ENNESIMO APPELLO – Ma siamo davvero sicuri che sia questo il ritratto di Insigne? Siamo veramente certi da dover credere all’immagine, improvvisamente divenuta distorta, di un uomo che per il Napoli ha dato tutto fino a rimetterci il crociato in quel di Firenze? Di un uomo che, rientrato in campo, è stato tra i pochissimi a salvarsi nel convulso e deludente finale di stagione? Nossignori. Non abbiamo l’anello al naso: non l’abbiamo noi umili cronisti né tantomeno la maggioranza dei tifosi partenopei. Potrebbe, e sottolineiamo ‘potrebbe’, anche starci che un calciatore (un atleta, un operaio, un impiegato) chieda al suo datore di lavoro un tornaconto più remunerativo, un aumento che magari incentiverebbe la sua resa. E certi suoi mugugni, peraltro solo presunti, sarebbero anche comprensibili considerando gli ingaggi più alti di chi nel Napoli gioca meno o peggio di lui. Eppure è difficile credere alle parole del tandem Andreotti-Ottaiano. Primo, sono trite e ritrite e fanno parte di un gergo, quello dei procuratori, il più delle volte monocorde, cinico, baro e disumano, ideale per una categoria simbolo di un calcio italiano malato e corrotto. Secondo, quanto visto sul campo in questi tre anni è abbastanza per dire che Lorenzo ama Napoli, è attaccato alla maglia e di certo non ha bisogno di essere arricchito a tutti i costi per battersi come un leone e mostrare il suo valore a prescindere dal risultato. Nessuno creda alle menzogne. Anzi, nessuno lo tocchi! E quindi, proprio come dicemmo già lo scorso anno, sarebbe necessario che la tutela di Insigne passi ad altre persone, a gente che abbia realmente a cuore il bene dell’interessato. E’ un problema che la nuova dirigenza azzurra dovrà risolvere in maniera netta e definitiva. Una bella gatta da pelare, come se non bastassero quelle già in atto in questo tormentato inizio d’estate del Ciuccio.


