MA ERA DIFFICILE CHIEDERE DI PIU’…

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Non perdere contro una squadra stratosferica come il Bayern Monaco, di questi tempi è tanta roba. I numeri (9 vittorie e 1 pareggio, 25 gol fatti e 1 subito nelle ultime 10 gare giocate dai tedeschi) suggerivano che l’impresa non era facile. Certo, è stata agevolata dagli avversari (un gol ma anche un’autorete) e complicata dagli ufficiali di gara (c’era un rigore per il Napoli, non c’era quello per i bavaresi che De Sanctis ha provvidenzialmente neutralizzato); ma se per questi fattori il Napoli non meritava di perdere,  è altrettanto vero che difficilmente avrebbe potuto vincere. Se non altro, perché non ha mai tirato in porta.L’emozione ha subito giocato un brutto scherzo, perché il gol di Kroos è stato troppo facile per essere vero. L’autorete di Badstuber ha invece fatto capire al Napoli che anche questi tedesconi sono esseri umani, specialmente se manca un asso stellare come Robben. Ma il Napoli non ne ha saputo approfittare: fortuna che De Sanctis ha abbassato alla saracinesca e che la difesa, a parte qualche gentile regalo, tutto sommato ha retto. Perché centrocampo (salvando la pace di Zuniga e Maggio) e attacco sono stati inesistenti, e se viene a mancare la qualità, al di là dell’avversario (vedi Parma) è difficile pensare di poter fare discorsi più ambiziosi di un pareggio.

La verità è che il carisma, l’esperienza e la personalità non si comprano soltanto nelle stanze del calciomercato. Sono caratteristiche che somigliano alla condizione atletica di un calciatore infortunato: si acquisiscono con il minutaggio. E se in Italia c’è voluto qualche anno di serie A per arrivare a competere alla pari con le “grandi” riuscendo così a dettate legge su campi come Torino, Roma e Milano, non è pensabile che dopo appena tre partite si possa vedere la stessa squadra in Champions. Ecco perché limitare i danni è un punto di partenza altamente positivo, in attesa che quella dolce musichetta sia compresa anche dai tre tenori.La classifica resta buona, le possibilità di passare il turno intatte: fino a prova contraria, in questo tipo di competizione deve preoccuparsi sempre chi insegue, meno chi sta avanti. Nel frattempo, però, è bene non perdere d’occhio un’altra e più importante classifica, quella che al di là del percorso internazionale di questa stagione potrebbe regalare un altro corposo minutaggio fondamentale per il progetto. In sette anni si è arrivati dalla C alla Champions, dove il Napoli è entrato dalla porta di servizio. Restarci è difficile, tornarci meno, sempre che in Italia non si interrompa quel processo di crescita che in Europa è appena cominciato.

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