LA VERITA’ FA MALE. IL SILENZIO STAMPA UN’ARMA UTILIZZATA PER CELARE I MALUMORI INTERNI

Il Napoli cola a picco. Sempre più giù, come un ascensore che scende senza freni d’emergenza. C’è crisi, una parola che fa tanto rumore quanto paura e rabbia, soprattutto se pensiamo che questa sia stata ampiamente preannunciata. La crisi surriscalda animi e pensieri. Tutti contro tutti, vige questa regola intorno al Napoli dove solitamente, in momenti del genere, si usa un tutti per uno, uno per tutti. Squadra contro società e tecnico, tecnico contro squadra e società, società contro squadra, tecnico e media, una zuppa napoletana acida e senza odore se non quello dell’inverosimile. La nuova società Napoli ha sempre vissuto su giochi di prestigio, parole lontane dai fatti, giochi di scarica barile e veli di mistero degni di un thriller da oscar. Pierpaolo Marino sembra spesso il protagonista: dopo il 4 a 1 di Foggia il Dg si presentò negli spogliatoi furibondo contro la squadra lanciando provocazioni ovunque, forse perché in quel caso sentiva il dovere di dare spiegazioni e frustate. Oggi, invece, scappa velocemente ad ogni mazzata, come se volesse dissentire e far capire la sua discolpa, ma non c’è più colpevole di chi resta in silenzio. Tempo addietro, e non lontano, la società e il tecnico iniziarono un braccio di ferro scaturito da un “è colpa tua” in ogni circostanza: la società voleva confermare Reja che a sua volta rispondeva di essere disponibile mentre la stessa società guardava altrove, poca chiarezza, fatti che non coincidono con parole prodotte nel tentativo di far passare la “Famiglia Napoli” come un paradiso calcistico invidiabile.

Oltre le colpe societarie, poi, arrivano eventi raccapriccianti che non hanno niente a che vedere con la democrazia italiana ed europea. Nel giro di qualche istante, sarà stato per la tensione che avvolgeva la sala stampa o forse perché tutti si rendevano conto che il castello crollava senza un arrivederci, sono andati in pezzi anche la libertà di parola e d’informazione degna dell’era brillante da camicie nere: “Togli questa telecamera o te la spacco in testa”. Queste le parole proferite da un dirigente della società azzurra ad un collega cineoperatore che voleva solo testimoniare quanto di grottesco accadeva nel ventre del San Paolo. Fortunatamente, in casi del genere, riusciamo a portare una nuova infarinatura legale al nostro umile lavoro trovando conforto nell’art. 21 della Costituzione italiana del 1948: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione” e nell’art. 10 della convenzione europea del 1950 riguardanti i diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali: “Ogni persona ha diritto alla libertà di espressione. Tale diritto include la libertà d’opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera. L’esercizio di queste libertà, poiché comporta doveri e responsabilità, può essere sottoposto alle formalità, condizioni, restrizioni o sanzioni che sono previste dalla legge e che costituiscono misure necessarie, in una società democratica, alla sicurezza nazionale, all’integrità territoriale o alla pubblica sicurezza, alla difesa dell’ordine e alla prevenzione dei reati, alla protezione della salute o dei diritti altrui, per impedire la divulgazione di informazioni riservate o per garantire l’autorità e l’imparzialità del potere giudiziario”.

Cosa c’era di tanto impuro nel riprendere ciò che accadeva in una sala stampa di un impianto sportivo nel post partita? Come può una società di calcio, che tra e altre cose ha un Presidente campione nel campo cinematografico e quindi comunicativo, privare l’informazione in modo arrogante? Resta il fatto che il danno principale è stato recato ai tifosi che ancora una volta sono rimasti all’oscuro di ciò che accade intorno ad una maglia che tanto amano. Inutile servirsi di telecamere e microfoni per chiedere scusa delle cattive prestazioni e dei pessimi risultati…

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