LA CONFERMA DI REJA E’ UN COLPACCIO O UN PERICOLOSO AUTOGOAL?
Serie B, Serie A e Coppa Uefa; tre su tre, niente da dire, niente da eccepire, missione compiuta. Tante grazie, tanti complimenti, in bocca al lupo per il futuro, resterai per sempre nella grande storia di questo club. Sarebbero state queste le parole più da attribuire ad un tecnico che in chiave risultati ha dato tanto con il minimo sforzo. Edoardo Reja e la sua storia infinita con il Napoli, fatta di avvisi, scaramanzie contrattuali, dimissioni presunte, critiche ed esoneri dovuti, tutto questo per poi tornare sui propri passi in un collage di vittorie. Numeri alla mano, sarebbe assurdo salutare con una stretta di mano un tale tecnico, video e gioco dicono il contrario. Meglio partire alla lontana per intraprendere un viaggio fino alla conclusione del rinnovo: Edy Reja siede sulla panchina del Napoli nel Gennaio 2005 sostituendo Giampiero Ventura, sfortunato e poco più alla guida di un primo Napoli assemblato alla “si salvi chi può” dopo il fallimento; il tecnico di Gorizia arriva supportato dai primi veri acquisti di Marino: Calaiò, Fontana, Romito, Grava, Pià. Il Napoli vola e arriva a sfiorare la promozione, sconfitto solo dall’Avellino nei finali play-off, ma fin qui niente da obiettare. La squadra fu assemblata in fretta e furia con calciatori “scartati” dalle altre società.
Dopo un’estate di carte bollate, tasse non pagate e ripescaggi di favole antiche, il Napoli riparte ancora dalla serie C, volti nuovi come Bogliacino e Amodio, Iezzo, Savini e Maldonado; Napoli riporta in campionato lo strapotere tecnico in un campionato molto scadente e come previsto, la promozione diretta è in cascina; ma in questa stagione cominciano i primi mugugni: il presidente De Laurentiis non nasconde la sua voglia di ritornare alla ribalta del grande calcio, così come ogni partenopeo, e dichiara: “Il mio obiettivo è tornare nell’Europa che conta, ma fino ad allora divertiamoci” .Il divertimento non arriva anche se alla fine con vittorie sofferte e striminzite contro avversari inferiori si conquista lo scettro del girone. Il presidente in quella stagione sbotta più di una volta contro la guida tecnica, sia dopo la vittoria casalinga contro il Gela che dopo la brutta sconfitta di Castellamare.
Nuovo campionato, nuove prospettive; Marino porta a Napoli pezzi da novanta per il campionato di Serie B: Domizzi, Cannavaro, De Zerbi, Bucchi, Dalla Bona ed a gennaio Rullo; molti di questi pagati fior fior di quattrini, sembra poter prendere corpo la prima parte del progetto: “In Europa in quattro anni”- ripete il presidente- Il Napoli è una ferrari messa in piedi dal Dg che non si risparmia nel prendere il miglior difensore in termini di voto in serie A (Domizzi), il miglior calciatore della serie B (De Zerbi) e il bomber indiscusso da 31 gol (Bucchi). La squadra parte bene regalando la qualificazione in Coppa Italia con la Juventus e un sontuoso 4 a 2 in casa con il Treviso nella prima giornata, ma qualcosa a livello tattico già comincia a scricchiolare: De Zerbi sembra svagato, senza idee, fuori posizione; a Bucchi gli si chiede di fare sponda spalle alle porta invece che buttarla dentro; Dalla Bona sembra quasi ingrassare giocando poco mentre Rullo…beh, chi l’ha visto?! Anche qui qualche frecciatina del presidente per un gioco che non piace a nessuno: lento, compassato, prevedibile, ultra difensivista, con il solo Calaiò a fare la differenza con Sosa che si veste da uomo provvidenza. Alla fine, il Napoli arriva in serie A. Per molti è stata una cosa straordinaria, ma in pochi sono riusciti a capire che Juventus, Genoa e Napoli avevano almeno 3 marce in più, mentre le inseguitrici erano davvero poca cosa, i numeri tanto cari al tecnico goriziano sembrano esaltare il suo operato, ma quanti si sono resi conto che una squadra con un tale potenziale offensivo possa fare così pochi gol? No. Tutti ad ignorare quel dato perché lo sguardo è attento sulla casella della miglior difesa, bene, siamo tutti contenti, ma anche in questo caso nessuno si è reso conto che delle inseguitrici il miglior bomber fosse Possanzini?!Con tutto il rispetto dovuto, ma in quella categoria si poteva aver paura di Trezeguet, Del Piero, Di Vaio, al massimo Marazzina, ma niente di più.
Continua il progetto, si arriva in serie A. Pierpaolo Marino si scatena aggiudicandosi Gargano, Lavezzi, Hamsik, Blasi, Zalayeta, Contini e poi a gennaio Santacroce, Mannini e Navarro; colpi di giovani talenti che portano scetticismo iniziale anche dopo la sconfitta casalinga con il Cagliari, ma col tempo questi piccoli puntini gialli hanno fatto vedere a tutti di essere oro puro, proprio quando il tecnico mette in luce tutti i suoi limiti. Napoli senza gioco, senza identità; Calaiò, l’autentico trascinatore delle due promozioni finisce in panchina per poi essere umiliato ripetutamente giocando solo qualche minuto sporadicamente, prendendosi la sua rivincita a Livorno dove, da titolare, sfrutta due cross dall’esterno e fronte alla porta sigla una doppietta che vale 3 punti. Hamsik, Gargano e Blasi dimostrano tutte le loro qualità in mezzo al campo mentre Lavezzi…quel povero “pocho” è costretto a sfiancarsi su e giù per il campo nel tentativo di giocare qualche pallone. Il Napoli sfoggia qualche giocata sopraffina dei singoli che rendono tutto più bello, ma neanche nelle soddisfazioni con Juventus, Inter, Fiorentina e Udinese si è visto qualcosa di tattico, solo grandi giocate personali e questo è da tenere conto, così come non è da sottovalutare che alcuni calciatori acquistati per un motivo si ritrovino a fare tutt’altro (Savini da centrale difensivo a esterno, Mannini da ala a terzino), con le piccole squadre, si è dimostrato di essere senz’armi , altrimenti non si spiegherebbero i pari con Siena e Reggina, le sconfitte con il Cagliari la figuraccia fatta a Bergamo e altre ancora. Ma l’obiettivo era salvezza e il Napoli si è ritrovato in Intertoto, tutto bene; adesso è il momento di ripartire con un nuovo progetto fatto da un tecnico giovane e di mentalità offensiva , con un contratto almeno quadriennale e la grande voglia di emergere, e invece? E invece sorte ha voluto che Delio Rossi non possa liberarsi dalla Lazio mentre Mazzarri resta a Genova risolvendo i problemi con la Sampdoria, tutto rinviato al 2009 e così, Reja rinnova per una stagione. Adesso nascono spontanee perplessità e punti interrogativi: che senso ha un anno di contratto? Il fatto che nel 2009 Rossi si libererà dalla Lazio, ed è stato spudoratamente chiaro nel volere il Napoli così come il Napoli a volere lui, porti la squadra a non sentirsi stimolata al 100%? Nel caso in cui il Napoli dovesse entrare in Coppa Uefa, come possiamo affrontare piccole, grandi e medie squadre senza un gioco? Ma il progetto, prevedeva un anno di transizione simile alla perdita di tempo? La società non ha colpe, è stata costretta dagli eventi a prendere una tale decisione, ma adesso il rischio è forte. Reja con questa stagione, aveva la possibilità di uscirne da vincente, adesso rischia di bruciare tutto, perché si sa, nel calcio si ricorda più il rigore fallito in una finale mondiale piuttosto che i cinque gol realizzati per arrivare fine lì. Adesso la piazza chiede di più, chiede di entrare tra i primi sette senza problemi e questo vuole anche il presidente, il primo intoppo potrebbe far saltare il banco. Rischiare in prima persona è lodevole, ma quando ci sono di mezzo soldi e sogni di migliaia di tifosi no. Chi rischia di più: Reja o il progetto Napoli? Ai postumi larga sentenza senza ordine d’appello…
In definitiva volendo schematizzare ecco i punti sui pro e contro della permanenza di Reja sulla panchina azzurra:
PRO
.Conosce la pressione dell’ ambiente e i giocatori;
·E’ una persona al pari del suo staff molto seria ed un gran lavoratore;
·Riesce a gestire con sufficiente pugno lo spogliatoio;
·Ha la capacità di farsi scivolare addosso con una certa facilità le critiche del presidente e dei media;
· E’ fortunato;
CONTRO
.Non è un istruttore di tattica;
.Mentalità sparagnina e difensivista;
.Mette giocatori fuori ruolo;
.Ha distrutto un patrimonio della società come Calaiò;
.Da sempre ha difficoltà ad impostare la squadra per vincere le partite contro le squadre medio- piccole che si chiudono in difesa;
.Spesso il suo unico schema è stato palla lunga per la spizzata di Sosa, senza l’ argentino come imposterà il suo gioco?;
.Nonostante i cinque difensori il Napoli è stata la quinta peggior difesa del campionato;
Pianetanapoli nel ringraziare Reja per il lavoro svolto fino a qui, ritiene di non issarlo ad eroe, perché se è vero che ha ottenuto i risultati, lo ha fatto anche grazie al grande lavoro del manager Marino che se si esclude l’acquisto di un forte terzino sinistro, gli ha sempre messo a disposizione una rosa piu’ che adeguata per gli obiettivi stagionali.In ogni caso e concludiamo la nostra analisi, sono anche i tifosi che non hanno apprezzato in gran parte il lavoro del tecnico goriziano, nel sondaggio lanciato dal nostro portale circa un mese e mezzo fa, circa la volontà della società di confermare il buon Edi, i lettori di pianetanapoli hanno bocciato con il 60% delle preferenze la conferma del tecnico. In ogni caso la speranza da persone che ci tengono al Napoli che la società azzurra ci abbia visto giusto e che l’ ombroso Edi smentisca anche nel prossimo campionato i suoi detrattori.
