IL GLADIATORE NON LASCIA LA SUA ARENA
Alla fine ce l’ha fatta, ha ottenuto quello che voleva fortemente. Il Gladiatore resterà a Napoli, a combattere nella sua arena preferita. Marino ha portato a termine la trattativa che riconferma, con Zalayeta, anche Manuele Blasi in maglia azzurra. Ci sperava tanto, dopo essere diventato l’idolo della curva e dopo aver cucito questa maglia sulla sua pelle, più di qualunque altra nella sua carriera. E dire che ne ha indossate tante di casacche diverse, pur avendo soltanto 28 anni. Roma, Lecce, Perugia, Parma, Juventus e Fiorentina: mezza serie A l’ha visto giocare, spesso da protagonista. Ma mai come stavolta, mai come Napoli.
Una carriera altalenante, quella di Blasi. Dagli esordi nella primavera della Roma al trasferimento a Perugia, nell’ambito dell’affare-Nakata. In Umbria diventa subito indispensabile e si mette in luce tanto da meritare la chiamata della Juventus, che inizialmente lo parcheggia a Parma. Dopo un campionato non troppo esaltante in gialloblu torna alla Juve dove Capello lo inventa terzino destro; nel nuovo ruolo il nostro si disimpegna egregiamente guadagnando anche la maglia della Nazionale. Poi finisce un po’ ai margini e decide di trasferirsi alla Fiorentina, dove inizia alla grande ma poi si perde un po’ nel corso della stagione. Infine il trasferimento a Napoli, dove si impone come un idolo per le caratteristiche che così bene si sposano con la calda tifoseria partenopea. Innanzitutto lo spirito da combattente, le “mazzate” che dà in campo più di chiunque altro. Professione mediano, Manuele è uno che sul terreno di gioco preferisce tirare un calcio piuttosto che tirarsi la gamba. E il suo poco invidiabile score di cartellini rimediati in questa stagione è più eloquente di qualsiasi parola: 17 gialli e uno rosso, l’onta della diffida perenne a marchiare un campionato giocato ad altissimi livelli ma caratterizzato soprattutto dalle numerose squalifiche. Ed ecco l’altra faccia della medaglia, quella che solo per un attimo ha fatto tentennare il Direttore Marino al momento di decidere per la sua riconferma. Blasi è un guerriero, uno che per il suo spirito battagliero è entrato nel cuore dei suoi tifosi, che mai prima d’ora avevano scandito nei propri cori il nome di un centrale di centrocampo. Ma questa caratteristica lo espone a diventare eccessivamente “cattivo” e a penalizzare spesso la sua squadra con un’assenza difficile da colmare, proprio in virtù delle sue caratteristiche che lo rendono insostituibile. L’equilibrio che dà il numero 8 azzurro a centrocampo è fondamentale, così come il filtro e i palloni che recupera in modi talvolta fantascientifici, qualità non comuni che quando sono venute a mancare hanno tolto a Reja un prezioso punto di riferimento. E la differenza si è vista eccome: senza il suo mediano il Napoli è raramente riuscito a fare risultato pieno, incassando parecchie sconfitte e subendo tantissimo a metà campo.
Un aspetto da non trascurare, se il Napoli ha deciso di puntare su Blasi deve fare anche i conti con quest’eventualità. Sperare che il giocatore improvvisamente diventi “buono” e smetta di collezionare ammonizioni è difficile. Non si può chiedere a chi è quadrato (e quindi inevitabilmente spigoloso, nel bene e nel male) di diventare tondo: è difficile cambiare a 28 anni, nel pieno della maturità tattica e agonistica. Inoltre “domare” Blasi vorrebbe dire snaturare le sue peculiarità, quelle che l’hanno reso l’ago della bilancia della formazione di Reja. Piuttosto sarà il caso di trovare sul mercato un omologo, un calciatore che incarni le stesse doti di aggressività e interdizione e che accetti di buon grado il ruolo di vice-Blasi. Sarà l’acquisto più importante del mercato partenopeo, perché considerato il calcio all’insegna dell’equilibrio (eufemismo) proposto dal mister azzurro una cosa è certa: schierare per 38 partite un gladiatore in mediana vale anche di più che avere un centravanti da 20 gol a stagione.
