JUVE E BOLOGNA COL FIATONE

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Napoli-Genoa chiuderà un girone di andata pirotecnico ma equilibrato. Comunque vada il posticipo, resteranno sette squadre in un fazzoletto di cinque punti: salvo improbabili sorprese, saranno queste a dividersi i posti al sole per la promozione diretta e per i play-off, e soltanto una resterà con un pugno di mosche in mano.
Non scoppia di salute la Juventus, campione d'inverno grazie all'ormai benedetta "zona Cesarini". Nella tana dello Spezia, i ragazzi di Deschamps confermano la scarsa attitudine al gioco di squadra (una costante negli ultimi anni) ma anche le infinite risorse che può assicurare una rosa ricca di fuoriclasse. Alla prodezza di Simone Confalone risponde il solito Pavel Nedved, che evita un'imbarazzante sconfitta ai piemontesi ma lascia irrisolti i problemi di una corazzata. Anche i ricchi piangono, e certamente a Bologna pecunia non olet, perché i sacrifici sul mercato dei rossoblu hanno portato al "Dall'Ara" quel Danilevicius che ha spezzato l'incredibile serie positiva inanellata dall'Albinoleffe di Mondonico, fermatasi a diciannove. Non male, ma i felsinei continuano a segnare poco e a soffrire oltremodo nonostante il potenziale a disposizione. Si conferma squadra solida e cinica il Mantova, che supera il Rimini in rimonta acuendone una crisi che dura dalla ripresa del campionato. L'ormai ritrovato Moscardelli illude Acori, Di Carlo gongola con Di Cesare ed un rigore di Caridi che suggerisce ai romagnoli di utilizzare saggiamente le ultime ore di mercato, magari puntellando una difesa tutt'altro che irresistibile. Se il Mantova corona la sua ascesa portandosi ad un tiro di schioppo dalla vetta ed il Rimini esce dalla zona promozione, il Piacenza resiste pur registrando l'ennesimo passo indietro dal punto di vista dei risultati. Contro la Triestina, abituata peraltro a certe trappole, Iachini non va oltre il pari ad occhiali e spera in tempi migliori, ma le tensioni irrisolte legate ai capricci dei gioiellini emiliani rendono problematico il cammino piacentino. Nel limbo resta il Cesena, che batte il Brescia con i gol di Salvetti e Papa Waigo. Castori respira, a Somma non basta il gol di Cortellini per evitare di polemizzare con l'arbitro: l'acquisto di un attaccante, seppur tardivo, servirà per restituirgli l'immancabile sorriso e lo aiuterà a portare a termine la missione della valorizzazione dei tanti giovani in organico.
Il ko dell'Arezzo è l'eccezione che conferma una regola generale: in fondo nessuno ha gettato la spugna, e la parte medio-bassa della classifica continua a schiacciarsi, con seri pericoli per le formazioni appena al di fuori della zona play-off come il Frosinone, che contro il Modena rimanda ancora una volta l'appuntamento con i tre punti ma salva la panchina di Daniele Zoratto. Restando in Toscana, Sarri cede al cospetto di un Treviso in gran forma, ma può recriminare: il gol di Croce è la risposta al primo gol di Fava, il rigore fallito da Martinetti in primo recupero sarebbe stato lo squillo giusto per rispondere alla doppietta dell'attaccante trevigiano ed allungare una serie positiva interrottasi sul più bello. Frena ancora il Bari, ma a fare notizia è la seconda vittoria consecutiva del Verona. Ferrante, fantasma dell'opera a Pescara, consente a Ventura di fare altri tre passi verso il Crotone, che perde a Vicenza e si fa sorpassare proprio dai veneti, in volo con Padoin. Tornando al Pescara, la seconda affermazione consecutiva fra le mura amiche (Martini e Antonelli) tiene accesa la flebile fiammella della speranza e cancella i sogni del Lecce, in vantaggio con Tiribocchi ma superato dalla voglia di vincere dell'avversario, qualità che Papadopulo dovrà cercare di portare nel Salento per tentare una rimonta improbabile.
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