IL SOGNO DIVENTA REALTA’. DALLA 6 ALLA 8 GIORNATA

Il 19 ottobre (6° turno) le due battistrada si trovano di fronte due “Provinciali” storicamente tignose e difficili da battere: l’Ascoli e l’Atalanta. Ma mentre la Juve passeggia al “Del Duca” di Ascoli superando i locali per 5-0 (ultimo gol su azione in campionato di “Roi” Michel Platini”), il Napoli, complice un’esibizione particolarmente negativa di Claudio Garella, viene fermato in casa sul 2-2 dall’Atalanta, capace di rimontare per due volte i gol di Volpecina e di Maradona su rigore, con Cantarutti e con il futuro partenopeo oggi Assessore al Comune di Fiuggi Beppe Incocciati. A fine gara Diego urla tutta la sua delusione affermando: “non voglio più udire la parola scudetto” ogni volta che se ne sente parlare con insistenza, ci va sempre male”.

Nel frattempo il prossimo avversario degli Azzurri, la Roma di Eriksson passa sul campo del Torino per 2-0, installandosi a quota nove in classifica, ad un punto dal Napoli e a due dalla Juventus. Il 26 ottobre settima giornata, in un Olimpico gremito ai limiti della capienza (con foltissima rappresentanza di bandiere e vessilli azzurri) così Bianchi schierò la squadra: Garella, Bruscolotti, Ferrara, Bagni, Ferrario (Volpecina), Renica. Sola, De Napoli, Giordano, Maradona (’81 Carnevale), Romano. In settimana, con un abile colpo di mercato, Pierpaolo Marino bruciò sul tempo la concorrenza di diverse squadre (in primis il Torino) assicurandosi le prestazioni di Francesco detto “Ciccio” Romano leader e regista sopraffino della Triestina, con un passato recente da numero dieci del Milan post-scudetto stella. Il buon Ciccio (originario di Napoli, ma Emiliano d’adozione) non ebbe paura di gettarsi immediatamente in pista, assumendosi immediatamente gli oneri di un ruolo particolarmente delicato, facendo vedere a tutti come dettare i tempi di gioco.

Ad un primo tempo con un Napoli più tonico, ed una Roma attendista dopo appena sessanta secondi della ripresa scende Giordano sulla sinistra, si accentra e passa a Diego colpevolmente lasciato solo appena dentro l’area. Il capitano controlla e senza far cadere a terra la palla dolcemente deposita la stessa alle spalle di Tancredi.Come capitò tante altre volte, Maradona scese in campo in non perfette condizioni fisiche giocando solo grazie a degli antidolorifici. Ciò testimonia, più di ogni altra cosa l’affetto e l’abnegazione alla causa azzurra sempre dimostrate dal fuoriclasse argentino.Il prevedibile assalto Giallorosso non fruttò esito alcuno, fu anzi il Napoli a non sfruttare adeguatamente alcune situazioni favorevoli in contropiede.

Grazie al gol di “Spillo” Altobelli l’Inter pareggiò l’iniziale autorete di Ferri nel “Derby d’Italia” con la Juve, i Bianconeri furono di nuovo raggiunti in testa a quota 12.

Proprio l’Inter di Zenga (grande protagonista dell’incontro) fermò il lanciatissimo Napoli sullo 0-0 nel turno successivo disputato il 2-11-1986.Al S. Paolo, il terzo pari interno non ebbe ripercussioni però per la leadership del campionato, considerando che anche la Juve impattò a reti inviolate a Como contro gli uomini di Mondonico.

 La domenica seguente, 9 novembre, era in programma il grande scontro al Comunale di Torino: Juventus – Napoli. (Continua)

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