IL MAGHETTO DOVE LO METTO?

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Sembra un folletto Andrea Russotto: vuoi perchè spesso è costretto a vedersela con marcatori che lo sovrastano per mole e forza fisica, vuoi anche, e soprattutto, per la leggerezza e la rapidità con cui divora metri sul terreno di gioco. E' un maghetto che, al posto della bacchetta magica tra le mani come il famoso Harry, muove il pallone con i piedi senza sfigurare affatto al cospetto del più celebre esempio, dimostrando anzi di saperci fare con l'attrezzo sferico. Per carità, nessuna magia, quella è prerogativa dei più grandi ma la chiara sensazione che, quando il pallone passa dalle sue parti, qualcosa possa sempre accadere. Qualcosa di positivo, di imprevedibile, nel mezzo di una mediocrità che, la maggior parte delle volte, ti permette di prevedere, con buona probabilità di azzeccarci, quale sarà il destinatario del prossimo passaggio. E' un restauratore di calcio, laddove i suoi compagni sono portati maggiormente a distruggere che a costruire. Lui, invece, raccoglie i cocci di un lancio sgangherato o di un passaggio senza troppe pretese per rimodellarli in qualcosa di piacevole alla vista ed utile ai fini del risultato, prendendo così due piccioni con una fava: deliziato il tifoso dal palato fino e accontentato il mister che, di ghirigori e ricamini, non se ne fa un bel niente. Quel che colpisce di Russotto è che, nonostante la giovanissima età, possegga una certa maturità nella giocata. Nella sua grande fantasia è difatti molto concreto, il numero che compie non è fine a se stesso ma inquadarato nella logica di squadra, propedeutico allo svolgersi dell'azione. Non ha paura di giocare in verticale – cosa sempre più rara- o di azzardare un dribbling se può aprire scenari importanti allo sviluppo dell'attacco. Proprio per questo motivo – disconoscendo il messaggio secondo cui il tifo azzurro metterebbe troppa pressione- la gente degli spalti lo incoraggia anche, e soprattutto, quando sbaglia.

 

Ha carattere il ragazzo, si farà sicuramente a certi livelli, ma deve avere un minutaggio più alto per poter migliorare. Invece entra spesso negli ultimi minuti quando ogni schema è saltato o il Napoli si trova nella difficile condizione di riacciuffare per i capelli una partita storta. Non è di certo questo il giusto clima per far attecchire un giovane germoglio. L'attuale situazione generale, che vede gli azzurri navigare nella calma più totale di un campionato senza obiettivi da centrare, potrebbe favorire il suo inserimento fin dal primo minuto. Per crescere e far crescere il tasso tecnico di una squadra ricca di onesti mestieranti ma altrettanto avida di talento puro, che poi sarebbe quello in grado di farti vincere le partite. Non a caso, spentosi Lavezzi, il Napoli è rimasto paralizzato ed impaurito nel buio più totale. Russotto è ancora acerbo per poter essere illuminante nella misura e con la continuità del Pocho ma può accendere un lumicino di speranza in questo nuova era targata Donadoni. Toccherà al nuovo mister, resosi ampiamente conto della prevedibilità degli azzurri, trovare un posticino per il talento di Russotto. Magari in un albero di Natale, al fianco del genietto argentino, per indicare al resto della truppa la strada per ritornare al gol ed alla vittoria. Per ridare estro e rapidità ad una manovra che, da qualche mese a questa parte, ha il suono di un disco inceppato. Donadoni, uno che abbinava fantasia e concretezza come pochi, non verrà meno a tale incombenza e saprà bilanciare tutte le esigenze: ricalibrare il nuovo Napoli e far tornare il sorriso ai suoi tifosi. Magari già dalla prossima domenica. Magari con il maghetto in campo.

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