HAMSIK-NAPOLI: LEGAME INSCINDIBLE

HAMSIK-NAPOLI: LEGAME INSCINDIBLE src=

Con la sua proverbiale cresta, Marek Hamsik giunse all’ombra del Vesuvio nel 2007 appena ventenne. Allora era considerato una giovane promessa, a seguito della bella stagione disputata in cadetteria con la maglia del Brescia. Adesso, cinque anni dopo quel giovane è diventato un campione, un leader. Poco gli è bastato per conquistare il cuore dei tifosi partenopei, ancor meno per meritarsi l’attenzione dei grandi club europei. Inutile negarlo: la fortuna del Napoli targato De Laurentiis l’hanno fatta coloro che allora erano considerati campioncini in erba, ma che col tempo si sono rivelati tra i talenti più cristallini che il panorama calcistico europeo potesse mettere in mostra. Sappiamo, ai noi, la scelta fatta dal suo ormai ex compagno Ezequiel Lavezzi, sedotto dai petrodollari dell’emiro  Al-Khelaifi e convinto ad emigrare in Francia, alle falde della Tour Eiffel. Il buon Marek invece ha sposato la linea della continuità, rinnovando la scelta fatta cinque anni orsono e prolungando, lo scorso aprile, il suo contratto fino al 2016. Lo slovacco di Bratislava non ha mai nascosto il proprio amore verso la città di Napoli e verso la sua gente, nonostante in passato qualche scellerato abbia messo a repentaglio questo legame inscindibile con episodi che non stiamo qui a rimembrare data la loro riluttanza. La scorsa estate il diavolo di rosso-nero vestito ha tentato di sedurlo con la sua proverbiale sagacia, ma a spuntarla è stato ancora una volta l’affetto pazzesco che la gente partenopea riserva ai suoi campioni. Indimenticabile la scena in quel di Dimaro, durante il ritiro pre campionato,  quando la cresta del numero diciassette azzurro si levò alta al coro “chi non salta rossonero è!”. La passione non si compra, ed allora avanti col progetto Napoli. Più volte Marek ha dichiarato di sentirsi cucita addosso la maglia partenopea, di avvertirla quasi come una seconda pelle. Dichiarazioni che non possono di certo passare inosservate, tanto che qualcuno in città e non solo, comincia a spingere affinchè gli vengano affidati i gradi di capitano. Un po’ come successe col caro vecchio Bruscolotti, che dinanzi a sua maestà Diego Armando Maradona non poté far altro che inchinarsi e porgli quella fascia da capitano che per tempo immemore era stato lui a portare. Il centrocampista azzurro, già nella propria nazionale riveste i gradi di capitano, essendone il simbolo in qualità di giocatore più rappresentativo. Adesso spetterebbe a Paolo Cannavaro, napoletano doc e capitano della sua squadra del cuore, compiere tale gesto. Difficilmente avverrà, ma non credete che tale avvicendamento sia più che giusto?


Translate »