GLI IMMORTALI: GARRINCHA
Al ritorno dai mondiali di Cile 1962, dove il Brasile aveva trionfato per la seconda volta di seguito, l' intero staff della nazionale " auriverde " fu ricevuta dal Presidente della Repubblica. Ad ognuno di loro fu chiesto che cosa desiderassero (una villa, un' auto etc. etc.). Quando arrivò il turno di Manoel Francisco Dos Santos, meglio conosciuto come Garrincha (dal nome del passero che amava cacciare da bambino), fra lo sbalordimento generale, la funambolica stella del Botafogo chiese che venisse concessa la libertà ad un uccellino rinchiuso in gabbia nel salone presidenziale. Ciò denota il carattere forse fin troppo generoso di quello che è stato probabilmente la più grande ala destra di tutti i tempi. Nato a Pau Grande il 26 ottobre 1936, settimo di sedici figli, vive un' infanzia difficile a causa della poliomelite che lo colpisce da bambino, e suo padre, benchè poverissimo, gli dedica tutte le attenzioni possibili ed immaginabili. Guarisce, ma gli resta una gamba più corta dell' altra, che però gli consentirà da grande di eseguire al meglio la sua leggendaria finta. Da adolescente viene rifiutato dal Vasco de Gama, dal Fluminense e dall' America di Rio, prima di essere finalmente accettato dal Botafogo, dove vivrà la gran parte della sua mitica carriera ( dove vincerà 3 " scudetti " ). Nonostante le sue doti di certo non comuni, il suo inserimento in Nazionale è piuttosto arzigogolato. Gli psicologi al seguito della nazionale, gli rilevano un quoziente intellettivo simile ad un bimbo di 8 anni, e perciò, sconsigliandone così l' impiego. Il furbo cittì di origine napoletana Vicente Feola però non vuole sentire ragioni, e lo schiera da titolare per la spedizione mondiale di Svezia 1958. Garrincha lo ripagherà in pieno ; le sue finte, i suoi dribbling, il suo personalissimo estro che ne fanno quasi un prestigiatore dei campi verdi, condurranno il Brasile per la prima volta ad issarsi sul tetto del mondo, dopo aver sconfitto i padroni di casa svedesi in finale per 5 -2, con due gol del giovanissimo Pelè. Se in Svezia fu grande, in Cile nel 1962 Garrincha superò se stesso, dato che, a causa di un infortunio, l' apporto che alla vittoria dette Pelè fu gioco forza limitato. Il " Passerotto " si carica la squadra sulle spalle, realizzando una doppietta sia nei quarti contro l' Inghilterra, che in semifinale contro il Cile, nonostante le ripetute scorrettezze dei difensori di casa. Benchè febbricitante, prende parte alla finale ( dove il Brasile avrà la meglio per 3 -1 sulla Cecoslovacchia del futuro pallone d' oro Masopust ). Partecipa anche ad Inghilterra 1966 ma, nonostante una doppietta alla Bulgaria, sia Garrincha che il Brasile non si esprimono al meglio, ed i campioni del mondo rientrano a casa già dopo la prima fase. La sua stella è ormai incamminata verso il viale del tramonto, e purtroppo comincia anche ad abusare dell' uso di alcool, che già aveva portato il padre ad una morte precoce. Sposatosi ad appena 15 anni, mette al mondo la bellezza di otto figlie con la prima moglie dalla quale si separerà all' apice della fama per legarsi ad Elza Soares, una cantante assai in voga in quegli anni in Brasile. Ma, col passare degli anni, Garrincha, anche fiaccato dal sempre più massiccio consumo di alcool, dissipa tutti i suoi guadagni, e per vivere, una volta ritiratosi dal calcio attivo, accetta pure di esibirsi per cifre molto basse in gare non ufficiali. Dopo il Botafogo, gioca con il Corinthias, il Flamengo ed altre squadre non di primo piano, senza tornare mai ai suoi livelli di eccellenza. Amatissimo dal suo paese ( giunse ad essere soprannominato " Allegria del popolo " ), il 19 dicembre 1973, si organizza appositamente un' amichevole fra il Brasile e la Jugoslavia, per aiutarlo nelle sempre più crescenti difficoltà economiche. Parte dell' incasso gli fu infatti devoluto, ed in quella occasione tornò a vestire la maglia della " Selecao " persino Pelè dopo ben tre anni. Ma Garrincha purtroppo era oramai avviato verso il viale del tramonto pure nella vita privata. Il secondo divorzio dalla Soares ( da cui ebbe un altro figlio, gliene attribuiranno alla fine 14, fra legittimi ed illegittimi ) e la bottiglia come compagna sempre presente, lo porteranno ad una morte prematura il 20 gennaio 1983. Da allora i suoi dribbling ed il suo ingenuo, bellissimo sorriso è di privilegio per gli inquilini del Paradiso…
