GIORGIO BRAGLIA:"L’ATTACCANTE MITRAGLIA"
Nipote del ginnasta Alberto, tre volte medaglia d’ oro alle Olimpiadi di Londra 1908 e Stoccolma 1912, Giorgio Braglia modenese della provincia, dove vide la luce nel 1947, fu così soprannominato dopo una travolgente tripletta perpetrata ai danni dell’ Ascoli di Carletto Mazzone il 6 -10 – 1974, prima giornata turno di quel meraviglioso campionato del Napoli di Vinicio, che si piazzò a soli due punti dalla Juventus campione. Per la verità, a seguito di numerosi errori sotto porta dovuti forse all’ eccessiva generosità mostrata in campo dall’ala emiliana, che così spesso non riusciva a mantenere lucido nei momenti decisivi, il detto fu modificato in " Braglia, l’ uomo che sempre sbaglia ! ". Attaccante di fascia, di movimento così si direbbe oggi, con un caratteristico " look" indistinguibile ( ricordava, l’ immagine di Nostro Signore ), alto e magro, a volte realizzava gol incredibili, che facevano il paio con quelli altrettanto incredibilmente sbagliati. Discreta la sua media – gol nelle tre stagioni trascorse all’ ombra del Vesuvio ( 1973 – ’76 ), 24 in 79 incontri disputati, con il picco di 12 nel 1975. Suoi partners di attacco Clerici e Savoldi, con risultati migliori in tandem con il brasiliano. Con " Beppe – gol" però è stato il maggior protagonista nella cavalcata vincente in Coppa Italia nel 1976. In finale, " Mister 2 miliardi " e Braglia realizzarono rispettivamente due ed una rete nello squillante 4 -0 riservato al Verona di Ferruccio Valcareggi , c.t. azzurro a Messico ’70. In quella stessa estate, Milan e Napoli operarono lo scambio Chiarugi – Braglia, ma, causa impedimenti di carattere fisico che lo martirizzarono per tutto il campionato, il simpatico Giorgio tornò in campo giusto in tempo a trascinare i rossoneri alla vittoria in Coppa Italia ( manifestazione che evidentemente l’ esaltava ), con ben sei reti messe a segno nel girone finale, compresa quella del 2 -0 nella finale – derby contro l’ Inter, con Mazzola in campo per l’ ultima volta. Ciononostante, causa forti dubbi sulle sue condizioni fisiche, il Milan non volle concedergli una prova di appello, cedendolo ad ottobre 1977 al Foggia ( allora in A ). Purtroppo per Braglia, i dubbi dei Dirigenti milanisti furono confermati dai fatti. Le ginocchia non smisero di tormentarlo, fu costretto a ritirarsi ancor giovane. Proprio da Foggia era partito per approdare a Napoli, dopo un bel campionato in serie B ( 1972 –’73 ). In precedenza, dopo gli inizi con la squadra della sua città, il Modena, Braglia aveva assaggiato il profumo della serie A, con brevi apparizioni con la Roma e la Fiorentina, con l’ intermezzo di una stagione trascorsa con " V" bianche, le " rondinelle" del Brescia.
