CHI E’ CHE SI DROGA ADESSO?

Dà fastidio parlare sempre delle stesse cose. Eppure a volte ti ci tirano proprio. Come si fa a non accanirsi contro chi ha amplificato a dismisura una questione futile finendo per fare un mare di danni? Come si può non indignarsi davanti all’ennesima ingiustizia della giustizia? Questo è ciò che si prova di fronte alla squalifica di Mannini, un forte senso di frustrazione nel constatare che, quando ci si mette, il diavolo non fa soltanto le pentole ma anche i coperchi. Un ritardo. Un maledetto ritardo di mezz’ora ad una visita di routine come può essere l’antidoping per chi non fa uso di sostanze. Se avesse saputo che quel ritardo gli sarebbe costato la carriera, Mannini avrebbe mandato a quel paese Corioni e sarebbe andato di corsa a fare il suo dovere. Trenta minuti più trenta minuti meno non cambia molto, non è che in quella mezz’ora puoi fare chissà cosa. Se hai barato ti servono giorni per smaltire la robaccia, a meno che non conosca una pozione miracolosa. È proprio per questo che la punizione suona illogica, appare come l’ergastolo ad un ladruncolo di polli beccato nell’aia con le mani nel sacco. Tanto più se questa mazzata arriva in un momento in cui al Napoli gira tutto male, dall’ecatombe di portieri alle sconfitte in serie. E tanto più se in giro vi sono reati ben più gravi puniti con pene ridicole. L’anno di stop per il lieve ritardo stride con le squalifiche farsa attribuite ai calciatori nel periodo in cui andava di moda il nandrolone. Sei mesi con decorrenza a partire da cinque mesi prima, un anno con la condizionale, una multa e due scappellotti. Dov’erano Wada e Tas in quel periodo? Perché un calciatore colpevole di ritardo (giustificato, per giunta!) deve ricevere una pena che è il doppio rispetto a quella inflitta ad un ciclista che ha ammesso di doparsi per davvero? Sono interrogativi che prima di lasciare perplessi provocano tanta rabbia, se si pensa che ne viene punito uno su un milione e anche per il reato sbagliato. E alla fine per un inspiegabile capriccio di qualche cravattino straniero che forse non ha mai visto una partita di calcio in vita sua a pagare saranno soltanto Mannini e Possanzini, insieme alle loro squadre attuali che sono altrettanto vittime di una situazione che definire assurda è utilizzare un pallido eufemismo. Per usare un sarcastico modo di dire moderno, si potrebbe dire che sorge il sospetto che sono proprio quelli dell’antidoping che si stanno drogando più di tutti. Solo così si spiegherebbe questa percezione tanto distorta della realtà, solo in questo modo si capirebbe tanto accanimento su una questione morta e sepolta. Anzi, probabilmente mai nata.

A chi scrive non resta che tributare affetto e stima ad un professionista serissimo e ad un calciatore di talento quale è Daniele Mannini, il quale in un anno di permanenza in azzurro ha dimostrato molte delle sue qualità, facendone intravedere altre che avevamo tutta la curiosità di scoprire. Purtroppo, a quanto pare, per il momento non sarà possibile. Per consolare Daniele potremmo sposare ciò che ha detto il presidente, ovvero che un anno passa più in fretta di quanto sembri, augurandogli di tornare nel 2010 e scaricare in rete tutta la comprensibile rabbia accumulata. Per finire, in tema di giustizia, un ultimo augurio potremmo riservarlo a questi signori che hanno stabilito il cervellotico provvedimento contro Mannini. Speriamo che un giorno trovino traffico in strada, arrivino con mezz’ora di ritardo in ufficio e siano licenziati in tronco per questo motivo. Possibile che il contrappasso esista soltanto all’inferno?

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