PAROLE PAROLE PAROLE…

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Eccole, finalmente. Le ha pronunciate, quelle parole. Quelle parole che un’intera città aspettava da tempo. Chiunque: dal più giovane al più vecchio, dal più appassionato a quello meno interessato, dal più fantasioso a quello più realista, dal più basso al più alto, dal più grasso al più magro, dal più brutto al più carino, dal più simpatico al più antipatico, dai cani ai gatti, dai gatti ai topi, dai topi ai…insomma, qualunque forma di vita presente in quella metropoli, aveva quel desiderio, quel sogno nel cassetto. Ma nessuno aveva mai avuto il coraggio di tirarlo fuori. Quasi per timore. Timore di dire qualcosa di assurdo e di irrealizzabile. Quasi come se non esprimendolo, quel desiderio, non rendendolo mai esplicito, quel desiderio, non si potesse mai nemmeno chiamarlo in quel modo. Ed un desiderio che non lo è, certamente non può essere realizzato, ma non può correre neanche il rischio che rimanga tale per sempre. E invece, in una giornata come tante, Lui, inaspettatamente, come solo un genio sa fare, con poche e semplici parole ha distrutto, ha bombardato quella trincea nella quale in tanti avevano cercato riparo. Ora non esistono più trincee, né mura di cinta, né tanto meno rifugi. Poche parole sono bastate a trasformare una guerra di trincea in uno scontro corpo a corpo. Da questo momento e per sempre bisognerà combattere a viso aperto, senza scudi, pronti ad essere colpiti o a vivere per l’eternità. Da questo momento e per sempre quel desiderio ha preso inevitabilmente forma. E ad ognuno di noi non resta altro che conviverci.

Diego Armando Maradona ha dichiarato: “Vorrei un giorno allenare il Napoli.” Queste, sono le parole che risuoneranno d’ora in poi nella testa dei napoletani. Sicuramente non poteva scegliere momento migliore, Diego, per lanciare questa bomba. Bomba mediatica, si capisce. Ma pur sempre devastante. Infatti, se questa affermazione va letta il più ingenuamente possibile (da tifoso insomma), come il sogno (così lui stesso lo ha definito) del più grande giocatore di tutti i tempi e come un’esplicita dichiarazione d’amore per la “sua” Napoli, tutto apposto. I tifosi azzurri sono liberi di sognare insieme all’idolo di sempre. Se invece, che el Diego mi perdoni, va letta come la più geniale delle affermazioni opportunistiche, allora cari napoletani, placate gli animi, non è successo niente. Rispolveriamo insieme qualcosa. Maradona è un genio. E a volte dimentichiamo, o forse addirittura non sappiamo, che il suo genio non si limita a quell’adorabile e divino piede mancino. È questa la differenza tra un genio ed una persona geniale. La persona geniale (come Messi, per esempio) lo è solo ed esclusivamente nel suo campo. Il Genio, quello vero, lo è in assoluto. E Maradona non smette mai di dimostrarlo. Abbiamo forse dimenticato quella lontana estate del 1990? Il 3 luglio, precisamente. Quando il caso volle che proprio allo stadio San Paolo dovesse svolgersi la più assurda delle partite del mondiale italiano: Italia – Argentina. A Napoli, proprio a Napoli, la formazione albiceleste capitanata da Maradona, veniva ad affrontare la Nazionale azzurra. Per giorni l’incredibile casualità tenne banco sui giornali, nell’opinione pubblica, molto più di quanto non lo facesse l’importante evento sportivo che stava avvicinandosi. Per giorni i tifosi napoletani si trovarono dinanzi ad un bivio. Il cuore li spingeva da una parte, la ragione dall’altra. Maradona o l’Italia? L’Italia o Maradona? Non era facile scegliere, non lo era per niente. E la storia, come al solito, si ripete. Sono trascorsi venti anni. Venti anni esatti. Diego non è più in campo anche se, malgrado l’età ed i vari acciacchi, vorrebbe e potrebbe esserci. Ora però la situazione è leggermente diversa. L’Italia è vergognosamente fuori dal mondiale. Purtroppo e per fortuna. Purtroppo perché, è chiaro, chi non vorrebbe che la Nazionale che lo rappresenta arrivasse più in fondo possibile. Per fortuna, quanto meno per Napoli e dintorni, perché  a differenza di quel memorabile 3 luglio adesso si è finalmente liberi di tifare per l’Argentina, liberi di tifare per Armando (l’avrà mai chiamato qualcuno così?). Liberi, liberi di urlare al mondo la propria vera ed unica fede senza temere di essere tacciati di antinazionalismo. E questo Maradona lo sa molto bene. Sa bene che da giovedì sera, i balconi napoletani sono adornati di una bandiera che, a guardarla bene, non ha niente a che vedere con il solito, triste verde-bianco-rosso. E da oggi ancora di più. Da oggi forse Napoli vorrebbe parlare spagnolo e trovarsi geograficamente dall’altra parte del mondo. Ha ottenuto esattamente ciò che voleva, Diego. Gli sono bastate poche parole, al momento giusto. E il gioco è fatto. Ma noi non siamo cinici e malpensanti. Non può essere stata un affermazione demagogica. El Diego non l’avrebbe mai fatto.

  

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