EQUILIBRI FAMILIARI

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Se il presidente lavorasse e vivesse a Napoli, i giornalisti farebbero poca fatica a “fare” i giornali. Ogni qual volta parla, De Laurentiis offre spunti e titoli a chi fa questo mestiere, anche a costo di imbarazzare qualcuno. Quando mette in discussione Donadoni, rischia di rompere il legame familiare che lo lega a quella zia del nord che li fece conoscere. Quando tiene sulla corda Marino, rinnega un rapporto che egli definì “di sangue”. Forse è ammaliato dai colleghi della “nouvelle vague” tipo Lotito, che se potessero frequenterebbero Coverciano per prendersi anche il patentino di allenatore. Nel frattempo, oggi a Napoli arriva il Siena di Marco Giampaolo, proclamato erede da un certo Fabio Capello. A proposito di allenatori, ci chiediamo se De Laurentiis abbia già deciso qualcosa. Il sospetto è forte, anche perché quando popolo e stampa chiedono, è difficile non cedere. Anche se ti chiami Aurelio De Laurentiis e non Luigi XIV, ed hai appena urlato al mondo “Le Naples c’est moi!”, anticamera di una lite con tua zia e con te stesso.

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