DOVE CI ERAVAMO LASCIATI…
Il Napoli, campione in carica, elimina l’Udinese ai calci di rigore e accede ai quarti di finale di Coppa Italia. Ma quanta sofferenza..
E dunque, dove ci eravamo lasciati? 3 Maggio, il trionfo dell’Olimpico, la doppietta dello scugnizzo, il primo trofeo targato Rafa Benitez. Sette mesi e mezzo dopo è ancora Coppa Italia, con la coccarda sul petto e la voglia di arrivare di nuovo in fondo; o meglio, questa dovrebbe essere l’idea. Contro gli Strama-boys non bastano 90 minuti, perché la paura di Thereau viene scacciata dal penalty di Jorginho; e non ne bastano 120, di minuti, perché se Marek si sveglia e mette la palla all’incrocio, dalla paura tocca passare al terrore, a quel greco di Panagiotis che nel dicembre del 2012 fece piangere Mazzarri e il San Paolo per due volte nell’arco di tre giorni : sforbiciata dal limite dell’area (a proposito, ogni tanto qualcuno potrebbe staccarsi dalla linea difensiva per intercettare il pallone in queste circostanze?) ed è ancora parità. E dunque, dove ci eravamo lasciati? Era il 22 dicembre, un mese dopo Doha, un altro trionfo, si torna sugli undici metri per prender parte alla lotteria dei rigori : allora fu Rafael, questa volta tocca ad Andujar, una parata molto simile a quella su Padoin per neutralizzare la conclusione dell’instancabile Allan. Non una bella partita, non un bel Napoli, con molti calciatori sotto tono (Mertens su tutti, ma quest’anno non è una novità, purtroppo) e gli errori in fase difensiva che ormai non fanno più notizia : il primo gol subito è la fotocopia dello 0-1 di Verdi contro l’Empoli, quello di Kone.. tanti, ce ne sono tanti come quello di Kone (Vasquez, Hernanes, Ibarbo). Si va avanti, con un po’ di fortuna, e si accede ai quarti di finale; sarà ancora partita secca, sarà ancora al San Paolo, sarà Napoli-Inter. “Siamo i campioni della Coppa e vogliamo dimostrarlo”, aveva detto Rafa Benitez alla vigilia del match di questa sera: ecco, ci sarà da dimostrarlo, il 4 febbraio, perché se a tanti può non interessare, questa “coppetta”, quando la si vince, non è poi mica tanto male.


