CARO SASA’, CI MANCHERAI TANTISSIMO…

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Caro Sasà, ci mancherai. Quello che partirà tra pochi giorni sarà il primo ritiro senza di te dopo ben 35 anni. I tanti nuovi arrivati non riceveranno mai il tuo gavettone di benvenuto e gli scherzi a cui li sottoponevi. In pensione con te ci va non solo un grande massaggiatore, ma un pezzo di storia del Napoli, un simbolo, un’istituzione. Un piccolo grande uomo a cui anche le mattonelle dello spogliatoio volevano bene. Una persona saggia e sempre disponibile che sapeva essere un punto di riferimento per tutti all’interno della squadra. Sarà difficile abituarsi all’idea di non vederti più la domenica su quella panchina, sarà dura realizzare di dover rinunciare ai tuoi scatti e alle tue accelerazioni, ogni qual volta un azzurro si accasciava al suolo. Il Napoli perde un grande professionista, capace di fare miracoli con le sue mani, (ne sa qualcosa il più grande di tutti, Diego Armando Maradona, tuo amico fraterno) ed i tifosi perdono un grande idolo. Già perché potrà sembrare singolare a qualcuno che non vive da vicino la nostra realtà, ma tu a Napoli eri un idolo della tifoseria, al pari dei campioni più celebrati.

Frequente, infatti, nei ritiri era vedere persone e ragazzini circondarti per strappare una foto ricordo con te. Ma per far comprendere appieno la tua grandezza basta raccontare quest’anneddoto: era la primavera del 1996, il Napoli di Boskov annaspava nelle zone basse della classifica e non riusciva ad andare aldilà di un noiosissimo 0-0 casalingo contro il Cagliari. A circa 20 minuti dalla fine, Cruz si fa male e subito, per prestargli le cure del caso, parti dalla panchina con un accelerazione da centometrista, l’unica degna di nota in quella squallida e calda giornata. Il San Paolo accoglie con un boato quella “prodezza” del suo piccolo masseur, e da quel momento fino al termine dell’incontro le curve intoneranno all’unisono: “Su dai fai gol, e dai Carmando facci un gol”. Sei stato l’unico “fuoriclasse” trasversale, capace di mettere d’accordo tutta la tifoseria azzurra. Si può amare o meno un calciatore, un allenatore, un presidente o un dirigente, ma non c’è nessuno che ami il Napoli e che non abbia amato anche te. Nell’ultimo anno di 35 di onorato servizio resi alla causa azzurra, hai dato il più grande esempio di attaccamento alla maglia in 83 anni di storia di questa gloriosa società. Poche ore dopo aver reso l’ultimo saluto alla tua amata sorella, sei partito da solo alla volta di Bologna per raggiungere la squadra e sedere in panchina al tuo posto come di consueto. Per questo non smetteremo mai di ringraziarti e ti porteremo sempre nel cuore, piccolo grande guerriero azzurro.

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