CARO MAREK, IL TUO FUTURO E’ ADESSO
Che fine ha fatto Marek Hamsik? E’ questa la domanda – apparentemente senza risposta – che tormenta i tifosi del Napoli da cinque mesi a questa parte. Quel giovanotto sfrontato, caparbio, per certi versi irriverente, che con le sue giocate ha deliziato i napoletani e non solo, calamitando su di sé le attenzioni dei grandi club. Quel ragazzino dinamico e volenteroso, il prototipo del centrocampista moderno si diceva. Con ogni probabilità, la causa di questa inaspettata quanto costante involuzione non la sa spiegare nemmeno lo stesso Marek. Eppure anche questo campionato era cominciato sotto i migliori auspici con ben quattro reti segnate nelle prime sei presenze. Tanto che il prestigioso quotidiano inglese The Times, lo aveva inserito al dodicesimo posto nella classifica dei cinquanta under 23 più promettenti al mondo. Addirittura a gennaio era riuscito ad giudicarsi anche l’Oscar del calcio come miglior giovane, battendo la concorrenza di due talenti come Balotelli e Giovinco. Insomma la corsa verso la gloria di Marek Hamsik sembrava tutta in discesa. Un predestinato.
E invece in questo 2009 lo slovacco non riesce ad azzeccarne una. Tutto cominciò con la nefasta partita dell’undici gennaio con il Catania, dove Hamsik sbagliò il calcio di rigore del possibile 1-0. Da allora è stata un escalation di prestazioni indecenti. Da allora, lo zelante dottor Jekyll ha lasciato spazio ad uno svogliato signor Hyde. Ma mentre secondo il celebre romanzo di Stevenson, questa particolare scissione della personalità era dovuta ad uno specifico miscuglio di sostanze chimiche, nel caso del nostro Marekiaro, invece, i motivi possono essere vari e per nulla semplici. Gli attestati di stima da parte dei grandi club, la possibilità di guadagnare molti più quattrini, giocare in una squadra che possa lottare per il vertice, prendere parte alla Champions League, sono solo alcuni dei motivi che potrebbero aver distratto il ragazzotto slovacco. Certo, se si prende in considerazione l’ultima dichiarazione ufficiale di Hamsik – che la professionalità e la solerzia dell’ufficio stampa del club azzurro fa risalire alla fine dello scorso anno –, il calciatore si diceva felice di stare a Napoli e soddisfatto di quanto guadagnava. Da allora, però, ne è passata di acqua sotto i ponti. E se si aggiunge pure la rapina subita in pieno centro, non è assurdo pensare che qualche cosa nella testolina del buon Marek possa essere cambiata.
Hamsik, però, dovrebbe sapere di essere un professionista ed anche ben pagato. Inoltre gioca in un club che, anche se non avrà vinto tantissimo nella sua storia, è pur sempre la quinta società in Italia. Quindi i circa sei milioni di tifosi del Napoli sparsi per il mondo meriterebbero un po’ più di rispetto da un calciatore che, seppur bravissimo in prospettiva, non ha ancora fatto nulla. Momenti storti nel calcio capitano a tutti. Ma l’impegno è un’altra cosa. Quello va messo sempre. A maggior ragione se porti quella maglia addosso. Quella maglia che per sette anni indossò Lui. Il più grande.
Non siamo dei sognatori e sappiamo fin troppo bene che il calcio non è comandato dal cuore ma dal dio denaro. Quindi, se Hamsik a fine stagione ritenesse che restare a Napoli significherebbe limitare e rallentare il suo processo di crescita, allora che vada per la sua strada. Lo ringrazieremo e gli augureremo il meglio per la sua carriera. Ma fino a quando vestirà quella maglietta di colore azzurro, la deve rispettare e la deve onorare. In quella maglia c’è la passione di tanta gente. In quella maglia ci sono passati tanti campioni. In quella maglia c’è l’anima di una città intera. Per questo caro Marek, pretendiamo il massimo impegno in particolare da te che, in fondo, hai tutte le caratteristiche e le qualità per prendere in mano la squadra. Mancano due partite alla fine della stagione e al di là di quale potrà essere il tuo futuro, ti chiediamo ora più che mai di lasciare in campo tutto. In fondo, se ci pensi bene, ce lo devi.
