RANIERI, IL VINCENTE COL SENNO DI POI
E alla fine la bomba scoppiò. Dopo settimane di imbarazzanti ambiguità la volubile dirigenza juventina ha deciso di dare l’attesa sterzata e ha mandato a casa Claudio Ranieri. Troppo tardi o troppo presto? Giusto o sbagliato? Probabilmente non lo sapremo mai, intanto il “settantenne” Ranieri, in tempi non sospetti provocatoriamente invecchiato dal mai banale Mourinho, viene sostituito ad interim da un neofita d’eccezione, uno che finora la panchina l’aveva vista soltanto da comprimario di un illustre mentore, il più illustre di tutti. Ciro Ferrara, da collaboratore di Lippi alla panca più titolata d’Italia: tanti tantissimi auguri.
Poveraccio però, il buon Ranieri. Un mister che più mister non si può, perché è di certo il più inglese di tutti i tecnici italiani. Ci sono uomini che rincorrono il proprio destino finché non riescono a prenderlo e altri invece che cercano di sfuggirgli senza alcun successo, poiché alla fine il destino li raggiunge sempre, anche in capo al mondo. Ranieri fa senz’altro parte della seconda categoria, quelli che sembrano avere un cartello dietro la schiena, di quelli che appiccichi al compagno di classe più sfigato senza che lui si accorga di nulla. La sua etichetta è quella del bonario precettore di giovani rampanti destinati al successo. Lui insegna il mestiere e alla fine del corso loro spiccano il volo; una stretta di mano, una bomboniera e tanti saluti. E dopo un mese del prof nessuno si ricorda più. Questa in sintesi la carriera recente di Claudio Ranieri, un eterno dejà vu in grado di far impazzire anche l’uomo più equilibrato e virtuoso. Valencia e Chelsea, due esperienze analoghe per molti versi, soprattutto nel finale. Due squadre prese in fasce e portate ad una crescita costante, anche oltre le proprie possibilità, con tanto di vittoriette di contorno giusto per farsi la bocca al successo vero. Il fato vuole che il trionfo arrivi, sia per gli spagnoli che per gli inglesi, quando lord Claudio fa le valigie e cambia aria. Per la serie, tu semina che a raccogliere ci pensiamo noi. Chelsea e Valencia senza Ranieri hanno raccolto fior di scudetti, con il comune denominatore di quella gratitudine sommessa che si deve a chi ti ha scortato fino alla porta dell’Olimpo. Tanta stima e tanti complimenti, che te li fai fritti se poi a conti fatti non hai vinto un bel niente.
Probabilmente sarà lo stesso anche con la Juve. Claudio Ranieri ha avuto l’onere, più che l’onore, di allenare una delle Juventus meno nobili degli ultimi decenni. Tanti ragazzini promettenti chiocciati da campioni gloriosi ma satolli, una rosa che sa tanto di progetto vincente in corso d’opera, ancora ben lontano dal traguardo. Non sono pronti i bianconeri per tornare ad alzare trofei, ma non è certo colpa di Ranieri. A lui semmai va il merito di aver traghettato altri campioncini verso un futuro prossimo ricco di gloria, il punto è che stavolta gli è andata anche peggio del passato. Perché a causa di quella tipica ingratitudine tutta italiana sarà anche additato come il massimo responsabile di un fallimento che fallimento non è, visto che ha spremuto il massimo da un frutto così poco succoso. Così oltre a perderci il sonno e lo scudetto ci ha perso anche la faccia, anche se nel fondo del suo cuore continuerà a ripetersi che in realtà non era colpa sua, e lo sapevano tutti. Un giorno, magari, lo ringrazieranno anche a Torino. Una magra consolazione per una bella fregatura: ‘a Raniè, ma chi te l’ha fatto fare?
