BUNKER O COLABRODO: SARA’ LA DIFESA A DECIDERE LE SORTI DEL NAPOLI

BUNKER O COLABRODO: SARA’ LA DIFESA A DECIDERE LE SORTI DEL NAPOLI src=

La difesa. E’ stata questa la parola chiave del Napoli ammirato da agosto fino ad oggi. “Chiave” nel vero senso della parola se si considera che  nel corso dell’attuale stagione la retroguardia azzurra ha aperto, con un’evidente e pericolosa alternanza, vuoi le porte del paradiso che quelle dell’inferno. O per meglio dire del purgatorio, perché tutto sommato una cosa bisogna riconoscerla: ovvero che i partenopei nelle fiamme (quelle vere, della zona della classifica che scotta…) non ci sono mai finiti. Anche nei momenti più bui, che tuttavia hanno rilegato gli uomini di Mazzarri per buona parte della stagione tra le squadre di limbo. Senza infamia e senza lode, per intenderci. Abbondantemente al sicuro, ma lontani in alcuni momenti anche dall’Europa League. Poi qualcosa è cambiato, ed ha dato il via ad una rincorsa eccezionale. La difesa, sempre lei, poco dopo il giro di boa si è tramutata da colabrodo a bunker, e il terzo posto è arrivato ad un tiro di schioppo. Fino alla serata di Londra, dove il reparto arretrato è salito di nuovo sul banco degli imputati con quattro reti incassate. Ma non quattro prodigi del Chelsea, bensì un poker che a guardarlo ancora oggi a distanza di giorni non ci si capacita di esser stati eliminati a causa di tanti e tali svarioni. Poi ecco Udine e il Catania, con altri due gol subiti a partita degni dell’anti-manuale del calcio (per usare un eufemismo) con la solita manciata di punti sfuggiti, soprattutto contro i siciliani. Distrazioni? Errori tattici? Forse un pò l’uno e un pò l’altro, fatto sta che gli “orrori” di un reparto ancora troppo immaturo nonostante la non più giovanissima età dei suoi protagonisti principali sta costando al Napoli una vera e propria fortuna.

 

De Sanctis – Senza dimenticare che è l’intero reparto arretrato ad essere in affanno, e senza voler gettare la croce su un solo capro espiatorio, il portierone azzurro sta vivendo forse i giorni di maggiore appannamento della sua avventura partenopea. Non che si sia reso protagonista di chissà quali errori, ma indubbiamente Morgan non sta trasmettendo (ai tifosi ma forse anche e soprattutto ai suoi compagni…) quella stessa sicurezza che lo ha invece sempre caratterizzato dall’approdo all’ombra del Vesuvio. Soprattutto nelle situazioni di palla inattiva, dove il De Sanctis indiscusso padrone dell’area di rigore è venuto clamorosamente a mancare, contribuendo a rendere ancor più vulnerabili i suoi già distratti compagni di reparto. Se a questo si aggiunge qualche uscita letteralmente “a vuoto” ammirata ultimamente e una serie ormai lunga di palloni sfuggiti dalle mani in presa aerea, allora ecco servito il momento nero. Purtroppo sbaglia a non uscire sui corner darebbe piu' sicurezza ai compagni, sbaglia sempre i rinvii con i piedi. E' chiaro che la  condizione di forma è precaria. O stress mentale dovuto ai troppi impegni? O semplicemente contratto in scadenza? Dalla voce di Pastorello, procuratore del numero uno azzurro, potrebbe evincersi la natura del problema: “Morgan, per una questione caratteriale, non ama rimanere in una situazione di scadenze di contratto. Ama lavorare nella tranquillità, non è mai stato in scadenza in vita sua e vorrebbe evitare che questo accadesse per la prima volta proprio in un momento in cui le cose vanno oltremodo bene. Aspettiamo un gesto della società, siamo appena a marzo e possono succedere tante cose. Quando la stagione sarà finita e gli obiettivi saranno centrati, parleremo certamente di rinnovo. Noi non abbiamo avanzato nessuna richiesta, nessuna pretesa ne contrattuale, nel senso di durata, ne tantomeno in termini economici”. Parole dalla tempistica quasi magica, considerando che quello che è successo poi è sotto gli occhi di tutti.

Translate »