E BRAVO DE GUZMAN! MA NON SARA’ UN’AVVENTURA…

La zampata inattesa del bravo olandese mitiga solo in parte le obiezioni su un Napoli per nulla rinforzatosi quest’estate. Vabbè che siamo agli inizi, ma viste tali premesse…

Si doveva vincere per mettersi alle spalle la Caporetto del San Mamés, oltreché per iniziare col piede giusto un campionato in cui concentrare parecchie energie una volta perso il primo obiettivo stagionale. E si è vinto, seppur a stento. E si è cancellato peraltro uno storico tabù, dato che il Napoli non aveva mai battuto Gasperini da tecnico genoano. Benitez aveva chiesto ai suoi ragazzi una prova di carattere, una dimostrazione di forza specialmente mentale dopo tensioni e polemiche lunghe due settimane e, più in là, quasi un’intera estate. E l’ha avuta, soprattutto negli ultimi minuti della serata di Marassi, quelli in cui gli azzurri hanno fatto ciò che avremmo voluto vedere per tutto il match: gestione della palla e ripartenze, marchio di fabbrica di Don Rafael. Ma a parte questo arrembante e fortunato forcing, non c’è affatto nulla da ridere per ciò che concerne il resto. Anzi, di riflessioni ce ne sono tante, troppe, per nulla foriere di pensieri positivi. Le stesse riflessioni che sarebbero dovute scaturire da chi ha operato la campagna acquisti versione summer ’14 del Napoli. E che sono legittimate da quanto accaduto sul tappeto verde ligure.

Eh sì, perché, casomai ce ne fosse bisogno ripeterlo, le falle non turate in tre mesi si sono mostrate in tutta la loro evidenza, fors’anche peggio di come affliggevano il Ciuccio fino allo scorso maggio. Il tallone d’Achille di questa squadra è rimasto tale, nel pacchetto arretrato e in mediana. Dal primo, già aggravato dalla partenza di Fernandez (sapremo un giorno perché se n’è davvero andato via…?), è emersa mancanza di esperienza e attenzione. Una pecca tutta concentrata nella rete subìta dai partenopei: qualcuno dica a Koulibaly che difendere a zona su un cross non significa necessariamente dimenticarsi del diretto avversario. Se poi quest’ultimo è sempre una vecchia volpe come Pinilla (che leone in campo!), allora stiamo freschi. E meno male che il francese s’è rifatto nella ripresa con alcune chiusure precise, preziose all’economia del risultato. Potevamo mai aspettarci, magari, che Maggio fosse diventato un signor terzino dalla sera alla mattina? Ma certo che no: ci basta riferirvi che dalle sue parti Perotti, Antonelli, Marchese e Kucka hanno fatto i loro comodi. Fatta salva la sicurezza di Albiol, occorre dire che il Zuniga reduce da mesi di infinita sosta ai box e dai Mondiali è andato così così, senza infamia né lode, comunque in evidenza nella volata finale. Quanto al centrocampo, le preoccupazioni se possibile diventano ancor più inquietanti. Non è che ci si dovrebbe tirare i capelli per il mancato arrivo di Mascherano, eppure un leader lì in mezzo andava preso. Il Jorginho protagonista di belle notti della scorsa stagione è diventato un mistero: non torna dietro, non ha più la calma olimpica del numero 4, sbaglia controlli e passaggi come se piovesse. E siccome non ha quasi fatto filtro al centro, ne è conseguito che Inler, già impreciso di suo, non s’è sempre prodotto in percussione come gli riesce quando ha le spalle coperte. Di Hamsik che, una volta ricevuta palla, sterza e fa retromarcia invece di accelerare in quarta, sarebbe perfino superfluo parlarne. Se il buongiorno si vede dal mattino, qui c’è odor di critiche destinate a ripetersi sullo slovacco…
Chissà perché al posto suo è entrato poi il salvatore della Patria: Jonathan De Guzman. Arrivato appena pochi giorni fa, ha partecipato attivamente all’azione offensiva nei minuti conclusivi, ha smistato palloni illuminati e all’ultimo assalto s’è fatto trovare pronto all’appuntamento. E ha dimostrato due cose: primo, ci sa fare col pallone; secondo, senza Marek si può vincere, magari anche di slancio. E bene o male anche gli altri hanno fatto il loro dovere. Callejon è ancora l’ombra di se stesso, però quella rete dopo centoventi secondi basta e avanza per riprendersi moralmente. Insigne è apparso meno cincischiante (giusto un pò meno, eh…), ma quella rete mangiata solo soletto davanti a Perin non la si sbaglia nemmeno a occhi chiusi: che ci vuole a scartare il portiere e metterla a porta vuota…? Higuain ha avuto rabbia agonistica da vendere, generosità e quella classe di cui mai è privo. Attivo pure Mertens nei pochi minuti a disposizione. Quanto a Michu, apparso per poco in campo, rimane n.g. Queste note liete, per quanto confortanti e decisive ai fini del successo fondamentale, nondimeno non cancellano le nostre riserve. Questo Napoli non è più forte dello scorso anno; al contrario, rimane indebolito nei ruoli e psicologicamente dall’assenza di un uomo-spogliatoio come Reina, gravato dalle lacune di cui sopra. E se persino il buon Genoa mette in ambasce un collettivo rimasto indietro rispetto alle sue competitors, allora rimbocchiamoci le maniche, malgrado settembre incominci appena domani. Questa stagione non sarà un’avventura. E Lucio Battisti c’entra poco…de-guzman-napoli-calciomercato

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