A LEZIONE DA ARSENE: BOCCIATURA PER BENITEZ E PER IL NAPOLI

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Che nella tana dei Gunners non sarebbe stata una passeggiata lo si sapeva. Che si sarebbe dovuto sudare contro uno dei collettivi più freschi d’Europa, allenato da un Signore della panchina come Arsène Wenger, era cosa nota. Tuttavia nessuno, nemmeno i più pessimisti, si sarebbero aspettati una batosta così netta per il Napoli. Non tanto nel punteggio (due reti non sono un fardello pesante, anche se potrebbero essere decisive ai fini della classifica), quanto nel gioco, nella personalità, nelle condizioni psico-fisiche di alcuni elementi. Ma anche, e soprattutto, a livello tattico, nel confronto tra Benitez e il suo illustre collega francese. Un confronto decisamente impari, a tutto favore del secondo, il quale ha letteralmente impartito un’autentica lezione di calcio a un Don Rafael che di errori ne ha commessi, al di là della scarsa vena dei suoi ragazzi. E non solo nel disporre lo scacchiere, già svuotato dall’assenza last minute di Higuain.

Certo, ci sarebbe da parlare delle circostanze avvilenti in cui sono maturate le due reti subìte, le quali hanno visto protagonista il solito Britos. Solito sì, perché non sarebbe lui se, quando il Napoli viene bucato, ci mettesse spesso lo zampino. Come sul primo goal, quando non ha rimediato al precedente errore di Zuniga, fattosi scavalcare dal lancio di Giroud per Ramsey; l’uruguagio s’è fatto sfuggire il gallese, e ciò ha innescato una reazione a catena tale per cui tutta la difesa ha lasciato campo libero a Ozil. Oppure sul secondo, ove ha letteralmente passato palla ancora a Ozil, permettendogli di andare sul fondo e servire una palla al bacio per Giroud. Tutto questo nel primo quarto d’ora. Fermo restando che certi sbagli non te li puoi permettere contro le big, figuriamoci con l’Arsenal primo in Premier, ciò che salta all’occhio è l’immobilismo con cui Benitez ha affrontato tutto il match. A livello tattico, appunto. Non si può non ovviare al disagio di giocare in inferiorità a centrocampo, con soli due mediani messi in crisi da tre avversari (Ramsey, Arteta e Flamini) tosti, agguerriti, veloci, pronti ad aggredire per poi riavviare i giochi, spalleggiati dagli accentramenti di Rosicky e dalla generosità di Gibbs. Sarebbe stato molto meglio un 4-4-2 in piena regola, con Pandev fuori, Zapata al suo posto affiancato da Insigne, e un centrocampo più ordinato, ma anche più dinamico, con l’inserimento di Dzemaili al posto di uno spento Inler. Spento quanto Hamsik, alla prese con un’involuzione pericolosissima, per se stesso oltreché per le sorti della squadra intera. A proposito di Zapata: perché è stato messo dentro quando ormai tutto era già deciso? Perché, invece di gettarlo nella mischia, Don Rafael ha azzardato l’assurda mossa di schierare Callejon (non proprio un ariete) punta centrale. Perché si è dimenticato di avere in panchina un giocatore come Mertens, che nelle fasi finali avrebbe potuto creare apprensioni agli inglesi un pochino sulle gambe? Sulle mosse inopinate, tipo quella di inventarsi l’ex madridista centravanti, attendiamo le sue risposte, sicuri che le darà. Sul mancato utilizzo dell’ex Estudiantes, invece, una mezza idea ce l’abbiamo. Forse il tecnico spagnolo non lo ritiene pronto. E allora a chi la colpa, anche se siamo ancora a inizio stagione? Ora come ora, verrebbe da pensare a chi fa il mercato insieme all’allenatore. Certamente fare giudizi ora, a inizio Ottobre, potrebbe essere eccessivo. Ciò che si può processare, tuttavia, è l’atteggiamento complessivo assunto dall’intero gruppo azzurro all’Emirates Stadium. Non si può buttare il primo tempo in quel modo, con la testa ancora negli spogliatoi. Non si può regalare un’intera sfida, e in particolare il suo primo quarto d’ora, ai boys di Wenger. Molli, lenti come una moviola, svogliati, distratti (nella mente, attenzione, non nelle gambe!), i partenopei hanno consentito ai loro contendenti ogni comodità. Ovvio, non tutti erano così sera. Gli unici a cavarsela, quantomeno in umiltà e abnegazione, sono stati Insigne e Callejon e, in seconda battuta, un Mesto meno timido del solito. Reina sui goal non ha colpe (che critiche gli vuoi menare?). Bocciati invece tutti gli altri, come bocciato Benitez nel non essere riuscito ad avergli inculcato, almeno stasera, un’attitudine meno supponente.

Quell’attitudine che invece non ha avuto l’Arsenal. I Gunners hanno congelato i ritmi quando necessario, hanno accelerato al momento opportuno, hanno nascosto palla mandando in tilt gli spenti azzurri. E, guidati dal loro saggio maestro, hanno impartito la severa lezione di calcio a Benitez e ai suoi ragazzi. Sul piano del gioco come per l’atteggiamento. C’è da auspicarsi che il Napoli impari molto da tale lezione, in vista dei prossimi imminenti impegni europei. Gli inglesi hanno già messo la quarta in classifica, il Borussia si è risvegliato, l’Olympique potrebbe avere reazioni d’orgoglio. Non sarà un girone facile, e c’era da aspettarselo. Ma potrebbe diventare ancora più arduo, con esiti fatali, se non si farà tesoro di questa serataccia.

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