FINALE DI COPPA POSSIBILE. MA QUANTA AMAREZZA …
No, la nottata non ne vuol sapere di passare. Non può essere consolatorio nemmeno il fatto che il goal (anzi, i goal: 2, e non sono pochi) in trasferta si sono realizzati tenendo ancora vivo il discorso-finale in vista del ritorno. E pensare che ad un certo punto sembrava che tutto filasse liscio, che la contesa si trascinasse sui binari di un giusto pari, stretto alla Roma e straguadagnato, oltreché strameritato, per il Napoli. Invece è bastato ricadere nelle solite amnesie sul più bello, negli ultimi istanti. E’ bastato lasciare la porta aperta nell’ultimo disperato affondo di una squadra giallorossa che, forse, essa stessa manco più credeva di poter calare a Fuorigrotta mercoledì prossimo col coltello dalla parte del manico. Cosa che invece accadrà. Perché Rudi Garcia, per quanto bravo ed esperto, sembra continui a godere del favore degli Dei, dato che la sua Maggica non ha fatto grossi sforzi per portare a casa la vittoria di misura. E perché il Ciuccio, per quanto il più delle volte abbia mantenuto l’atteggiamento giusto, non è stato solo punito dai suoi limiti ormai risaputi, ma anche dall’aver trovato sulla sua strada il moto perpetuo di Gervinho e la prodezza di Strootman. Bravi, figurarsi. Ma viene da pensare che, con la giusta concentrazione nei momenti-clou, quelle reti giallorosse non sarebbero venute fuori. La concentrazione: l’unica arma contro le ristrettezze che affliggono Benitez.
Il quale la partita l’ha preparata bene, va detto, a dimostrazione di come le critiche ricevute in settimana da più parti siano state più che ingenerose. Occorreva coprire i pertugi ai lupacchiotti e gli azzurri l’hanno fatto, anche se su quelle fasce Maggio, dopo un inizio speranzoso, ha sbagliato di tutto o quasi, mentre sul lato opposto Reveillere, oltre a perdersi Gervinho (insieme ad Albiol) in occasione della prima rete, non ha spinto. Il caso ha voluto che si facesse male e che al suo posto trovasse spazio Ghoulam. Niente male l’algerino, davvero niente male; buon piede su cross e tiri piazzati (una castagna stava imbambolando De Sanctis), bella corsa e resistenza, timidezza zero: c’è da sperare che ancora una volta Don Rafael abbia visto bene. Tuttavia non è stata solo la difesa a esprimere note poco liete. Va sottolineata, infatti, e ci rincresce doverlo ammettere, la prova incolore di un Hamsik spento e inconcludente, spesso avulso dalla manovra e talvolta esibitosi in errori elementari, dai quali sono addirittura scaturite ripartenze romaniste. Almeno ora, però, a differenza che in altre occasioni, Benitez non ha esitato a toglierlo di mezzo in luogo di Mertens. Provate a indovinare come mai, dopo tre giri di lancette, il belga alla prima occasione buona abbia fatto centro; e come mai abbia messo lo zampino in quasi tutte le azioni offensive partenopee di lì alla fine, trovandosi quasi ovunque in mezzo al campo. E recitando un ruolo fondamentale con un Jorginho sempre più certezza, seppur calato alla distanza; un Higuain che, generosità e sacrificio a parte, ha avuto la cocciutaggine di crederci in occasione dell’1-2; un Inler che, bene o male, ha giocato un secondo tempo ordinato, aggredendo meglio del previsto Pjanic e mettendo densità in linea mediana.
E allora, stando così le cose, perché si è perso? Qualcuno dirà perché Benitez ha levato il Pipita per il rientrante Behrami eliminando peso in attacco. Strano, perché tante volte s’è chiesto al mister di adottare un modulo più accorto. Oppure si sottolineerà che Callejon, pur dimenandosi su e giù, ha sbagliato qualche controllo facilissimo e non è un fenomeno. Calmi, è un essere umano anch’egli e come tale sta ricaricando le pile. E si accuserà il tecnico di continuare a puntare su Insigne, ritenuto ancora da molti un ragazzino che viene dalla B. Niente di più sbagliato: la sua unica colpa è solo la fissa del goal a tutti i costi, state certi che prima o poi gli passerà. Bando alle ciance, i motivi della sconfitta azzurra li abbiamo elencati in precedenza. E’ una sconfitta amara, inutile ripeterlo. Eppure va accolta con un pizzico di serenità. Ci sono ancora novanta minuti da giocare in un San Paolo ove il pubblico accorrerà in massa (questo è sicuro!), e non è detto che la Roma, per quanto ben cementata dal suo mister, non ceda alla pressione di giocare in una bolgia. E, risultato negativo a parte, restano le speranze e la fiducia originate dalla prestazione messa in mostra all’Olimpico, ben altra rispetto alla figuraccia di Bergamo e vicina a quella del Napoli dei tempi migliori. Ma l’amaro in bocca resta. Se si pensa che, quando affronta gli azzurri, a Garcia non ne va una storta (o forse ha in rosa giocatori che al Ciuccio mancano …?). E se si pensa che, senza il guizzo finale di Gervinho, ci sarebbe stata una bella iniezione di fiducia. Proprio quella di cui i partenopei hanno bisogno per uscire dalla nottata che ancora non ne vuole sapere di passare.
