AURELIOILERUA

AURELIOILERUA src=

Conoscendolo, e volendo servirsi di un già abusato ossimoro, verrebbe da dire che il suo silenzio è a dir poco assordante. Aurelio il chiacchierone, Aurelio il caciarone, Aurelio l’istrione che trasforma ogni evento in show. Un uomo estroverso e loquace quando le cose vanno bene almeno quanto diventa cupo e silenzioso quando vanno male. Double face, come ci ha insegnato da tempo. Il calciofilo e il cinefilo, l’avaro e il prodigo, la brevitas del twitter e le emorragie verbali radiotelevisive. Una persona, due personalità. Dottor Jekyll e Mr. Hyde, giusto per continuare a giocare sul filo dell’originalità. 

 

Poche, pochissime parole al termine del mercato di riparazione, tattica inversa rispetto alla vigilia della stessa sessione, quando addirittura si prese il lusso di farsi i conti in tasca da solo. Saranno state forse quelle cifre clamorosamente bucate, quei 50 milioni che per poco non son diventati 05, sempre giocando col famoso specchio. Uno scarno benvenuto ai tre nuovi arrivi, un frugale saluto al destituito capitano Cannavaro. Questo è tutto, 560 caratteri (140×4) a corollario di trenta snervanti giorni di trattative. Diciotto virgola 66 lettere al giorno, per gli amanti delle medie matematiche. Per non parlare del post mercato, dove i calcoli sono ben più semplici: basta dividere zero per il resto dei giorni. 

 

Cosa  si cela dietro questo silenzio? Di certo pensieri non felici, dopo la batosta bergamasca e quelle altre (presunte) prese in sede di trattativa dal fido Bigon. Si narra che addirittura sia dovuto intervenire DeLa in persona per chiudere Ghoulam, altrimenti rischiava di ritrovarsi ancora Armero. Non ne sarà stato felice così come non sarà stato felice delle ultime uscite in campionato, figuracce che hanno messo la pietra tombale sul tricolore, altro proclama di inizio stagione drammaticamente sconfessato. Figuriamoci quanto potrà essergli dolce ricordare quei 18 (diciotto!) milioni spesi per Inler, ironico protagonista domenica del passaggio più illuminante della sua interminabile vacanza napoletana. E quelli di Britos, quelli di Dzemaili, quelli di Pandev e quelli non incassati per cedere Maggio quando ancora aveva un valore. Soldi volati via come i sogni, scivoloni sull’olio di un meccanismo che ora si è palesemente inceppato. Qualcosa non va, forse qualche testa a fine anno potrebbe cadere. Speriamo non Benìtez, che non vende sogni ma solide realtà; più probabile tocchi a qualcuno un po’ più su, che – non ce ne voglia – qualche errore l’ha sicuramente commesso. Certo, al presidente non guasterebbe anche un esame allo specchio; che sia però uno specchio riflettente, non deformante. 

 

Eppure chi vi scrive continua a voler guardare il bicchiere mezzo pieno, a voler essere ottimista a tutti i costi. Il mercato non è stato così malvagio come dicono tutti; Jorginho è un campioncino, Henrique e Ghoulam potrebbero stupire. Si sono risolte tre assolute criticità nella rosa, con risultati che si vedranno presto. I nuovi non possono essere peggio dei vecchi, l’allenatore sa il fatto suo, risultati e bel gioco torneranno presto. Non dimentichiamo che in palio c’è ancora una qualificazione Champions e due coppe, mica poco. Arrivassero terzo posto e Coppa Italia al primo colpo si sarebbe ben oltre Mazzarri, se arrivasse l’Europa League al posto della coppetta di Lega non ne parliamo neppure. Tutto possibile, ma ad una condizione: archiviare il momento-no e guardare avanti. La prisa questo Napoli non l’ha mai avuta, ed è giusto così, ma la pausa se l’è presa eccome. Ora basta però, è tempo di ritornare a correre, sperando di chiudere la stagione con almeno una medaglia al collo. Una medaglia possibilmente ad una faccia.

Translate »