LE PAROLE CHE (NON) TI HO DETTO

LE PAROLE CHE (NON) TI HO DETTO src=

Quando è arrivato a Castelvolturno, il Napoli non era una squadra. Quando lascerà il centro sportivo azzurro, l’eredità sportiva sarà pesante. Il primo interrogativo è proprio questo, e non è una domanda da niente: ma Walter Mazzarri andrà via? Le carte dicono luglio 2013, tuttavia il calcio moderno ha riscritto anche i vecchi detti latini. Al punto che le parole valgono spesso più degli scritti. E di parole se ne dicono sempre tante, o troppo poche.

Di questi tempi Mazzarri dovrebbe parlare di più prima delle partite, meno subito dopo. Soprattutto quando si perde. Fortuna che al Napoli quest’anno è capitato poco: 9 volte, due in più se si contano anche le trasferte europee. Quasi sempre, però, anziché analizzare gli errori, l’allenatore ha seguito tre strade: attaccarsi agli episodi, celebrare la classifica, lamentarsi degli arbitri. Dimenticando che una sana autocritica fa bene anche a chi è terzo e non è stato mai esonerato in dieci anni di onorata carriera.

L’Italia, l’Europa ed il mondo hanno celebrato le imprese dell’unica squadra che è riuscita a tenere il passo del Milan pur non avendone i mezzi né lo spessore. Limiti certificati dai numeri negli scontri diretti (0 punti contro le milanesi e l’Udinese, una sola e rocambolesca vittoria contro la Lazio). Nessuno aveva chiesto al Napoli di arrivare così in alto, non oggi. Molti lo faranno tra qualche tempo, e per arrivare in alto ogni occasione è buona per crescere. Il Napoli non è lì per caso e Mazzarri non è l’allenatore del Chievo. La mentalità vincente, nel calcio, è il non volersi accontentare mai.

Se l’allenatore non vuole prendere parte all’analisi dei limiti della sua squadra, c’è da pensare: o non è ancora maturo per allenare una “big”, o non si sente coinvolto dal progetto che il presidente De Laurentiis ha costruito intorno a lui blindandolo con un accordo triennale quando aveva fatto poco. In entrambi i casi, c’è da preoccuparsi. Ed i silenzi di Mazzarri non aiutano a capire. Ecco perché, alla vigilia delle partite (quando si guarda inevitabilmente anche ad un futuro meno prossimo), il tecnico dovrebbe parlare di più. E lasciarsi andare a risposte chiare, trasparenti.

“Parlo alla fine dell’anno” non è una risposta. C’è un contratto in essere che dovrebbe rendere retoriche le domande. Ma nel calcio di oggi, come detto, non è così. Lo dimostra il fatto che Mazzarri non se la sente di dare la risposta più scontata (ma forse meno onesta) che si usa dare a simili interrogativi: “Sono lusingato dalle offerte, ma ho un contratto che intendo rispettare”. Lui invece si ferma a metà, creando inevitabile imbarazzo in società e non solo. Un’azienda in crescita non può mai restare spiazzata.

Ecco perché il Napoli rispetterà ma non aspetterà Mazzarri, né nessun altro. Sarebbe tuttavia un peccato  se finisse così. Una volta tanto, Walter accetti un consiglio: parli di più del Napoli, sia prima che dopo le partite. Di altro meglio non parlare, giurando di non farlo neanche alla fine della stagione.

LE PAROLE CHE NON TI HO DETTO

LE PAROLE CHE NON TI HO DETTO src=

A scuola insegnano a leggere tra le righe. Proviamo a farlo con le parole rilasciate ieri sera da Roberto Donadoni, al termine della sconfitta in casa dell’Inter, riportando in corsivo quanto dichiarato e tra parentesi una nostra chiave di lettura. “Non c’è stata una scossa dopo i due gol iniziali. Siamo riusciti a segnare un gol su tre occasioni avute. Ci vuole determinazione e spirito di sacrificio, ma bisogna farlo tutti insieme” (Infatti, abbiamo incassato pure il terzo e potevano farcene altri. Forse la mia espressione in panchina non sprona adeguatamente i ragazzi a moltiplicare gli sforzi, studierò mimica e prossemica per partecipare di più). “I ragazzi arrabbiati? Direi delusi. Perdere 3-1 non fa mai piacere. Siamo comunque stati bravi ad evitare la goleada” (Vuoi mettere? Non possiamo fare salti di gioia, ma siamo migliorati rispetto a Genova, perché abbiamo incassato un gol in meno. Siamo delusi perché non ne abbiamo fatto uno in più, in quel caso sarebbe finita 3-2 e saremmo stati più contenti). “Io in discussione? Siamo alla quinta giornata. Io penso solo a lavorare e alle sorti del Napoli” (Ma dai, il presidente non può esonerarmi così presto, deve almeno aspettare altre due giornate e la sosta. In questo momento sono molto pensieroso). “Gli errori arbitrali? Ovviamente pesano. Il secondo gol dell’Inter era in fuorigioco. Spero solo che in futuro gli arbitri cerchino di sbagliare il meno possibile” (Meno male che nel recente passato hanno sbagliato, sennò avrei perso anche con l’Udinese perché il gol del mio amico Di Natale era regolare!).  “Non eravamo psicologicamente all’altezza della sfida. Problema di motivazioni?  Sicuramente anche quello. Giocare a San Siro di fronte a tanta gente contro l’Inter ti mette pressione. Abbiamo avuto quasi timore, questione di insicurezza, di titubanza. La motivazione non si compra al supermercato, si trasferisce. Sono però i giocatori che devono essere bravi a recepire i consigli dell’allenatore” (Meno male che domenica torniamo al San Paolo, e che gli ultimi risultati non porteranno più di diecimila persone al campo: così ci sarà meno pressione! E’ il sottoscritto che deve trasferire la motivazione, ma sono i ragazzi che devono capire come apprendere: signori, abbiate pazienza, mica posso fare tutto io?).

Translate »