L’AUTOCRITICA DI REJA, IL BUONISMO DELLA SOCIETA’
Una domenica bestiale. Un Napoli sempre più irriconoscibile cede di fronte ad un Genoa che ottiene il massimo col minimo sforzo e con una tattica studiata a tavolino da Gasperini, il quale ha potuto far fruttare la sua panchina lunga rispetto ad un Reja rimasto senza punte e senza alternative a centrocampo. Datolo è stato lasciato a riposo per tutta la gara, segno evidente di un acquisto che Reja non ha mai cercato e del quale non sa che farsene, confermando il distacco sempre più lampante tra il trainer e la società. Distacco acuitosi a fine gara, dove si sono sprecati summit e incontri ravvicinati col tecnico ad un passo dall’addio.
La mancata reazione della squadra dopo le numerose critiche e le punizioni del club è la cosa che preoccupa maggiormente. Anche perché lo stesso tecnico appare senza soluzioni alla mano. E lascia pensare una sua frase pronunciata dopo l’incontro a tre con Marino e De Laurentiis: “Io sono stato anche molto critico, mentre la società si è mostrata più buona e comprensiva”. Vuoi vedere che nelle segrete stanze il tecnico abbia rimesso il suo mandato nelle mani dei dirigenti? Indiscrezioni concrete avallano questa tesi, anche perché Reja ha capito che il suo ciclo sta terminando e preferirebbe già togliere il disturbo. Tuttavia, per ora e sino a fine campionato, si andrà avanti con lui. Il vortice negativo in cui è finito il Napoli fa paura ed al momento risulta difficile individuare come e quando si possa venire fuori da questa pericolosa inversione di tendenza.
Le responsabilità sono da suddividere in maniera eguale, la società sa bene che ha anch’essa commesso degli errori e non vuole scaricare tutto su Reja, innanzitutto per la riconoscenza che intende fornire all’uomo che l’ha condotta per mano di nuovo in Europa. Ma intanto come si esce da questa pericolosa crisi? Il problema è soprattutto di carattere mentale ed il tecnico lo ha fatto ben capire nel lungo dopo partita fatto di incontri a quattr’occhi col vertice societario (così come riportiamo nella sezione delle ultimissime), che continua a rimanere in silenzio. E’ necessario che parli di più e si chiarisca con i giocatori, per capire chi ha voglia di salvare la stagione azzurra e chi no e come procede il rapporto col tecnico, che appare sempre più un uomo solo e che predica nel deserto. Molteplici i dubbi e gli interrogativi, impensabili appena un mese fa. Sono state troppe le aspettative maturate ad inizio torneo che hanno fatto smarrire il senso della realtà, e le scelte susseguenti lo hanno evidenziato, purtroppo con risultati catastrofici. Più volte abbiamo già sviscerato i limiti di Reja, quelli dell’attuale organico, le mancanze di Marino in fase di mercato. Sparare sulla croce rossa oggi serve a poco, resta l’amarezza di un lavoro efficace che sta andando al macero, di una strada che diventa sempre più in salita. Dalla crisi si esce tutti insieme, ma non solo con patti e alleanze fittizie. Serve concretezza e coraggio, perché mancano 13 gare alla fine ed il calcio è molto strano…
