UN ANNO DI POCHO, 2008 LAVEZZI
E’ stato un anno di colore azzurro, firmato Ezequiel Lavezzi. E’ proprio così, l’argentino di Villa Gobernador Galvez, sobborgo di Santa Fe, è il vero mentore di un anno solare a dir poco entusiasmante; tutto in un anno, calcisticamente ingordo e assetato di gloria. In quel viso dai lineamenti timidi c’è la voglia di chi arriva nella città più ambita dai calciatori argentini per affermarsi, per rendersi grande, per raccogliere quello scettro che il Re, tanto tempo fa, dovette abbandonare troppo bruscamente. Lavezzi è l’anima, il cuore, il motore di un Napoli che strabilia in giro per l’Italia, assaggiando uno spicchio d’Europa e puntando dritto alla torta intera, mentre Lavezzi si ritaglia il tempo per incantare anche in Cina.E’ stato un anno al cardiopalma quello di Ezequiel Lavezzi, un anno senza freni perché mentre la squadra ricominciava a correre, lui continuava già da un pezzo sfornando numeri e gol contro Guatemala, Selezione catalana, Giapponese e Cinese.
Tutto comincia a Febbraio, il 3 Febbraio per la precisione dopo un binario Dicembre – Gennaio quasi a singhiozzo. Quel giorno c’è Napoli – Udinese sotto i fari magici dello stadio San Paolo, Lavezzi non segna in Campionato dal 4 Novembre, ovvero dal gol pareggio in extremis contro la Reggina in casa, la voglia è tanta e la grinta non manca; il Pocho fa subito le prove da gol scappando per piazzare in mezzo un cross basso e tagliato che costringe Zapata all’autogol, lo show è appena iniziato. Nella ripresa, dopo il pari di Pepe, Lavezzi raccoglie palla e dal limite dell’area scarica una sassata rabbiosa e devastante alle spalle di Handanovic, Napoli in vantaggio e non è ancora finita, nel finale suggella l’immensa prova con un tocco sotto che scavalca il portiere avversario in uscita, Napoli vince e Lavezzi inizia la sua “Cumbia”.
L’argentino mette la sua firma in modo costante, appena trova l’occasione giusta: il suo nome compare nella griglia degli assist nella sconfitta interna contro l’Empoli per poi mandare in tilt l’intera difesa interista, Julio Cesar compreso, servendo un assist indiretto per il compagno Zalayeta, man of the match della serata, poi il pocho diventa una scheggia impazzita e Materazzi arriva quasi all’autogol nel bagliore sudamericano.Dopo di che Lavezzi, tira un po’ il fiato e si ripresenta bello pimpante tra le stelle napoletane contro la Fiorentina, due gol, due frecce per Frey e altri tre punti in cascina. Ma Lavezzi vuole di più, Napoli lo incorona come successore di Diego, destino vuole che Lavezzi fosse acquistato il 5 Luglio e proprio quel giorno, quattordici anni prima, Maradona uscì dal ventre del San Paolo nel giorno della presentazione; Maradona segnava in tutti i modi, anche di mano e Lavezzi vuole emularlo, così il 2 a 0 casalingo contro l’Atalanta fu marcata da un braccio galeotto e non è ancora finita. Sul taccuino personalissimo, Lavezzi ha un altro obiettivo da portare a termine: il Milan. Al San Paolo è la festa della mamma, è la festa dell’amico Sosa, il Pocho comincia a correre e corre talmente tanto che dopo quella domenica, Alessandro Nesta, e non uno qualunque, resterà fuori almeno 8 mesi per infortunio, ma forse solo per tornare in sé dopo che il folletto argentino gli ha annientato fama e gloria. Il suo primo campionato finisce qui, ma non è tempo di riposo, Lavezzi vola a Pechino per giocarsi le Olimpiadi con la sua Argentina e anche in Oriente, il Pocho corre, segna e incanta tra Guatemala, Serbia e Australia.
Tornerà all’ombra del Vesuvio con una medaglia d’oro e tanti osservatori pronti a stuzzicarlo. Tempo per un caffè e via, subito in campo per mettere la sua firma contro il Villaznia in Intertoto tra gol e assist. Ricomincia il Campionato in un dannato 28 Agosto, giorno della trasferta di Roma, e Lavezzi ricomincia da protagonista dove solo il portiere Doni, complice un pizzico di fortuna, riesce a fermarlo; quindici giorni dopo, nel San Paolo semi chiuso, serve l’assist per il pareggio di Hamsik contro la Fiorentina per poi assaggiare la Uefa contro il Benfica. Qui, Lavezzi, subisce il contraccolpo dei calcioni ricevuti e resterà fuori per qualche settimana, rientrerà per la gara di ritorno a Lisbona dove farà rabbrividire il portiere Quim e tutti i suoi tifosi prima di mandare Reja a quel paese per una sostituzione incomprensibile. E’ sempre più carico il Pocho e a Genova prima sblocca il risultato dopo 25 secondi, poi serve il pallone giusto a Denis per il gol che accorcia le distanze nel 3 a 2 finale per i rossoblu, ma si sa, i campioni vengono fuori nelle grandi serate, di fronte alle grandi platee e contro la Juventus annulla il vantaggio di Amauri con assist per Hamsik e gol decisivo; si ritorna a Roma, sponda Lazio, e l’argentino inventa la fuga giusta per costringere Siviglia all’autogol vittoria prima di rispolverare gli scarpini e servire un assist straordinario per il 2 a 0 casalingo contro la Reggina, appena tre giorni dopo. Dopo la sconfitta nella Milano rossonera, Lavezzi sembra un po’ annebbiato dalla stanchezza, eppure serve prima a Mannini, poi a Zalayeta due assist che valgono 3 punti. Nella disfatta di Bergamo, guadagnerà il rigore del momentaneo pareggio trasformato da Hamsik e incastrerà la sette della porta cagliaritana nel pari interno contro i sardi. Nuovamente Milano, quella governata da Ibrahimovic e nonostante la compagine di Mourinho vinca 2 a 1, il vero protagonista è sempre Lavezzi che con la collaborazione di Zalayeta, delizia il palato di Casa Moratti; ma come al solito, c’è sempre qualcuno che prova a rovinare la festa: spuntano i procuratori stile sciacalli e iniziano a piantare grane sul contratto del numero 7 argentino infastidendo, e non poco, società e tifosi. Lavezzi, intanto, va a concludere il suo 2008 procurandosi un rigore contro il Lecce e servendo l’assist per il 3 a 0 di Denis.
I numeri, spesso, non hanno molto peso nel calcio, ma stando ai fatti, Ezequiel Lavezzi ha portato in casa azzurra il 70% dei punti conquistati tra assist, gol e giocate decisive, non male per uno che timidamente ha ricevuto la benedizione prima del Re poi…del popolo.
