REJARAGONES? NO, GRACIAS. TRA IL "SABIO" E IL CLINT EASTWOOD DI LUCINICO C’E’ UN ABISSO…

Li chiamano “late-comers”. Rappresentano la schiera di coloro che raggiungono in maniera tardiva i grandi traguardi. Il Belpaese del Pallone ne annovera tanti: su tutti Luca Toni e Fabio Grosso(tanto per fornire un esempio iridato), atleti che hanno calcato per anni palcoscenici minori prima di annusare l’inebriante profumo del jet-set calcistico internazionale. Un’autentica nouvelle vague, che coinvolge nondimeno il panorama-allenatori. Il “late-comer trainer” per antonomasia della serie A reca il nome di Edoardo Reja. Onesta carriera in veste di mediano di Spal, Palermo ed Alessandria a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, una gavetta infinita da allenatore in campionati minori, alla veneranda età di 59 anni il fato gli riserva l’occasione della vita, ovvero la panchina del Napoli. Edy non fallisce: nel giro di tre anni il Ciuccio risale dagli inferi della serie C sino a giungere all’Uefa. Impresa straordinaria, al cui buon esito ha senz’ ombra di dubbio contribuito la fibra morale del tecnico di Lucinico. Pragmatico, poco avvezzo al battibecco mediatico, giammai eccessivo nelle esternazioni.

Qualche giorno fa la stecca. “Mi sento l’Aragones di Napoli: se lui ha vinto l’Europeo a 69 anni, io vincerò lo scudetto tra sette stagioni”. Un auto-paragone più inesatto che mai. Abissali le differenze tra i due personaggi. L’uno attaccante, l’altro mediano; palmares importante per l’iberico(quattro Liga, quattro Copa del Rey, un’ Intercontinentale, un Europeo nonché un titolo di Pichichi), modesto per il friulano(quattro promozioni dalla B alla A con Brescia, Vicenza, Cagliari e Napoli); “El Sabio de Hortaleza” sempre tra le fila o alla guida di team blasonati(Atletico Madrid, Barcellona e Spagna su tutti), il “Pete Postlethwaite di Gorizia”, salvo Napoli, perennemente membro di una galassia calcistica minore. Dissomiglianti persino nell’indole: burbero e talvolta biasimabile Aragones(emblematico il caso degli insulti razzisti a Titì Henry), gentleman “alla friulana” l’introverso Reja. Lapalissiano dunque ravvisare nell’età avanzata l’unico trait d’union tra le due personalità. Medita, mister. I voli pindarici possono rivelarsi nefasti, in particolar modo in un ambiente dall’alto coefficiente di infiammabilità come quello partenopeo. Delittuoso sarebbe perdere di vista la linea vincente tracciata dal tandem De Laurentiis-Marino: meno promesse, più risultati. Ok, la rotta è giusta. E non appare opportuno invertirla. 

 

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