Tatticamente – Palleggio, ma non solo: da Elmas a Lozano le varianti di Gattuso

È il Napoli delle idee, quelle di Rino Gattuso. È il Napoli in cui davvero tutti dimostrano che in questo progetto ci possono stare. Anche coloro che subentrano dalla panchina. È un Napoli che ha ancora margini di miglioramento ed è un bene assoluto in vista della prossima stagione: una squadra in continua evoluzione, che può solo continuare a far bene. E non serviranno nemmeno tantissimi innesti dal mercato: il centravanti sta per arrivare, poi andrà forse sostituito qualcuno della vecchia guardia (pensiamo ad Allan e Koulibaly). Ma per il resto è un gruppo già definito, compiuto, che sta maturando anche rispetto a quegli interpreti che fino a questo momento avevano fatto un po’ di fatica (Lozano) o che avevano avuto poco spazio per brillare (Elmas). Gattuso li ha messi tutti in riga, privilegiando innanzitutto le loro caratteristiche, puntando veramente su ognuno di loro: aver battuto un Genoa così in difficoltà probabilmente non farà testo, però è una vittoria che s’aggiunge ad una striscia di risultati importanti e soprattutto dimostra ancora una volta che questa squadra non è monocorde come invece tante altre versioni partenopee lo sono state in passato. Il Napoli riesce a vincere in più modi: nel primo tempo lo fa attraverso il palleggio, grazie a Insigne e Mertens su tutti, che si sono cercati tantissimo tant’è che quando duettavano al limite dell’area di rigore qualcosa hanno sempre saputo tirar fuori; nella ripresa ha trovato di nuovo il vantaggio con una giocata diversa, più diretta e verticale, perché nel frattempo erano cambiati gli attaccanti. Gattuso ha a disposizione una buona panchina e la sta sfruttando tutta: entrano Lozano e Milik ed il Napoli cambia fisionomia. Il messicano si posiziona in realtà a destra, al posto di Politano, ma segna a partire da sinistra: bravi sia lui a tagliare alle spalle della retroguardia genoana, sia Fabian che lo vede e lo serve con una precisione millimetrica. È un gol non banale, ma tipicamente alla Lozano (appunto): nel Psv ne ha fatti tantissimi così e questo significa che non solo sembrerebbe aver ritrovato un po’ di fiducia in se stesso, ma anche che i compagni stanno capendo che quando in campo c’è lui – e non Politano o Insigne – bisogna cambiare qualcosa nello sviluppo della manovra, nel legare il gioco per dirla alla Gattuso. Lozano non è un palleggiatore a cui piace gestire il pallone, farlo girare con pazienza contro le difese schierate come per esempio fa lo stesso Insigne, che però ha dalla sua una straordinaria tecnica di base che El Chucky non ha; Lozano ha velocità sul lungo e rapidità nel breve, per cui corre più degli altri a campo aperto e sa attaccare gli spazi – rigorosamente senza palla – anche se ne vengono concessi pochi.

Nel primo tempo il Napoli ha trovato spesso questa giocata: verticalizzazione centrale e scambi nello stretto tra gli attaccanti ed uno tra Fabian ed Elmas che si buttavano nello spazio. Molto attivo soprattutto il macedone in questa inedita posizione di seconda punta che va a dialogare con gli attaccanti: un movimento che vivacizza la manovra offensiva rendendo particolarmente dinamico un gira palla che con Gattuso non è, in generale, mai statico o sterile. Come contro la Spal, anche a Marassi il tecnico sceglie Elmas al posto di Zielinski: un cambio che apparentemente non dovrebbe apportare alcuna novità tattica nello scacchiere azzurro, visto che stiamo parlando di due centrocampisti praticamente omologhi; eppure la bravura di Gattuso è quella di riuscire ad esaltare le caratteristiche di entrambi a tal punto da andare a modificare qualcosa nella proposta di gioco. Con Zielinski il Napoli gioca un 4-3-3 più puro: Piotr agisce da mezzala vera e propria, molto simile ad Hamsik, che parte da lontano e ogni tanto prova anche il tiro dalla distanza. Con Elmas, invece, il Napoli acquista una sorta di trequartista che va a dar fastidio alle difese avversarie che oltre a preoccuparsi ovviamente degli attaccanti devono stare anche attenti all’agilità del macedone quando si proietta in avanti: una novità – decisamente funzionale – delle ultime uscite, che finora Gattuso ha voluto testare solamente contro un certo tipo d’avversario, più morbido per così dire; mentre contro formazioni d’alta classifica continua a preferire Demme a Lobotka e lo stesso Zielinski ad Elmas.

 

Anche qui, focus su Elmas centrocampista più avanzato. In questo caso si vede ancor più chiaramente: è alle spalle di Mertens e Insigne; una specie di “uno-due” finale con il classico trequartista ad agire dietro le due punte centrali. Dunque Insigne taglia dentro al campo fino ad affiancare Mertens, contemporaneamente Elmas accompagna l’azione che si sta sviluppando a destra, con Politano che va a prendersi palla a centrocampo per cercare di venire a giocare qualche pallone. L’ex Sassuolo e Inter ha ancora tanto da dimostrare, nel frattempo però ci sta già facendo vedere qualcosa di diverso rispetto a Callejon, anticipando il modo di giocare del Napoli del prossimo futuro, quello che dovrà fare a meno dello spagnolo: senza un giocatore come Politano, infatti, gli azzurri non avrebbero mai potuto cominciare un’azione da destra con tale personalità, ma si sarebbero come al solito affidati alle iniziative individuali di Insigne e a certe dinamiche di beniteziana memoria che oramai gran parte degli avversari conosce. Invece Gattuso sta insistendo molto su quest’aspetto, arricchendo le risorse offensive del Napoli: tra le sue intenzioni c’è addirittura quella di prendere un altro mancino al posto proprio di Callejon (si sta facendo il nome di Under) e non dunque un suo alter ego (ammesso che esista). Il Napoli che verrà vorrà cercare di evitare di correre il rischio che qualche giorno fa abbiamo ipotizzato sempre in questa rubrica analizzando il match con la Roma: legarsi ad un solo giocatore in particolare, Insigne, a tal punto da dipendere in maniera quasi patologica dalle sue giocate e da non conoscere altre vie d’uscita.

 

Conclusioni su Lozano, che un protagonista vero e proprio, di quelli indispensabili ancora non lo è diventato, però almeno sta dando segnali incoraggianti, e soprattutto potrebbe rivelarsi utile sempre ragionando nell’ottica di cambiare canovaccio anche in corso d’opera. Ebbene, con Lozano in campo il Napoli cambia completamente pelle: rinuncia alla costruzione nello stretto come vi abbiamo mostrato nei riquadri precedenti, ad una manovra più ragionata che nella fattispecie avrebbe portato Fabian a servire il compagno più vicino, ed inizia a servire le punte attraverso un calcio più diretto e compatibile con le caratteristiche del messicano. Che sfugge in velocità a Biraschi e con la sua corsa brucerà successivamente l’intera difesa di Nicola che non riuscirà mai a prenderlo: nel Napoli, un attaccante così mancava forse dai tempi di Lavezzi. Negli ultimi anni, infatti, De Laurentiis ha sempre puntato su esterni molto tecnici ma che prediligono la palla tra i piedi: una serie di doppioni di Insigne, che però non hanno mai saputo fare la differenza. Con Lozano, il Napoli si mette nelle condizioni, ove mai continuasse a dimostrare di essere un giocatore davvero importante e di alta classifica, di poter contare su un elemento aggiuntivo che potrebbe far comodo specialmente in certe occasioni particolari: impiegato nell’ultima mezz’ora, Lozano avrebbe modo di vincere i duelli individuali con gli avversari semplicemente sul piano della brillantezza (lui fresco, loro affaticati), rappresentando sia un’alternativa a Insigne sia al titolare che arriverà dall’altra parte.

Alessio Pizzo

Studente in Comunicazione Digitale, appassionato di calcio, tecnologia e buone letture. Vanta già esperienza giornalistica con 100 *100 Napoli

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