Tatticamente – Sprazzi di gioco e l’uomo in più per Barcellona

La prestazione c’è stata e probabilmente in questo momento è l’unica cosa che conta. Ma contro il Barcellona non è detto che basti giocar bene. Tecnicamente la squadra è piaciuta, ha dichiarato Gattuso a fine partita. In fondo, il Napoli ha mostrato esattamente i pregi e i difetti che conosciamo: il risultato è bugiardo, ma nel calcio vince chi segna più gol. Palleggio discreto, buon ritmo, ma il Napoli ha dimostrato di non avere l’istinto del killer; spesso ha deluso nelle circostanze in cui il pallone scotta e c’è stato qualcuno in palio, figuriamoci quando mezza squadra ha staccato la spina o non ha gli stimoli necessari per riaccendere l’interruttore. Almeno un paio i gol clamorosi divorati con l’Inter e oramai non è più un problema di motivazioni: sono evidenti errori tecnici, di precisione. Sui gol subiti, invece, stavolta alla fase difensiva possiamo veramente rimproverare quasi nulla: la squadra ha concesso pochissimi tiri in porta, praticamente un paio, tanti quanti quelli che hanno alla fine si sono tramutati in gol. A differenza del Napoli, infatti, l’Inter ha dimostrato maggiore cinismo, riscattando quegli errori che le costarono l’eliminazione nella semifinale di ritorno di Coppa Italia. A Barcellona sarà un’altra storia: Inter ha caratteristiche diverse, ha molta più fisicità rispetto ai blaugrana; dopo il vantaggio iniziale, gli uomini di Conte hanno di fatto pensato solamente a difendersi, lasciando campo e spazi al Napoli per impostare l’azione e accompagnare con tanti uomini fino al limite dell’area; è ipotizzabile, invece, che a Barcellona accada il contrario, e cioè che siano Messi e compagni a dominare il campo e ad avere maggiore possesso palla, mentre il Napoli dovrà rimboccarsi le maniche e fare la squadra umile ed operaia del match d’andata, quando nonostante avesse scelto di disputare una partita molto accorta e attenta dal punto di vista difensivo comunque avrebbe meritato la vittoria per il solo fatto di aver costruito maggiori occasioni da gol. L’aspetto incoraggiante è che il Napoli abbia ritrovato brillantezza nella preparazione delle azioni; certamente non nella finalizzazione, ma quello è un difetto di natura strutturale per il quale non esiste alcuna formula magica: Elmas per Fabian ha dato maggiore velocità nel giro palla e a questo punto potrebbe anche candidarsi, a sorpresa, per un ruolo da protagonista in Champions; il macedone è meno compassato rispetto allo spagnolo, ha più inserimenti senza palla e forse si sposa anche meglio con Zielinski, che è più libero di portar palla e favorire gli inserimenti del compagno; Fabian è invece più simile al polacco per conduzione e talvolta addormenta troppo la manovra.

Il Napoli ha trovato in Elmas un uomo in più con cui attaccare l’area di rigore. Di fatto, vista l’inconsistenza di Milik, il centrocampista ha rappresentato per lunghi tratti l’unico vero terminale offensivo del Napoli, in maniera atipica certo, ma con dei movimenti interessanti che confermano l’intelligenza di questo talento. Nonostante la difesa dell’Inter fosse perfettamente schierata, Elmas anticipa il diretto avversario Barella e va ad affiancare Milik in attesa di un possibile cross di Hysaj. L’inserimento senza palla di un giocatore duttile come Elmas, bravo sia a palleggiare con qualità che a riempire l’area di rigore potrebbe rivelarsi utile anche a partita in corso con il Barcellona. Se immaginiamo che ad un certo punto della gara, ove mai il Napoli fosse ancora in corsa, le due squadre dovessero allungarsi, allora un giocatore del genere potrebbe dare al Napoli quelle sterzate, quelle accelerazioni che soltanto Elmas, tra tutte le mezzali a disposizione di Gattuso, ha nel proprio repertorio. Fabian e Zielinski contribuiscono a tessere la tela, mentre Elmas ha l’abitudine di puntare direttamente la porta, andare dritto in verticale; e in situazioni di campo aperto come quelle che potrebbero presentarsi l’8 agosto, l’ipotesi che possa essere un uomo più adatto e funzionale andrebbe presa in considerazione anche dallo stesso Gattuso.
Oltre a quella di Insigne, l’occasione più ghiotta capita sui piedi di Politano. L’uomo sbagliato al posto giusto, nel senso che l’assist di Insigne è perfetto perché fa passare nell’unico corridoio libero la palla che mette davanti al portiere il calciatore accorrente, l’unico non marcato. Il problema è che Politano non è Callejon: è mancino e, giocando a destra, per calciare con maggiore potenza e sicurezza tende naturalmente ad accentrarsi per portarsi la palla sul piede forte; ovviamente questo gli fa perdere un tempo di gioco, pertanto il difendente che era in ritardo rientra e gli chiude la visuale del secondo palo, concedendogli il primo, quello ben coperto da Handanovic. Quindi Politano non calcia di prima di intenzione, come per esempio avrebbe fatto Callejon, ma stoppa la palla e se la porta sul destro: dopodiché calcia senza troppa convinzione e Handanovic compie una parata nemmeno così tanto complicata. Il ruolo di esterno a destra è in questo momento un rebus: nessuno tra Callejon e Politano meriterebbe una maglia da titolare; eppure al momento ci sono soltanto loro due a contendersi anche eventualmente un posto per Barcellona.

 

Nella ripresa il Napoli ha prodotto molto meno, tirato nello specchio praticamente mai: si ricordano un paio di tentativi velleitari di un supponente Mario Rui, ma per il resto l’Inter è riuscita a contenere con maggior esperienza e mestiere rispetto al primo tempo, complice sicuramente un calo fisico del Napoli che precedentemente aveva speso tanto. Ma nonostante questo, il Napoli in area ci è arrivato lo stesso: nella fattispecie Insigne calcia addosso a Candreva che si aiuta col braccio e nuovamente appare Elmas, l’uomo più avanzato, che supporta l’azione con continuità; un atteggiamento che forse alla lunga il Napoli ha pagato, perché poi in occasione del raddoppio di Lautaro si è fatto trovare scoperto a centrocampo, dove è proprio mancato il giusto filtro davanti alla difesa che contenesse un po’ l’iniziativa dell’argentino. Il Napoli anche in questo caso aveva sviluppato a partire da destra, con Politano, per portare poi proprio Insigne alla conclusione. Il problema è che Insigne non sarà mai un goleador, per cui non si può pretendere che oltre ad un gran contributo che puntualmente offre in fase di palleggio abbia anche la capacità di rimanere freddo nelle situazioni cruciali.

 

 

 

 

 

Alessio Pizzo

Studente in Comunicazione Digitale, appassionato di calcio, tecnologia e buone letture. Vanta già esperienza giornalistica con 100 *100 Napoli

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