Tatticamente – Il perfetto ‘remix’ di Gattuso

Il Napoli di Gattuso sa fare qualsiasi cosa: è oramai una squadra completa, difficilissima da affrontare (e da battere). È il giusto mix tra due filosofie storicamente contrapposte, che tuttavia il tecnico calabrese è riuscito a plasmare in una cosa sola: da un lato lo spettacolo, dall’altro il pragmatismo. Ecco, gli azzurri stanno imparando ad applicare entrambi i concetti, indistintamente, senza preferenze di sorta; e se ci pensiamo è un salto di qualità enorme: mai, prima di adesso, il Napoli era riuscito ad essere contemporaneamente bello e pratico allo stesso tempo, nemmeno con Sarri. È una squadra che anche a Verona, contro un avversario ostico per la sorprendente stagione che sta vivendo ma in generale per come è messa (bene) in campo da Juric, ha saputo interpretare correttamente la gara; e lo ha fatto con la testa giusta, come se fosse ancora in gioco un obiettivo importante da raggiungere (la Champions, al momento, pare una velleità). Questo dimostra che Gattuso prepara le partite a prescindere dall'”importanza” della gara: non c’è una partita che privilegia rispetto ad un’altra, come invece accadeva ad Ancelotti – maggior intensità nelle Coppe a discapito del campionato. Ha saputo aggirare il pressing degli scaligeri, memore del match d’andata quando l’Hellas dominò nel primo tempo – arrendendosi solo ad un insuperabile Meret – e della semifinale di Coppa con l’Inter, che si era presentata molto aggressiva, marcando praticamente a uomo, similmente ai ragazzi di Juric. In più gira anche bene, perché Verre starà ancora domandandosi come ha fatto a sbagliare a zero metri dalla porta, perché Ospina continua a parare e gli attaccanti, poi, finalizzano le non tantissime occasioni create. Sta riuscendo tutto a Gattuso, in questo periodo, che non ci va di pensare come ad un momento fortunoso o casuale: questo Napoli ha rischiato di battere il Barcellona, ha superato tutte le prime della classe in Coppa, ha vinto un trofeo a tratti surclassando la più forte del campionato e nelle ultime nove ha sbagliato solo col Lecce. Dov’è il segreto, allora? È tutto nell’equilibrio che Gattuso ha saputo dare ai suoi, resettando completamente i misfatti tattici di Ancelotti; un equilibrio che consente di tenere bene il campo e le posizioni tra i reparti, fatto di momenti in cui Gattuso chiede di accelerare – come quando richiama Di Lorenzo, invitandolo a “puntare”, oppure urla “stiamo dormendo” – e di addormentare la gara quando il risultato è favorevole e bisogna chiudere gli spazi. Il Napoli vince di astuzia, di cinismo – con due calci d’angolo – ma anche di qualità – i corner sono ben battuti e le azioni d’attacco sono ben orchestrate: è diventata una squadra temibilissima perché quando non ha il pallone alza il muro – sta conoscendo un Maksimovic sempre più imperioso e anche lo stesso Koulibaly è quasi pienamente tornato ai suoi standard abituali -, mentre quando ce l’ha è puntualmente pericoloso, mostra un calcio semplice ma efficace, che preferisce la giocata facile e pulita – le occasioni, quando arrivano, sono nitide -, che parte con ordine, da dietro – non c’è improvvisazione -, grazie a delle uscite palla a piede ben studiate, oltre che in genere fondamentali per superare le prime linee di pressing e trovare varchi dalla cintola in su.

Il Napoli alterna meccanismi fissi a disposizioni più ‘anarchiche’: Gattuso non imbriglia i suoi uomini, dà ‘solo’ degli ordini ben precisi. La sua è un’idea di calcio intelligente, forse più evoluta del sarrismo, che invece costringe anche i campioni a restare incastrati dentro certi schemi prestabiliti: Demme è l’uomo che ha cambiato la stagione del Napoli, ma non è esclusivamente un regista specializzato, un perno statico davanti alla difesa; il tedesco è molto più duttile di un metronomo vecchio stampo, fa da schermo per dare protezione ma sa anche essere un intermedio aggiunto, che appoggia la manovra lasciando la posizione di partenza. Come in questo caso: si inverte con Allan, che prende il sul posto al centro del terzetto dei centrocampisti, mentre l’ex Lipsia si è momentaneamente spostato nel ruolo di mezzala sinistra. È un brevilineo, ha buona tecnica e il passo per interpretare anche un ruolo più dinamico: questo favorisce l’imprevedibilità dell’inizio azione del Napoli, che non ha dei punti di riferimento unici; tutti devono prendersi la responsabilità – come Allan che arretra per far girar palla – di impostare per offrire la migliore soluzione al portatore di palla.

 

Anche qui accade qualcosa di “anomalo” e riguarda nuovamente i tre centrocampisti, che troviamo tutti e tre su di una stessa linea, in verticale: Allan, Demme e Zielinski, a formare una sorta di trenino; è un modo per accorciare la squadra, per cercare di penetrare gli spazi attraverso la qualità tecnica dei singoli che sanno dialogare quando sono vicini. Nessuno dei tre – forse solo Zielinski – ha infatti grandi capacità di calcio lungo, di allargare il gioco con dei lanci di trenta-quaranta metri, ragion per cui Gattuso li preferisce uno accanto all’altro, o meglio ancora – come in questo caso – uno dietro l’altro. Fare densità su un solo lato consente al Napoli di attirare la pressione dell’Hellas proprio su quel versante e di lasciare il lato debole scoperto: nonostante la presenza di Politano al posto di Callejon, da questo punto di vista i meccanismi naturali, intrinsechi – che vanno anche di là di Gattuso – del Napoli non cambiano; ci sono troppi giocatori che da tanti anni giocano insieme per poter pensare di modificare, con un paio di innesti, delle abitudini oramai consolidate e vincenti. Politano, allora, dovrà farci l’abitudine e saper incidere anche quando non avrà – come sta accadendo – tantissimi palloni da giocare: è nel DNA di questo Napoli privilegiare una sola corsia per volta e “trascurare” – apparentemente – quell’altra.

 

In fase difensiva, infine, non ci sono dubbi: il Napoli si difende bassissimo, con umiltà, senza “vergogna”. Qui Gattuso non “inventa” nulla di particolare: è una tattica nota, tuttavia atipica per una grande squadra. Sarri, per esempio, amava andare alla ricerca di un altro gol, pur avendone già trovato uno; Gattuso è diverso, sceglie un atteggiamento più prudente, conscio dei limiti di qualche singolo e soprattutto delle lacune, delle paure che gli azzurri avevano accumulato nella precedente gestione. Soltanto così, secondo lui, il Napoli riesce a concedere poco o nulla. E probabilmente ha ragione: quando, infatti, la squadra prova a concedersi il lusso di scoprirsi un po’ di più, affrontando l’avversario a viso aperto – piccolo o importante che sia -, anche con lui non sono mancate le difficoltà. In questo modo ha di fatto ridotto le iniziative veronesi a qualche tiro da fuori, dei cross in mezzo, ma a parte la clamorosa palla gol di Verre – azione sporca, peraltro, viziata da una deviazione all’indietro di Demme – i padroni di casa non sono riusciti a scardinare la retroguardia partenopea, che si moltiplica quando c’è da stringere i denti: i mediani coprono le vie centrali, mentre gli esterni d’attacco danno manforte ai terzini.

Alessio Pizzo

Studente in Comunicazione Digitale, appassionato di calcio, tecnologia e buone letture. Vanta già esperienza giornalistica con 100 *100 Napoli

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