Tatticamente – Il Napoli ‘operaio’ con Demme, Bakayoko e il finto trequartista

Il salto in avanti che Gattuso sta cercando di effettuare in quest’ultimo periodo è cercare di adattare la propria idea di calcio, e quindi la squadra, ai singoli momenti, alle partite specifiche. Il Napoli, sia con la Roma che col Crotone, ha scelto di disputare un “certo” tipo di partita, e per farlo ha puntato su determinati uomini, con caratteristiche precise. A Crotone, per esempio, nonostante il valore dell’avversario potesse indurre Gattuso a mandare in campo una squadra oltre modo tecnica ed offensiva, il tecnico calabrese ha scelto, paradossalmente, una delle formazioni più equilibrate possibili. Con Demme e Bakayoko al centro del campo, infatti, il Napoli ha pensato di rispettare il Crotone, quasi come se si aspettasse la pressione ultra aggressiva dei padroni di casa. È stata una mossa azzeccata quella di Gattuso, che anziché osare con i quattro attaccanti più Fabian, eventualmente, a metà campo, ha preferito optare per una formazione più ‘operaia’ del solito, forse meno bella da vedere dal punto di vista qualitativo ma molto più concreta. La strategia ha pagato, anche perché nei primi minuti la partita è stata abbastanza equilibrata, e forse senza due interditori a centrocampo il Napoli avrebbe sofferto ancor di più il furore agonistico dei rossoblu. È interessante notare come da un po’ di tempo a questa parte gli avversari del Napoli non rinuncino più a giocare, come per esempio era accaduto in precedenza, per esempio a Benevento piuttosto che in casa con l’Az, ma stiano tendando una pressione molto offensiva che in qualche caso ha pure messo in difficoltà il palleggio del Napoli. Era successo col Milan, quindi in Olanda e, poi, in parte domenica scorsa: probabilmente, l’assenza di Osimhen ha dato un po’ più di coraggio anche a squadre come il Crotone che, anziché provare a fare le barricate chiudendo tutti gli spazi e togliendo profondità per la velocità del nigeriano, hanno cercato al contrario di impedire al Napoli quel fraseggio nello stretto che con gente come Insigne, Mertens e Zielinski riesce meglio che con un giocatore meno propenso a partecipare alla manovra come l’ex Lille. La discriminante tra la partita col Milan, persa anche per questi motivi, il pareggio – sofferto – ad Alkmaar, ed il poker di Crotone, è ovviamente molto semplice da intuire: la qualità dell’avversario. È chiaro, infatti, che per quanto il Crotone abbia dato filo da torcere nella prima mezz’ora, la forza e l’organizzazione di una neopromossa non sono per nulla equiparabili a quelle di una squadra – il Milan – che sta lottando per la scudetto oppure a quelle dei talentuosi ragazzi olandesi dell’Az. Ecco perché, alla fine, Crotone-Napoli non è stata una gara molto indicativa relativamente alla crescita del Napoli. Un elemento, però, è apparso abbastanza chiaro: il Napoli, quest’anno, ha una rosa talmente ampia ed eterogenea, specie a centrocampo, che può permettersi di cambiare alcuni giocatori, assortire diversamente qualche reparto, senza inficiare minimamente la competitività complessiva della squadra. Anzi, talvolta affrancarsi dai nomi scritti sulle maglie o dai costi dei cartellini – ma da questo punto di vista Gattuso è un maestro -, e modificare l’assetto di gioco di partita in partita, sfruttando l’intera rosa a disposizione, significa non solo dare meno punti di riferimento all’avversario ma anche anche tenere tutti sulla corda, abili e arruolabili, ma soprattutto motivativi per affrontare ogni tipo di partita in modo diverso, indossando di volta in volto un abito nuovo.

Col suo 3-5-2, il Crotone è riuscito a coprire bene il campo in fase di pressing: i due centravanti sui centrali difensivi del Napoli, le mezzali invece si occupavano dei mediani di Gattuso, mentre Petriccione (fuori inquadratura) e il resto dei compagni badavano, rispettivamente, a Petagna e agli altri attaccanti azzurri. Rimanevano liberi di impostare sostanzialmente il portiere e i due terzini. Ecco che in questi casi la presenza di uno come Ospina è fondamentale per uscire bene dal basso: l’abilità tecnica del colombiano, infatti, permette sia a Manolas che a Koulibaly di disinteressarsi della sfera perché tanto ci pensa l’estremo difensore a impostare. Fondamentalmente Ospina ha una sola soluzione a disposizione: lanciare lungo per la boa, per il centravanti fisico schierato da Gattuso al posto di Mertens, Petagna. Non sufficiente la prova dell’ex Spal dal punto di vista della precisione sotto porta e, in generale, del contributo offensivo, però Petagna è un giocatore che, pur non avendo fatto tanti gol nella sua carriera, si fa apprezzare dagli allenatori per il grosso lavoro che è in grado di fare lontano dall’area di rigore. Petagna ha non solo un fisico importante, che gli consente di proteggere bene il pallone, ma anche una buona tecnica per far da sponda ai giocatori che accompagnano da dietro. Con lui, il Napoli non si è preoccupato di uscire sempre con qualità nei disimpegni dal basso; questo ha permesso non solo di ridurre la probabilità di perdere palla in zona trequarti avversaria, ma anche di spezzare il Crotone in due una volta saltate le prime due linee di pressing col lancio lungo del portiere.
Il Napoli ha costruito la sua partita innanzitutto dalla fase di non possesso. Può sembrare strano quando affronti squadre tecnicamente inferiori, ma in Serie A la prima cosa che conta è sempre l’organizzazione difensiva. A partire da quella, poi, anche le giocate offensive riescono meglio; la squadra si posiziona correttamente, fa stancare l’avversario, che ha poca qualità per penetrare in spazi chiusi, e ha la forza di ripartire come accaduto in almeno un paio di circostanze pericolose nel primo tempo, in una delle quali è arrivata la splendida azione del gol di Insigne. Tutto nasce dalla posizione strategica di Zielinski, che può diventare il vero ago della bilancia della stagione del Napoli, l’uomo che può far definitivamente decollare i principi di gioco di Gattuso, in primis questo 4-2-3-1 atipico, col ‘finto’ trequartista. Le caratteristiche da centrocampista moderno, universali del polacco consentono al Napoli di dare equilibrio al proprio sistema di gioco, di aggiungere un uomo in zona gol nella fase di possesso ma di restituirlo, allo stesso tempo, in mezzo al campo, quando bisogna proteggersi nella propria metà campo. L’interpretazione di quel ruolo, fino a questo momento, da parte di Zielinski è perfetta: non è un numero dieci, evidentemente, ma ha il passo, la velocità di gambe, due piedi straordinari e una capacità di saltare l’uomo spostando la palla, nascondendola all’avversario (come in occasione del tunnel a Cuomo), che rendono Zielinski innanzitutto uno dei migliori centrocampisti del campionato, anche se ancora in parte inespresso, ma anche una piacevole sorpresa da sottopunta.
Quando Zielinski rimane alto, il Napoli riesce ugualmente a posizionarsi con tre centrocampisti quando il pallone ce l’hanno gli avversari. Uno di quei “centrocampisti” è, in questo caso, Insigne, che ovviamente tale non è, in natura, ma di fatto lo diventa quando la squadra ripiega e la mediana è in inferiorità numerica. Sulla carta, infatti, il Crotone aveva tre centrocampisti, il Napoli soltanto due: qualcuno a dare manforte e Demme e Bakayoko doveva pur esserci. Allora, visto che nella fattispecie né Zielinski né  Lozano sembrano in grado di recuperare le loro posizioni difensive, il Napoli può contare non solo su un giocatore che decide le partite con giocate fenomenali, ma che riesce anche a sacrificarsi per i compagni: è Insigne, che qui vediamo perfettamente allineato a Demme e Bakayoko. Il fantasista del Napoli quest’attitudine tattica ce l’ha oramai nel suo Dna: ha imparato a farlo qualche anno fa, con Benitez, che giocava sempre 4-2-3-1 e all’epoca chiedeva ai due esterni d’attacco di dare una grande mano sulla fascia. D’altronde l’Inter di Mourinho con questo atteggiamento ci ha vinto un triplete. Se il Napoli, quindi, vuole continuare a percorrere questa strada, anche contro avversari sulla carta abbordabili, con pericolosità offensiva oggettivamente scarsa, che quasi non segnano mai come il Crotone, deve mantenere questo atteggiamento sia tattico che mentale. Quello dello Scida, in realtà, potrebbe essere stato un esperimento che potrebbe giovare anche prossimamente, quando il Napoli, per esempio, affronterà impegni più importanti, pensiamo alla prossima partita con la Real Sociedad, in cui ci saraà da soffrire per difendere la qualificazione, ma anche alle prossime due trasferte difficilissime a Milano con l’Inter e a Roma con la Lazio, dove servirà innanzitutto una fase difensiva di assoluto livello.

Alessio Pizzo

Studente in Comunicazione Digitale, appassionato di calcio, tecnologia e buone letture. Vanta già esperienza giornalistica con 100 *100 Napoli

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