Tatticamente – La diaspora della bellezza e l’ermeticità difensiva

E’ un Napoli robusto, sempre più solido, con una difesa impenetrabile. Al secondo clean sheet consecutivo – il decimo stagionale compresi i preliminari di Champions -, al secondo 1-0 – l’altro all'”Olimpico” con la Roma. Un Napoli con l’elmetto ed i guanti da lavoro: come un operaio. Che cerca il gol e lo conserva, senza esagerare, risparmiandosi. Se il soldatino Maggio risulta essere il migliore in campo con l’Udinese, qualcosa vorrà pur dire. Per alcuni è un allarme – i migliori, soprattutto d’attacco, sono un pò giù -, per altri è un segnale – della conversione del ‘Sarrismo’ sulla strada del pragmatismo. Intanto ne è l’emblema: la tecnica che va a farsi benedire – dispiace per gli esteti; esulteranno i ‘bonipertiani’ -; la corsa e l’applicazione prima di tutto – sua la galoppata che determina il gol vittoria. Maggio che incide prepotentemente nel successo del Napoli, invece delle solite magie di Insigne e Mertens: non è un caso o un sogno, è lo specchio cui si riflette il nuovo volto del Napoli. Sporco di fuliggine e terriccio – colpa della “Dacia Arena”, del cui terreno Sarri s’è lamentato -, ma illeso, senza i segni del nemico. Perchè il Napoli non soffre praticamente mai l’avversario, anche quando si rintana nella propria metà campo. Questo Napoli è totale: sfrutta tutto il campo e domina qualsiasi situazione di gioco. Un gigante come Perica davanti ad un trequartista – de Paul -, piuttosto che uno scattista come Lasagna insieme ad un’altra punta – Bajic: poco importa, l’atteggiamento difensivo è sempre perfetto. Non un Napoli involuto, quindi. Ma aggiornato: un upgrade del sistema operativo. Coinciso poi con l’abbandono delle vecchie origini: una diaspora della bellezza. Per giungere in quello che nel calcio è il posto più sicuro che ci sia: il risultato. Sono ormai vecchi tempi quelli in cui ci si “masturbava” con i numeri – effimeri – del possesso palla e del maggior numero di passaggi. Ora il Napoli è completo, compiuto, ha scoperto altro di sè. Sa che ne basta appena uno – di gol -, perchè di subirne non se ne parla nemmeno. 28 in 14 partite di campionato sono i tiri concessi – nello specchio: esattamente due a gara; in pratica servirebbero dei cecchini e non era il caso dell’Udinese.

 

9 azzurri dietro la linea del pallone: tipico atteggiamento di chi difende il vantaggio, sapendo di non poterlo incrementare. Anche Insigne e Callejon molto bassi: lo spagnolo è praticamente un laterale aggiunto. I quattro difensori più Allan sono tutti molto stretti e vicini per chiudere le imbucate centrali. Il Napoli fa buona guardia, lasciando il possesso all’Udinese: una scelta prudente, intelligente, essenziale. E’ quello che serve: una partecipazione collettiva alla fase difensiva.

La sensazione che l’Udinese non possa segnare mai: limiti tecnici sì, ma anche un Napoli ben schierato. C’è il contributo di tutti: a cominciare dagli attaccanti. Che non pressano come al solito, arretrano anch’essi. Cani da guardia in controllo del territorio: i migliori amici dell’uomo, esattamente come Insigne e Callejon lo sono stati per Hysaj e Maggio. Eccoli in raddoppi encomiabili:

Alessio Pizzo

Studente in Comunicazione Digitale, appassionato di calcio, tecnologia e buone letture. Vanta già esperienza giornalistica con 100 *100 Napoli

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