VAI MAZZARRI, ORA TOCCA A TE!

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Il Napoli di Mazzarri per l’ennesima volta spreca l’occasione di accorciare le distanze dalla capolista Juventus e dagli spalti del San Paolo piovono i primi fischi di disapprovazione verso una squadra che fin troppe volte è venuta meno quando la svolta della stagione sembrava essere dietro l’angolo.Le occasioni servite su un piatto d’argento e sprecate in malo modo dal Napoli sono troppe per non giustificare i fischi della tifoseria, ormai stufa di un atteggiamento che a questo punto non può essere solo il frutto del caso ma di anomalie ben precise che vanno individuate nella gestione fisica e psicologica del momento da parte di Mazzarri e del suo staff.Certo il terreno di gioco può essere un alibi ma in piccola percentuale rispetto alle responsabilità ascrivibili al tecnico livornese che appare non riuscire a motivare la squadre nei momenti topici della stagione.E segno tangibile di questo calo sono le ultime tre gare offerte tra campionato ed Europa League, competizione dove troppo grande sotto il profilo numerico è stata la sconfitta per attribuire la disfatta solo al caso. E le ripercussioni della disfatta continentale, come ci si aspettava, vi sono state in campionato contro la Samp dove gli azzurri hanno tirato nello specchio della porta solo due volte con Insigne nel primo tempo e con Hamsik nella ripresa e dove gli uomini che dovrebbero trascinare questa squadra, come Cavani, Inler e Hamsik, si sono limitati a svolgere il loro compitino apparendo spesso scarichi, demotivati e avulsi dal gioco, proprio nel momento in cui lo sforzo fisico e psicologico dovrebbe essere elevato all’ennesima potenza.E come spiegare poi l’ostinato impiego del modestissimo Mesto sull’out destro quando si potrebbe benissimo dirottare, in mancanza dell’esterno di ruolo Maggio, il destro naturale Zuniga?Ecco che improvvisamente si appalesano all’orizzonte tutti i limiti caratteriali e tecnici di Mazzarri, allenatore di grande spessore e umanità ma che per diventare vincente probabilmente ha ancora da pedalare.Certo il secondo posto a sei lunghezze dalla Lazio è un signor piazzamento, ma a conti fatti, in un campionato mediocre come questo, la vittoria del tricolore non sarebbe una grande utopia per non combattere, per non entrare sul terreno di gioco, seppure trasformato in campo di patate, col sangue agli occhi e con la voglia di spaccare il  mondo.Questa metamorfosi sul campo non può trovare giustificazione con le condizioni del terreno, perché lo stesso Napoli svogliato e deconcentrato si è esibito nel turno di campionato precedente all’Olimpico di Roma, dove gli stessi uomini ombra della partita casalinga di domenica, hanno cominciato la loro piccola parabola discendente di questa fase topica della stagione.Certo nulla è perduto perché c’è ancora lo scontro diretto del 1° marzo con la Juventus, anche se prima c’è il delicato impegno di Udine dove il Napoli non ha mai trovato terreno fertile per coltivare i propri sogni, ed anzi spesso ha ricevuto pesanti schiaffi che hanno riportato sulla terra la compagine azzurra che salirà al Friuli dopo le fatiche di giovedì in coppa nella trasferta in terra ceca, dove dovrà dimostrare il necessario impegno per salvare il prestigio della squadra ed onorare un’Europa League ormai pregiudicata in ossequio a precise scelte societarie.Il prossimo turno, insomma, arriderà alla Juventus che avrà il più agevole compito di affrontare il Siena tra le mura amiche, anche se il Napoli ha dalla sua di essere ancora imbattuta in questo anno solare e dovrà trovare almeno in questo dato importante la giusta motivazione per aggredire il campo di Udine. Motivazioni che devono trovare il giusto megafono in quello che è stato considerato per acclamazione generale il maggior artefice dei successi di questo Napoli, da quel Mazzarri che però troppo spesso è apparso nervoso ed impacciato proprio quando avrebbe dovuto infondere la giusta serenità alla squadra e che è anche l’allenatore del cappotto casalingo europeo più pesante nella storia del Napoli, e questo, per un allenatore vincente, è un dato che quanto meno deve far riflettere e far nascere il giusto spirito di rivalsa da infondere alla squadra in questo momento così delicato della stagione, anche per lasciare un ricordo positivo alla vigilia di un prossimo e probabile divorzio dal sodalizio partenopeo.

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