UN CAMPIONATO FREDDO E GELIDO
Sono i numeri a parlare per il Napoli. Nella domenica delle partite rinviate per il freddo glaciale, la squadra di Mazzarri ottiene il decimo pareggio in campionato e rispetto allo scorso torneo fa registrare un decremento di -13 punti in classifica, troppo per imputarli tutti agli stancanti e snervanti impegni di Champions.Anche perché volendo analizzare il cammino complessivo del Napoli fino adesso, quello attuale sembra essere il culmine del fin qui poco brillante cammino azzurro nel massimo torneo nazionale, proprio nel momento in cui, a detta di Mazzarri, si sarebbe dovuta compiere la risalita con gli impegni Champions ancora lontani.Ed invece anche la partita di ieri, benché si giocasse su un campo difficilissimo come San Siro, ha dimostrato l’attuale pochezza caratteriale e tecnica dell’organico e la scarsa capacità di rimettere la squadra in carreggiata da parte del tecnico.Anche a San Siro, col senno di poi, si poteva fare di più anche in considerazione della superiorità numerica negli ultimi venti minuti avuta dagli azzurri che però non l’hanno saputo sfruttare continuando a giocare un calcio sterile e prevedibile.E così arriva il decimo pareggio in campionato su ventidue incontri disputati, ma quello che maggiormente preoccupa è il digiuno di vittorie che dura ormai da sei partite.Ormai non regge più nemmeno la favola che vuole un Napoli eccelso con le grandi perché anche contro il Milan la squadra di Mazzarri si è vista solo nei primi venti minuti del match per poi scomparire piano piano, fatto salvo un buon possesso palla e nulla più.Fino a questo punto, quindi, il Napoli se non è in crisi è in netto regresso. Un regresso che però nessuno, compreso mister Mazzarri si sa spiegare.Ancora non è tempo di consuntivi perché in ballo c’è ancora una semifinale di coppa Italia con il Siena e gli ottavi di Champions, ma l’impressione è che la fine di un ciclo sia dietro l’angolo.Sì perché quest’anno si poteva e doveva fare qualcosa in più, se non vincere lo scudetto almeno migliorare le prestazioni, se non il posizionamento dello scorso campionato. E se si pensa che tutto è cominciato con lo scellerato turn-over di Chievo, allora si capisce come gran parte delle colpe nel demotivare la squadra siano dovute all’inesperienza se non all’imperizia di un mister che forse, a torto o a ragione, ha la colpa di attirare troppo le attenzioni su di se, in un gioco a due che sembra ben pensato tra lo stesso Mazzarri e la società, nel tentativo, che dura da quasi un anno, di trovare il capro espiatorio in caso di insuccesso.Ma il pubblico napoletano è un attento osservatore e acuto conoscitore di calcio, e non sarà tanto sprovveduto quando sarà tempo di puntare l’indice contro il vero colpevole di questo ingiustificabile ed inqualificabile declino in un campionato tutto sommato mediocre che, comunque vada, sarà vinto da quella che avrà dimostrato di esserlo meno delle altre. Poteva essere il Napoli uno dei pretendenti al titolo ma neanche quest’anno lo sarà, aspettando tempo migliori che nessuno però sa indicare quando arriveranno.
