TERMINATOR AURELIO

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"Donadoni deve fare l’allenatore e basta", ha chiarito De Laurentiis criticando non troppo velatamente il suo tecnico. "Non ammetto che si voglia gestire tutto con un proprio staff – ha aggiunto il presidente – L’allenatore deve lavorare con gli uomini e con i giocatori che mette a disposizione la società. Anche per il mercato non deve pensare a contattare lui i calciatori, ci deve pensare la società." Il tecnico bergamasco non ha voluto commentare le parole del presidente, di certo la sua replica avrebbe alimentato delle polemiche di cui il Napoli non ha bisogno in questo momento topico della sua storia calcistica di rilancio, anche perchè c'è già la grana Lavezzi da risolvere dopo le accuse incendiarie lanciare da Don Aurelio nei confronti del calciatore argentino.

Di certo il presidente azzurro ha assunto le vesti di condottiero della società in questo momento, si è messo in trincea pronto a riscattare la stagione deludente della società e della squadra. Ha compreso che qualcosa non ha funzionato dall' interno e per vederci chiaro ha deciso di cambiare anche lo staff in società. L' atteggiaamento di proprietario però poco si sposa con quello di presidente di una squadra di calcio: non si può andare a piedi uniti contro un proprio tesserato seppur lo stesso si è macchiato di una condotta poco professionale, non lo si può esporre al pubblico ludibrio e renderlo un carnefice innanzi ai tifosi, è pur sempre un proprio dipendente, il cui valore economico si sta svalutando dopo le peste e corna di cui si è raccontato sul medesimo nella serata sorrentina.

Lo stesso dicasi per la questione allenatore: è legittimo che un presidente faccia il mercato d'intesa con il direttore generale seguendo le indicazioni del proprio allenatore, ma non può sparare pubblicamente a zero contro quest' ultimo dicendo che egli deve pensare solo ad allenare e non a conttatare i diversi giocatori per convicerli a venire a Napoli. Donadoni è stato un grande calciatore, è un uomo di calcio, con grande classe ha preferito glissare sulle invettive presidenziali. Sono cose che i due chiariaranno in privato, come sarebbe stato meglio che anche De Laurentiis e Lavezzi avessero chiarito in privato le cose che non vanno nel rapporto, come fanno usualmente un datore di lavoro ed un dipendente. Non si può attaccare in pubblico una persona, per di più un dipendente che si trova in un ruolo subordinato senza che lo stesso abbia la possibilità di difendersi e dire la propria versione. Si dirà il presidente paga e può dire quello che vuole, pur partendo dalla bontà di questo postulato, è innegabile che anche se il senso delle dichiarazioni presidenziali può essere condivisibile in questo cruento mondo che è il pianeta calcio, di sicuro la forma con cui sono stati espressi i concetti in questione è da censurare. De Laurentiis è un grande presidente, un grande comunicatore, una persona vera, un sanguigno, però forse una volta tanto sarebbe stato meglio che avesse continuato il silenzio stampa che perdura per i suoi tesserati…     

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