Mancano un pò di cose a questo Napoli. I gol, innanzitutto: due nelle ultime tre – l’inzuccata d’un difensore ed una carambola; tanti quelli sbagliati, alcuni anche facili. Il gioco, a ruota: male nelle conclusioni, ed è un conto; quanta fatica, però, nella costruzione. L’attacco è in calo, ma anche a centrocampo non se la passano benissimo: palloni (puliti) pochi, Jorginho a fuoco lento, bassi i ritmi di Allan. Manca Sarri: in campo e fuori. Dalla panchina è improduttivo: ritarda l’ingresso di Milik (solo al 20′ s.t.), e sull’1-1 s’accontenta – Diawara per Allan è banale oltre che inutile; insolente con Ounas che ha 0′ (ZERO) “giocati”, in campionato, nel 2018. In Tv è monotematico come il suo calcio: da settimane ripete che l’obiettivo è fare il record di punti; qualcuno gli ricordi che è “Il Comandante”. Un gigante dai piedi d’argilla, che man mano si sta smontando. Un crollo verticale, che parte dall’alto e prosegue ad effetto domino; un incantesimo spezzato: Mertens centravanti, l’invenzione che sta andando a rotoli. Mai incisivo a Reggio Emilia. Almeno Insigne, bersagliato perchè negativamente determinante, e Callejon son vivi. Commettono degli errori – tanti, troppi, grossi nel caso di Insigne -, però si vedono. Mertens no: non la prende mai, se si nasconde; la perde, se prova a staccarsi. E’ da un pò che si trova di fronte, soprattutto alle spalle, il marcantonio di turno che non lo lascia passare. E non è nemmeno brillante di suo: l’avrebbe superato l’uomo, qualora fosse stato più esplosivo. E’ in amnesia totale. S’intestardisce pure a battere le punizioni, ma non è Dybala che su dieci tentativi centra tutte le volte la porta (che siano legni e spesso rete). E’ un ruolo particolare il suo, si sa. Vanno in crisi i grandi attaccanti, nati, cresciuti e pasciuti con l’etichetta di bomber; figurarsi se trattasi d’un adattato. Contro il Sassuolo è il meno attivo, arguto, presente: 80 la % di precisione nei passaggi (titolari tutti al di sopra); tocchi 38 (il peggior dato, escluso Reina).
La lettura dei difensori del Sassuolo, semplice ed efficace: Mertens va inseguito e non fatto girare. Iachini ha inibito le azioni offensive del Napoli: gli scambi in velocità corto-lungo e le sponde, le penetrazioni rasoterra e centrali. L’ha costretto ad alzare spesso il pallone e terminare parecchie volte in offside. Acerbi e Sensi affliggono chiunque: lo stesso Insigne, al “posto” di Mertens, ha il fiato sul collo. E non ci sono azzurri disposti a ricevere: Missiroli è nelle vicinanze di Allan, Berardi si sacrifica su Jorginho.Qui Acerbi, prima Goldaniga: a turno, il Sassuolo fa ruotare i responsabili della marcatura su Mertens. Il belga sente la necessità di entrare in partita, di offrire sbocchi alla manovra per darle respiro. Ma gli avversari hanno sempre il tempo di fermarlo, disinnescando le sue eccellenze: la conclusione dal limite e la rapidità d’esecuzione nel breve. Scelte che gli sono state impedite, sia da un suo scadimento di forma fisica che dal dispositivo neroverde: uno scenario che ha fortemente complicato la partita del Napoli. Che anziché cambiare registro, ha avuto il demerito di continuare a percorrere la solita strada, per giunta irta d’ostacoli: un Napoli prigioniero del suo fraseggio. Di sè, in pratica.Allora Mertens prova addirittura a partire da lontano, lontanissimo, alla Lavezzi prima maniera. Ma non sono queste le sue caratteristiche naturali: Mertens non è uno che li scarta tutti come birilli, testa bassa e ultra gas; e poi è anche un oltraggio al modo di giocare della squadra, così convenzionato e vincolato. Uno status di confusione evidente – no sense Zielinski lì, braccato -, un’ansia da prestazione che scatta appena dopo il vantaggio di Politano: il singolo che si mette in proprio e manda al diavolo schemi e meccanismi vari. Calciatori stufi della logica, a caccia dell’improvvisazione: un andazzo pericolosissimo.Con Milik è diverso. Paradossalmente più vivace il polacco, malgrado una certa struttura fisica. Finalmente qualche attacco alla profondità. Di buon impatto il suo ingresso. Interessante il duello che innesca con Acerbi e tira su i compagni. Che con la presenza d’una tipica prima punta, trovano un sostengo a cui appoggiarsi. Un’alternativa: dritto per dritto, con raziocinio, assecondando l’iniziativa di Milik. Ne giova l’intero collettivo: Insigne, ad esempio, si scrolla di dosso la scimmia del gol e pensa a fare quello che gli riesce meglio – l’assist.Milik c’è, ed è una bellissima notizia: come in occasione del pareggio (“tripartito”: 33% Rogerio, 33% Callejon, 33% suo). Sta bene, ha voglia, fa quello che serve ed una prima punta deve. Occupare l’area, alla base del compito; stazionarvi, ma senza staticità; confondere il difensore con continui movimenti e contro-movimenti. Nella fattispecie: secondo e primo palo in un brevissimo istante, per tentare d’eludere qualsiasi intervento e realizzare. Non segna, tuttavia si dimostra ugualmente utile: sul cross di Mario Rui, Milik non ci arriva d’un soffio in scivolata; la sfera comunque passa, attraversando il giusto corridoio fino a raggiungere la sponda opposta.
Un ritorno alla tradizione, perchè il calcio è nato prima del ‘sarrismo’ e presenta delle regole innate, talvolta incancellabili: il falso nove è il momento; il nove vero è per sempre!
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