Tatticamente – Rog e Diawara, manca ancora qualcosa

Napoli-Empoli ci ha detto fondamentalmente due cose: che Mertens è una spanna sopra Milik ed è in questo momento, insieme a pochi altri, uno degli imprescindibili della squadra; che Rog e Diawara devono ancora imparare tanto da Allan e Hamsik, sia in fase di possesso che in quella di non possesso. Ben venga il turnover se aiuta a far rifiatare chi gioca di più, a far mettere minuti nelle gambe a chi lo fa di meno e soprattutto a testimoniare un aspetto importante: nel calcio, in qualsiasi squadra – e dico qualsiasi -, che sia grande, media o piccola, esistono ed esisteranno sempre due categorie su tutte, i titolari e le alternative. È un concetto semplicissimo: ogni allenatore ha le sue idee, ma una cosa è certa;  valuta e sceglie in base a ciò che vede, alle risposte che gli dà il campo. E non è un mistero – bisogna farci caso – che uno come Diawara sia il calciatore meno impiegato tra quelli fatti rientrare nel novero delle rotazioni; e non è un caso che Rog stia giocando solo contro le formazioni meno blasonate, mentre fatica a prendersi un posto nelle serate di gala. Esistono delle gerarchie. Ancelotti lo sa, l’ha capito, e probabilmente gli serviva un anno, questo (di anno), per metabolizzarlo fino in fondo. È il primo ad aver creduto nella profondità e nella qualità dell’organico a disposizione, ma è anche il più consapevole di tutti che ci sono partite e partite e gli scivoloni di Rog e Diawara meglio spenderseli come jolly contro Caputo e Krunic piuttosto che con Neymar e soci. Ragionamento cinico, ma che rappresenta la realtà dei fatti: la stessa analizzata da Carlo Ancelotti. Disastri non se ne sono visti, ma un insieme di alcuni piccoli errori  sì: di “misura”, uscite nel pressing e licenze varie, che hanno certificato le difficoltà della mediana nel chiudere la cernierà a metà campo. Tante, troppe volte l’Empoli ha scavalcato facilmente la seconda linea mettendo i propri trequaristi – Krunic e Ucan – a tu per tu con Maksimovic e Koulibaly nel tentativo di trovare il terzo uomo – Caputo – con delle tracce verticali, filtranti, ad imbucare.

 

Al di là del largo punteggio acquisito nel finale, qualche apprensione il gol di Caputo l’aveva data, non foss’altro per il fatto d’aver praticamente riaperto – sebbene momentaneamente – una partita che teoricamente non aveva ragione d’esistere. In reatà, il diagonale del bomber ex Entella nasce un pò prima rispetto al punto in cui poi è stato ottimamente eseguito. È frutto, cioè, d’un mal posizionamento degli uomini a centrocampo: se Diawara decide arditamente d’alzarsi su Bennacer come a volerlo aggredire alto, chi rimane dietro dovrebbe guardargli le spalle. Ad esempio Rog e Fabian non possono non accorgersi di Krunic liberissimo di ricevere la verticalizzazione del compagno, puntare la porta e accompagnare l’attacco alla profondità di Caputo. Letture sbagliate, probabilmente dovute a dei meccanismi non perfettamente oliai e sincronizzati, specie nel caso in cui gli interpreti cambiano in maniera repentina e non godono quasi mai di riferimenti continui.

 

Il vizio di guardare la palla e non seguire l’avversario. È un difetto della stragrande maggioranza dei calciatori moderni, che proprio non capiscono che da sola – la sfera – in porta non ci va. Di nuovo Krunic senza pressione alle sue spalle. Sia Rog che Diawara coprono la palla preoccupandosi soltanto della galoppata di Acquah, come se Krunic fosse invisibile. Un errore che ha permesso diverse volte all’Empoli di trovare spazio lì in mezzo, pescare uno dei propri trequartisti e trovare il Napoli spezzato esattamente in due tronconi. È mancato il filtro dei centrocampisti; proprio di coloro i quali dovrebbero essere candidati a farlo. Sono caratteristiche – peraltro – che non mancano ne all’uno nè all’altro, nello specifico: della serie, la capacità di aggredire e rubar palla è sicuramente uno dei principali punti di forza di Rog e Diawara. Eppure non sempre questi due ragazzi riescono ad esprimere fino in fondo le proprie capacità. Nessuno dei due è sino a questo momento l’alter ego ideale del buon Allan o del miglior Hamsik. Sicuramente hanno il tempo dalla loro. Resta tuttavia da capire se e quanti margini di miglioramento possano avere a grandi livelli.

 

Da rivedere Fabian nel ruolo di esterno destro. Tende spesso ad accentrarsi quando ha il pallone tra i piedi, ragion per cui non recupera in tempo la sua scalata sulla fascia quando invece il pallone ce l’hanno gli altri. Così Antonelli ha avuto gioco facile: nel primo tempo ne ha macinati di chilometri da quel lato, trovando in parecchie circostanze un lungo corridoio da attaccare indisturbato. È stato grosso modo la spina nel fianco del Napoli nel primo tempo: tardivi proprio i ripiegamenti di Fabian che, dirottato sulla corsia di destra, si è preoccupato soltanto di venire dentro al campo e fraseggiare nello stretto, trascurando i compiti più difensivi; al contrario, dalla parte opposta ha modo di esercitare direttamente il suo mancino sul binario di competenza, senza dover necessariamente lasciare la linea laterale del fallo laterale e venire in contro alle punte.

Alessio Pizzo

Studente in Comunicazione Digitale, appassionato di calcio, tecnologia e buone letture. Vanta già esperienza giornalistica con 100 *100 Napoli

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