Il Napoli prende a cazzotti il Benevento e mantiene la testa della classifica. Sanniti ingaggiati come sparring partner dai pugili di Sarri: mai gara vera al “San Paolo”, poco più di un allenamento per mantenere la scia di Juve e Inter e ricaricare le batterie in vista della prima vera importantissima verifica – così l’ha definita Maurizio Sarri -, quella Lazio ammazza grandi che mercoledì sera ospita gli azzurri all'”Olimpico”.
Tutto fin troppo facile nel derby con i cugini giallorossi per affermare con certezza che il Napoli sia tornato a marciare forte, a volar leggero come una libellula, per parametrare questa squadra a quella della scorsa primavera, quando annichiliva avversari imbevuti di anestetici e sonniferi.
La prestazione è certamente di un livello superiore alle precedenti, se valutata in valore assoluto; da contestualizzare – invece – se giudicata in funzione di una squadra, quella di Baroni, che è a tutti gli effetti la maggior indiziata a ritornare in Serie B e a farlo da fanalino di coda al termine di codesto torneo.
Lo dimostrano i numeri: 17 tiri (verso lo specchio) a 0. Tradotto: Belec bombardato; Reina al bar a divertirsi col pallottoliere. Difesa inoperosa, attacco da luna park. Ad aprire le danze per il tennistico 6-0, un centrocampista, il più in forma dei sei: Allan. Forse insieme a Rog, che però viene utilizzato col contagocce, il brasiliano è l’unico scalatore puro del Napoli, uno di quelli che corre per sè e per i suoi. Intelligenza nel partire da lontano e lucidità nei momenti clou. Come in occasione del gol.
Benevento molto aggressivo in avvio: prova a ‘sporcare’ l’uscita da dietro del Napoli, nello specifico impegnato in un disimpegno con Hysaj 1-2. L’albanese ha poche soluzioni di passaggio a sua disposizione: Jorginho è marcato da Armenteros; Lazaar su Callejon. Allan nella lente d’ingrandimento: in questa circostanza, il brasiliano studia un possibile ‘contro-movimento’. Da osservare la strategica postura del corpo: le gambe “corrono” verso la palla, mentre la testa ruota e guarda in avanti, a quello spazio di campo che a breve andrà ad attaccare
L’azione prosegue: Hysaj sempre in possesso palla, mentre il Benevento innalza ancora il livello di pressing 1. Nel frattempo, Lazaar chiude la linea su Jorginho 2. Così Di Chiara scala, accorciando verso il dirimpettaio Callejon 3. Uno dei due mediani, Viola, si occupa di Allan. Eloquente il linguaggio del corpo dell’ex Udinese: un segnale significativo attraverso il quale manifesta a Hysaj la volontà di ricever palla
1. Lazaar ‘tampona’ con poca determinazione, palla scoperta e Hysaj ha massima libertà: lancio in profondità, prime due linee scavalcate 2. Allan è pronto ad imboccare l’autostrada: perfetta lettura, sta esattamente concretizzando quanto pensato in precedenza
Progressione palla al piede per 50 metri: Viola non lo regge, Allan scava una voragine tra i sanniti. A questo punto ha due possibilità: o continuare a fare tutto da solo, o scaricare per i compagni. Decide per la seconda – saggiamente – preferendo Mertens a Insigne tutto solo sull’out di sinistra
Ma il lavoro di Allan non finisce mica sulla trequarti: dopo le fatiche da gregario, vuole anche la vittoria di tappa. Un giocatore totale, incontenibile: Chibsah non lo ferma nemmeno con le cattive, Antei se lo lascia sfilare alle spalle; quindi Mertens calcia, il portiere respinge e lui realizza il più facile dei tap-in.
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